Diventare editori : aprire una free press , 2° puntata.

giugno 15, 2009 | Fare impresa

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Ogni giorno la stampa freepress sforna due milioni di lettori. Lo rivela l’editore Massimo Sesti, patron delle edizioni Master che in Italia producono giornali ad informazione specializzata e settoriale. Sesti, in un articolo riportato dal sito pubblicità Italia , annuncia proprio il lancio di un freepress settoriale: Sport 24. Un tabloid, la cui prima uscita risale allo scorso 4 dicembre a Roma e Milano. La tecnica di distribuzione è quella classica degli “strilloni” posizionati nelle zone strategiche delle due città e, dunque, metropolitane, aereoporti, pensiline del bus, università e vie ad intensa frequentazione di passanti.

Diffusione e settori di free press.

La tiratura del primo numero doveva essere di 350 mila copie. Sport 24, come già detto, rappresenta uno dei primi casi di freepress di settore e pertanto non sarà facile per noi fare pronostici per il futuro, visto che tradizionalmente la freepress di casa nostra è più generalista. Grafica e contenuti al primo posto nelle 24 pagine di Sport 24 che conterrà articoli , notizie ed approfondimenti sulle squadre di calcio delle due città, sullo sport internazionale e su altre categorie di sport, come volley, ciclismo, Formula 1, una rubrica sulle Scommesse sportive ed una sui principali appuntamenti sportivi in Tv. Il tentativo di stampa freepress specializzata in ambito sportivo è stato tentato anche dal gruppo Metro, con Metro Stadio, un periodico monografico dedicato alle partite di serie A e Champion League, distribuito fuori e dentro gli stadi dove si giocano le partire di coppa e di campionato. Il download dell’edizione in Pdf è disponibile sul sito delle edizioni Metro. Nel 2006 Metro, in occasione dei mondiali ci calcio, testò in Francia il freepress Metro Sport, investendo due milioni di euro e una tiratura di 450 mila copie. Si trattò allora di un test che non prevedeva un analogo giornale italiano, che attualmente, invece è diventato il periodico Metro Stadio. La freepress di settore si evolve dunque, dando i primi segnali con la nascita di freepress specializzati. Un discorso a parte merita il caso della freepress di informazione locale , cioè dedicata ai fatti delle città in cui viene distribuita. Questa freepress è stata affiancata alla freepress di informazione nazionale, come D-news , giornale a diffusione gratuita di cui abbiamo parlato nel precedente servizio dedicato ad una prima analisi di questo fenomeno o E-Polis, con le sue 19 edizioni che portano il nome delle città in cui viene distribuito. Ci sono poi altri casi di freepress ad informazione locale, ma non tutti riescono a decollare. Abbiamo dato uno sguardo al web ed il freepress di informazione locale La Voce indipendente, di Trapani, in Sicilia, testata registrata nel 2004 con l’obiettivo di fornire informazioni ed approfondimenti in ambito locale sulla scìa del giornalismo d’inchiesta, riporta nel sito, un archivio notizie fino al 2007.

La raccolta pubblicitaria : fondamentale per una free press.

L’editore del periodico, Salvo Natale, che abbiamo sentito telefonicamente, ci dice che l’iniziativa è per ora sospesa per la difficoltà di trovare un direttore responsabile, collaboratori e introiti pubblicitari, quindi difficoltà non legate a problemi di costi di stampa e tipografia che possono anche essere contenuti ( tipo 10 centesimi di euro a pagina), ma di tipo organizzativo. Al Sud, infatti, la raccolta pubblicitaria, l’advertising on line e l’interazione tra carta e web stentano a decollare, perchè persiste un radicamento culturale che dà maggiore importanza ed autorevolezza alle grandi testate tradizionali gestite da grandi gruppi imprenditoriali, dando un ruolo marginale alle piccole e, spesso, altrettanto valide testate di informazione locale. Per cui la stampa locale che va avanti è generalmente quella che si affianca alla stampa nazionale gestita dai grandi gruppi editoriali Metro, E-Polis e così via.

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Specializzarsi nella free press.

L’unica alternativa per lanciare un freepress di successo, anche in piccolo, è sicuramente la stampa settoriale. In quest’ultimo caso sorge spontanea una domanda: l’informazione specializzata sul web a fruizione gratuita, può definirsi freepress? Noi pensiamo di sì anche se molto spesso si chiama semplicemente stampa multimediale o on line. Sconsigliamo però di lanciare un freepress interamente on line, e semmai doveste pensare di farlo, fatelo con informazione settoriale, cioè un settore che si conosca poco, dove potete offrire risorse inedite, consigli, dettati dalla vostra esperienza e formazione professionale e conquistare, in un ragionevole lasso di tempo, visitatori ed autorevolezza. Solo un portale web di informazione gratuita, difficilmente vi permetterà di diventare editori indipendenti, a meno che il portale non faccia parte di una catena di portali, siti o blog, specializzati in differenti segmenti di informazione, cioè il fenomeno del nanopublishing.

