Avviare un piccolo call center

giugno 5, 2009 | Fare impresa

Diventare imprenditrici. Trasformare un problema in una opportunità

Perchè una donna decide di mettersi in proprio e di fare l’imprenditrice? Per sfuggire all’inferno del precariato o al dramma della disoccupazione, in un mondo dove solo lo stipendio di “lui” non basta più per arrivare a fine mese, o per non rimanere ingabbiata nel ruolo di casalinga. Insomma i motivi che possono spingere una donna a scommettersi con un lavoro in proprio sono tanti e diversi, ma oggi predomina forse il più importante: trovare una sicurezza economica ed una realizzazione professionale che la flessibilità incontrollata del mercato del lavoro non è più in grado di garantire.

La realtà in cifre

Le donne hanno delle potenzialità nascoste, talvolta eccezionali, che le scarne prospettive occupazionali del nostro paese stentano a valorizzare. I dati lo confermano. In Italia lavorano solo 40 donne su 100. Un dato che lascia perplesso anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che durante la relazione annuale della Confederazione ha reso noti dati preoccupanti: in Italia lavora solo il 47% delle donne, al Sud la percentuale scende al 31%. Secondo il Dipartimento per le Politiche Comunitarie l’Italia si colloca al penultimo posto per l’occupazione femminile in Europa, seguita da Malta. L’UE secondo gli obiettivi della strategia di Lisbona si impegna ad innalzare l’occupazione femminile del 60% entro il 2010. Un traguardo importante, che se in Italia verrà realizzato solo con contratti di lavoro a termine o precari, darà solo l’illusione di un lavoro, alle donne.

Quest’ultime, infatti, sono le prime a sentirsi minacciate dalla scadenza di un contratto se decidono di mettere su famiglia ed avere un figlio, sempre le donne patiscono maggiormente i disagi di ricevere offerte di lavoro precario e malpagato. E non importa se si hanno una laurea, un buon curriculum ed una bella “testa”, le regole del mercato non cambiano. Uno dei posti di lavoro, più a rischio di contratti precari, secondo le testimonianze di chi ci ha lavorato, sarebbe quello dei call center. Ragazze di belle speranze, con titoli di studio a pieni voti, finiscono, quasi sempre, per necessità, dietro il monitor ed il telefono di un call center aziendale, “costrette”, con garbo e pazienza, a rifilare prodotti di qualsiasi tipo agli ignari consumatori, che il più delle volte, a scapito della voce dolce e suadente dell’operatrice, preferiscono chiudere la comunicazione, mandando letteralmente a quel paese la “malcapitata” operatrice. La reazione dei consumatori non cambia se chi chiama è un uomo, ma la presenza di donne nei call center è predominante, in ragione del rapporto: 7 donne contro 3 uomini. Da un’indagine avviata l’otto marzo 2007, nel giorno della Festa della Donna, dal CMMC Customer management multimedia competence, il centro di rilevamento per le aziende del settore, è emerso che il 76% del personale impiegato nei call center è donna ed il 73% dei supervisori con il ruolo di team leader appartiene al gentil sesso.

Dall’idea di mettersi in proprio alle azioni concrete

Gli esempi che abbiamo citato nella presentazione del nostro articolo, ci fanno capire che le esperienze maturate dalle donne in qualità di operatrici telefoniche, possono servire da stimolo per acquisire competenze da sfruttare nel momento in cui si decide di mettersi in proprio. “ Come posso passare dal ruolo di semplice operatrice di call center, al lavoro in proprio, stabile e ben remunerato?” Sappiamo che in questo momento voi lettrici vi starete facendo proprio questa domanda e cui rispondiamo con certezza: potete passare dal lavoro di semplice operatrice al lavoro in proprio, ben remunerato, se imparate a fare tesoro delle vostre esperienze professionali e se prestate attenzione alle richieste del mercato. Proprio l’attività di telemarketing e di operatrice di call center può essere concepita come un’idea da sviluppare per mettersi in proprio.

Le richieste del mercato

Comunicare, per le aziende, è diventato indispensabile, sia per incrementare il business, sia per fidelizzare i clienti. L’attività di telemarketing orientata alla vendita, ma anche l’attività di assistenza telefonica tesa all’ascolto delle esigenze del cliente, faranno lievitare sempre di più la richiesta di call center e la loro nascita. I recenti dati pubblicati dal Sole 24 Ore, rivelano che un settore con forti margini di crescita è proprio quello dei call center.

