Diventare editori, aprire una free press.

giugno 8, 2009 | Fare impresa

Diventare editori. Un sogno coltivato da tanti, ma realizzabile per pochi. Chi vorrebbe fondare un giornale è spesso un giovane, laureato, con la passione per il giornalismo, che non potendo accedere in pianta stabile in una redazione, preferisce farselo da solo il giornale, creando, capitale di papà permettendo, un prodotto editoriale che rappresenta un fenomeno ancora recente nel panorama dell’informazione italiana: il freepress, cioè un giornale a distribuzione gratuita che raggiunga il maggior numero di lettori per far sì di poter conquistare il maggior numero di spazi pubblicitari.

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La stampa free press ed il suo sviluppo

La stampa freepress, da non confondere con la stampa libera intesa come libertà di idee, che devono essere presenti in qualunque tipo di stampa, nasce fin dai primi anni 80 negli Stati Uniti e dilaga negli anni 90 in Gran Bretagna. Una testata freepress importante a Londra, è The London Paper, dalle 16.30 viene regalata nei pressi delle 240 stazioni delle metropolitana grazie a 700 distributori. Ma perchè orientarsi sul lancio di un freepress e non sul lancio di un giornale da vendere in edicola?

Giornali che si vendono meno e calo dei lettori

La risposta, a caldo, è presto detta: i lettori leggono poco e comprano sempre meno i giornali. Spesso basta anche una sola copia di un quotidiano che gira in ufficio o al ristorante per essere letta da un diverso numero di persone. L’avvento di Internet, poi, e la gratuità dell’informazione nazionale sul web, hanno dato il colpo di grazia al fenomeno dell’editoria tradizionale. Ma le cause della disaffezione dei lettori sono tante, a partire dal generale appiattimento dell’informazione, definita dagli stessi lettori, sterile, preconfezionata, senza novità o scoop eclatanti che spesso vengono affidati a blog e siti che inneggiano all’informazione verità o al giornalismo d’inchiesta. In questo scenario è entrato preponderante il fenomeno della freepress, capace, con la sua distribuzione capillare e gratuita di conquistare anche il pubblico meno attento alla lettura delle notizie, come ad esempio, i giovanissimi.

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Gli editori free press e le sfide da affrontare

Gli editori freepress nostrani hanno però dovuto confrontarsi con risultati non sempre lusinghieri, come dimostra la crisi dei freepress del gruppo E-Polis sfociata nell’estate 2007 nel blocco delle pubblicazioni, e nel rischio della perdita di posti di lavoro per i giornalisti e la recente crisi del gruppo svedese Metro International, primo editore di free press al mondo, con una tiratura di 23 milioni di copie in 23 paesi (è presente anche in Italia con Metro Roma e Metro Milano) che secondo quanto riportato dal giornale on line la Voce d’Italia avrebbe registrato nel primo quadrimestre del 2008 un calo dei ricavi del 6,1% (73,4 milioni di euro).

Il boom della freepress in Italia, risale all’anno 2000, proprio grazie al gruppo Metro International, allora Modern Time Group, che lancia a Roma, il primo numero di Metro. Dal 2000 ad oggi, però di acqua sotto i ponti ne è passata tanta ed il calo della pubblicità che prima interessava la stampa a pagamento, da un annetto sta colpendo anche la freepress. La causa del fenomeno è da ricercarsi nell’aumento spropositato del numero di giornali freepress, (Metro all’epoca del suo lancio contava, infatti, ben 18 edizioni, E-Polis ne contava 15, e con la nuova edizione di Palermo, sale a 16) e nel fatto che molti freepress appartengono a grandi e noti gruppi editoriali di stampa a pagamento: Leggo, del Gruppo Caltagirone, 24minuti, del Gruppo Sole24Ore, Anteprima del Corriere della Sera e City, entrambi del Gruppo Rcs. Pertanto l’appiattimento delle notizie della stampa tradizionale, sembra aver colpito anche la freepress, figlia delle stesse strategie che nel tempo l’hanno infarcita di troppa pubblicità a scapito dei contenuti.

Il nuovo modello di sviluppo della stampa free press

Per cui se non è possibile dire che la stagione della freepress è tramontata, occorre però ripensare ad un nuovo modello di giornale gratuito. Più a misura d’uomo, maggiormente concentrato sui contenuti, diversificati per area territoriale, target e contenuti. Un primo requisito è il radicamento in un determinato territorio, cioè creare un prodotto per l’ informazione locale, troppo spesso trascurata da quotidiani a pagamento ed agenzie di stampa. L’informazione locale, con i suoi fatti, i suoi piccoli e grandi drammi, può rappresentare un segmento editoriale da tener presente nel lancio di un giornale freepress. Se vogliamo ragionare in grande e fare un freepress dai grandi numeri, possiamo citare l’esempio di D-News, quotidiano fondato a febbraio 2008 e diretto da Antonio e Gianni Cipriani, ex responsabili di E-Polis che coordinano una redazione di circa 30 giornalisti provenienti dal precedente gruppo editoriale. 500 mila copie, distribuite su Milano, Bergamo, Roma e Verona e 48 pagine, consultabili anche on line www.DNews.eu , che lanciano una sfida ai concorrenti Metro, Leggo e City: non notizie già viste su Internet, ma approfondimenti, interviste, pezzi firmati ed interazione con i lettori. Per sapere se questo modello editoriale funziona lo abbiamo chiesto a loro, ai direttori di D-News, i fratelli Cipriani che dopo l’intervista con il quotidiano on line Affari Italiani, hanno gentilmente accettato di rispondere anche alle nostre domande. Eccole di seguito, con tanto di risposte.