Un caso di successo nell’editoria web

Un caso di successo, senza necessità di cartaceo o catena di blog, è rappresentato dal quotidiano on line, Punto Informatico, che dal 1996, fu una delle prime testate ad occuparsi di informazione professionale sulle tecnologie informatiche. Ad ottobre di quest’anno Punto Informatico è stato acquistato da Edizioni Master, attraverso la società controllata Master New Media. Dal 1996, sono però passati ben 12 anni di aggiornamento costante e sistematico, con punte di oltre 1 milione e 100 mila utenti unici e più di 5 milioni e 500 mila pagine viste al mese. Ve la sentite di aspettare 12 anni prima che qualcuno vi compri a peso d’oro? Per molti aspiranti editori, stremati dalla crisi economica e dalla voglia di lavorare, 12 anni sono troppi. L’interazione tra il freepress cartaceo ed il sito web, può accorciare queste distanze. Certo l’investimento economico per lanciare un cartaceo è di ben lunga superiore al sito web e nella prossima ed ultima puntata riveleremo quanto costa diventare editori freepress. Intanto pensiamo ai vantaggi: un freepress di sole 50 mila copie, distribuito gratis a potenziali 50 mila lettori, diventano 50 mila potenziali visitatori, 100 mila potenziali pagine viste, ed opportunità di raccolta pubblicitaria sin dalle prime uscite, a patto però che i contenuti siano di interesse per i lettori e nel caso di informazione settoriale, innovativi e stimolanti, anche per i potenziali investitori. Un freepress, ad esempio, dedicato agli investimenti immobiliari, con articoli e notizie sui materiali più economici ed atossici per realizzare un casa a prezzi contenuti, suggerimenti sulle normative del settore, notizie sui costi dei materiali, sulla loro salubrità ed ecocompatibilità, potrebbe andare a ruba. Affiancare la carta al sito web, con tanto di forum e commenti aperti ai contributi dei lettori, un certo grado di pazienza, aggiornamenti sistematici e costanti, un po’ di pubblicità sul web e sulla carta, relativa al vostro prodotto, potrebbe portare nel giro di un paio d’anni a risultati interessanti. Da questa analisi, avrete capito che l’interazione tra web e cartaceo, nel freepress, ma non solo, è fondamentale. Lo hanno capito anche i grandi gruppi editoriali che cercano ogni giorno di sviluppare nuove tecniche di interazione tra i loro prodotti. Probabilmente ci ripetiamo, ma citando l’esempio della grande stampa freepress, si è cercato di creare una vera e propria innovazione nella lettura dei contenuti del cartaceo sul web, con la tecnica di sfogliare il giornale anche in Rete. Sui siti di Metro e D-news è possibile farlo, cliccando sul menu degli stessi portali, alla voce sfoglia. In tal modo si fidelizza l’utente che ha già apprezzato la carta e se qualcuno di essi sfugge alla distribuzione, si può consolare, sfogliando il numero perso , on line, con la stessa grafica del cartaceo, ma in versione PDF. E-Polis, ad esempio punta alla visualizzazione sul web della sola versione Pdf delle 19 edizioni locali.

Alcuni dati di mercato

Per quanto riguarda la diffusione della stampa freepress all’estero, i dati pubblicati a novembre 2008 da LSDI, la Spagna nel 2007 aveva il 51% di diffusione di giornali gratuiti, La Danimarca del 34%. L’ Islanda è 72%, il Portogallo al 55%, il Lussemburgo al 51%. La Macedonia è al 53% (dati provenienti dagli stessi editori). “In Italia, Lituania e Svizzera, – rivela il sito LSDI- i gratuiti sono attorno al 45% mentre Grecia, Romania, Danimarca e Andorra superano il 33%. In Slovenia, Francia, Repubblica ceca e Olanda il mercato dei quotidiani free è sul 25%. Mentre in 12 paesi il mercato dei gratuiti è inferiore al 20%. Come in Germania…”. Ma quanto vendono i freepress in Italia? Ecco i numeri recenti forniti da Audipress nel periodo autunno 2007 e primavera 2008: City avrebbe fatto registrare un incremento delle vendite del 5,3%; Leggo del 2,9% e Metro del 5,2%.

Rosalba Manc

fonti http://www.metronews.it/

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