Alcuni esempi di successo

L’azienda leader in Italia, Almaviva contact dell’imprenditore romano Alberto Tripi, in un comunicato stampa diramato lo scorso anno, faceva notare che “il Gruppo secondo dati provvisori”, avrebbe “chiuso l’esercizio 2008 con 620 mln. di fatturato”. Un’altra azienda attiva nel settore dei call center, Advert, nel 2008 ha fatto registrare un incremento del fatturato del 40% rispetto al 2007 e le previsioni per quest’anno sono altrettanto lusinghiere. Nel suo blog l’azienda rivela chei contratti già chiusi ed attivi lasciano prevedere un ulteriore incremento di fatturato, per il 2009, del 30% circa, con un volume stimato di chiamate in crescita di oltre il 20%”. Sulla base dei dati di mercato, dunque, decidere di fondare un’azienda che offra servizi di telemarketing e comunicazione telefonica alle imprese, può consentire, ad una donna, di realizzare il sogno del passaggio dal precariato, al lavoro autonomo, stabile e ben remunerato. Sappiamo anche che se date uno sguardo ai siti web di queste grandi aziende di call center, penserete che stiamo parlando di “specchietti per le allodole”, perché si tratta di solide realtà imprenditoriali dai numeri davvero impressionanti, ma questo non vuol dire che una donna o un gruppo di donne non possano riuscire a creare e realizzare altrettanto. Oggi viviamo in un tempo detto di “crisi”, ma in realtà stiamo vivendo un’epoca di grandi cambiamenti dove il talento, il fattore umano, la capacità di creare idee valide su cui costruire il proprio futuro, si riveleranno determinanti per il benessere dei singoli individui. Sono finiti i tempi della realizzazione professionale affidata all’aiuto di altri, al solo potere economico o alla forza delle raccomandazioni.

Un periodo di grandi cambiamenti porta anche nuove opportunità

Oggi chi vince è l’individuo, si torna alle origini, come quando un “povero” partiva da zero e dopo tanti sacrifici, riusciva a diventare qualcuno, anche se figlio di altrettanti genitori “poveri”. Tempo ideale perché anche le donne riescano a realizzarsi come imprenditrici. Tornando al settore dell’impresa di servizi di telemarketing a terzi è opportuno chiarire i segmenti di mercato dove questo servizio può essere offerto. I segmenti su cui operare sono moltissimi, l’azienda in “rosa” offre il servizio in outsourcing ( cioè in appalto) al cliente che lo richiede e che può essere un’azienda di telefonia fissa, mobile, un provider web, un’azienda produttrice di prodotti alimentari, di elettrodomestici, ecc. Oggi le imprese, per azzerare i costi, tendono a non creare più call center in house, ( cioè interni), ma preferiscono rivolgersi a soggetti esterni ed è questo il motivo che decreta il successo delle aziende di “contact center”. Il settore dei call center in appalto è più diffuso nel centro e nel sud Italia e il suo fatturato si aggira attorno ai 660 milioni di euro. A richiedere maggiormente il servizio sono aziende operanti nel settore della telefonia, banche, agenzie di assicurazioni, ma l’abilità e la professionalità di un’operatrice autonoma possono essere proposte a qualunque tipo di settore merceologico.

Analizzare un concreto esempio di successo

L’azienda potrà abbinare il servizio di call center a quello di telemarketing, un esempio di come operare viene offerto dall’azienda Advert, già citata all’inizio del nostro reportage, che fornisce servizi di telemarketing, gestione di numeri verdi, servizi di assistenza clienti e reclami, per le aziende partner. Insomma un servizio di comunicazione a 360 gradi. L’azienda è nata a Napoli, splendida città del Meridione d’Italia dove la disoccupazione femminile e anche maschile, sono storicamente allarmanti .Il caso di Advert è un esempio di speranza, di come si possa fare impresa, con professionalità ed innovazione, anche al Sud. Un’azienda che offre servizi di questo tipo è adatta anche per il Nord, questo è chiaro. All’attività di telemarketing outbound ( chiamate in uscita) e di call center inbound, ( chiamate in entrata) si possono affiancare le indagini di mercato per migliorare le strategie di vendita e produzione, ed i servizi di customer satisfaction, finalizzati all’analisi del grado di soddisfazione del cliente in rapporto ai prodotti acquistati. Un ‘interessante attività di servizi alle imprese, dunque, in grado di gratificare qualsiasi donna voglia mettersi alla prova in un lavoro dove si richiedono una buona capacità di comunicazione e di relazione con il pubblico. I titoli di studio ideali per un’attività del genere, possono essere la laurea in Scienze della Comunicazione o la Laurea in Relazioni Pubbliche, ma anche percorsi formativi che prevedono una specializzazione in marketing e pubblicità, attraverso tecnologie multimediali. Indispensabili le conoscenze informatiche e perché no? Le conoscenze delle lingue straniere, per offrire servizi anche alle aziende che operano all’estero. Oltre ai titoli professionali, bisogna anche pensare ai capitali per affrontare le spese iniziali di avvio dell’attività. Nel prossima puntata del servizio spiegheremo quali sono le agevolazioni previste per creare la vostra impresa nel settore di cui abbiamo parlato, qual è l’investimento necessario, gli enti a cui rivolgersi per ottenere contributi e finanziamenti, anche a fondo perduto, per spendere senza eccessi e gettare le basi per un lavoro che promette interessanti guadagni. Seguiteci e non ve ne pentirete

Rosalba Mancuso

Fonti delle immagini:

http://www.pupia.tv/notizie/0001178.html

http://www.vivacinema.it/tag/fuga-dal-call-center/

http://www.nova-etapa.pt/culturaen.htm

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