A voi che siete i direttori di una nota testata freepress, provenienti dall’altrettanto noto freepress. E.Polis, chiediamo:”Quali sono le prospettive di sviluppo della stampa diffusione gratuita?”

Con l’attuale fase di crisi economica è difficile fare previsioni, ma la carta stampata, anche grazie al sistema integrato con il web permette alla freepress ampi margini di miglioramento e la conquista di spazi di mercato. Per ottenere questi risultati D- news punta su due aspetti: la qualità dei contenuti e l’innovazione. Contenuti originali e una veste grafica realmente pensate per il lettore e non per l’autoreferenzialità dei giornalisti permettono alla stampa freepress di crescere e svilupparsi. C’è poi da considerare l’aspetto del radicamento del territorio, realizzabile con una modalità di distribuzione mirata e capillare, esercizi commerciali, ma anche università. Questo modello di distribuzione funziona ed ha successo, le richieste di copie di D-news sono superiori alla sua tiratura”.

Quali sono i segmenti più interessanti per i contenuti di un freepress?

Se parliamo della freepress tradizionalmente presente in Italia si tratta di contenuti generalisti, stampa popolare, ma di qualità, con D-news abbiamo sviluppato anche attenzione al settore dei giovani under 30 che leggono poco i giornali, la stampa freepress targhettizzata è presente all’estero, per realizzarla diffusamente in Italia bisognerebbe prima fare un’indagine di mercato e conoscere la tendenza di un determinato settore del mercato pubblicitario. Al momento il segmento trattato da D-news è popolare e generalista con contenuti di qualità che catturino i lettori. Su D-news scrivono firme note del giornalismo italiano che si sentono qualificate a scrivere per noi e che a loro volta qualificano la nostra testata”.

Quali sono le aree geografiche di maggiore sviluppo del settore e dove è possibile sviluppare oggi l’editoria freepress?

Le aree geografiche restano le grandi città delle aree metropolitane che consentono una maggiore tenuta delle testate grazie alla maggiore ampiezza del mercato pubblicitario e alla capillarità della distribuzione delle copie stampate. E’ possibile fare freepress anche in provincia che comunque è ben coperta dalle testate della stampa tradizionale, ben radicate su quel territorio. Nel paese di provincia i numeri del mercato pubblicitario, però sono molto diversi dalla grande città.

E possibile fare un confronto con la concorrenza delle testate a pagamento?

Riusciamo a reggere bene la concorrenza con le testate a pagamento e dove noi siamo presenti i giornali a pagamento hanno avuto una flessione nelle vendite.

Questo successo dipende dai contenuti di qualità o dalla gratuità del prodotto?

In tempi di crisi economica il fatto che il giornale sia gratuito, certamente aiuta, ma la fidelizzazione dei lettori avviene con i contenuti. Se un giornale è brutto non viene letto, ma buttato.

Quali sono i punti di crisi e di difficoltà del settore?

I punti di crisi riguardano tanti aspetti, la freepress raggiunge tanti lettori è non è vissuta come stampa di serie B, l’investitore che sceglie di farsi pubblicità su un freepress come D-news spende in un giornale di qualità, c’è ancora una certa pigrizia a non investire sulla freepress, perché vista come stampa secondaria, oggi non è più così. I costi sono più contenuti perché c’è un’organizzazione del lavoro innovativa, una redazione snella che tramite le nuove tecnologie realizza 4 edizioni di giornale e che lavora nel rispetto del contratto e senza forme di abusivismo o sfruttamento. I costi pubblicitari diventano più contenuti grazie all’innovazione dei processi produttivi, senza cui non si potrebbe andare avanti”.

Qua’è la tipologia di raccolta pubblicitaria e su quale mercato pubblicitario si regge la stampa freepress?

La raccolta pubblicitaria è della stessa tipologia di qualsiasi altro giornale. Con D-news abbiamo due tipologie di raccolta: grandi marche e le imprese locali. La seconda tipologia è la più importante visto il radicamento delle edizioni locali.

I fratelli Cipriani lavorano assieme ed assieme, come abbiamo già detto, provengono dall’esperienza di E- Polis. La curiosità è forte e chiediamo: perchè avete lasciato E-Polis?

Noi parliamo di E- Polis dell’editore Grauso che ha voluto noi per realizzare questa esperienza innovativa, il modello E.Polis ha rappresentato una svolta che continua con D-news, per questo abbiamo deciso di non rimanere nella nuova proprietà e di proseguire l’avventura freepress con

D- news.

D-news beneficia di finanziamenti pubblici?

Noi non prendiamo soldi pubblici, il giornale si regge sulla raccolta pubblicitaria che arriva se un giornale è ben fatto e piace ai lettori.

Freepress, dunque, è bello e conviene, per leggere, per informarsi ed anche noi nel prossimo articolo svilupperemo il seguito di questo affascinante viaggio nell’editoria freepress, presentando altri particolari che ci aiuteranno a capire il fenomeno del freepress e perchè no? Magari a realizzarlo.

Rosalba Mancuso

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