Professione : beta tester.

giugno 24, 2009 | Fare impresa

Una frase molto azzeccata di H. Jackson Brown jr. – scrittore americano famoso in Italia soprattutto per il best-seller “Vita. Istruzioni per l’uso” – recita così: “Trova un lavoro che ti piace e aggiungerai alla tua vita cinque giorni alla settimana”. Questa purtroppo per noi è una fortuna che riguarda un numero limitato di persone. Periodicamente infatti escono studi e statistiche sulla popolazione lavorativa in Italia, ed ogni volta il risultato ricorrente è che una parte consistente delle persone intervistate è scontenta del proprio lavoro o addirittura resa infelice da quello che fa tutti giorni. Da qui dovrebbe apparire chiaro come sia difficile trovare il lavoro per il quale si è portati. Considerando il tempo che vi si dedica ogni giorno diventa fondamentale, nei limiti del possibile, impegnare tutte le proprie energie nella ricerca del lavoro giusto.

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Una possibilità intrigante è ad esempio quella del beta-tester di videogiochi, professione che rappresenta una delle massime aspirazioni per gli amanti del genere: essere pagati per giocare, o comunque lavorare divertendosi. Teniamo presente però che un impiego del genere richiede una grandissima passione per il mondo dei videogame, altrimenti giorno dopo giorno quello che in un primo tempo può apparire piacevole e stimolante si trasforma nella solita routine. Alla passione si devono però affiancare un impegno costante, una grande motivazione e alcune doti che faciliteranno il compito.
Cosa fa un betatester e come si diventa?

Cerchiamo intanto di chiarire quali sono esattamente le mansioni del beta tester. Le case produttrici di videogiochi ogni volta che realizzano un nuovo titolo, prima di immetterlo sul mercato, devono “collaudarlo” per verificare che non ci siano bug nel codice, difetti o malfunzionamenti. Questo lavoro viene affidato a seconda dei casi al personale interno all’azienda o a dei collaboratori esterni. Compito dei collaudatori è testare in modo intensivo il gioco, cercando di sperimentare tutte le possibilità anche quelle meno prevedibili, per verificare la presenza di problemi e suggerire eventuali migliorie o modifiche. Durante tutta questa fase, che può durare parecchi mesi, il tester lavora a stretto contatto con i programmatori ai quali deve fornire periodicamente un report con segnalazioni e proposte. Terminato questo processo e sistemati i vari bug il prodotto viene immesso sul mercato. Il nome stesso “beta tester” rimanda al collaudo beta, ovvero quella fase in cui il software viene rilasciato in versione diciamo così “non definitiva”.

Le caratteristiche di un betatester

Quali sono dunque le doti che deve possedere chi fa questa professione e di cui accennavamo prima? Diverse. Prime fra tutte la costanza e la pazienza. Spesso ci si trova a dover provare e riprovare un determinato livello del gioco per giorni e giorni alla ricerca di un seppur minimo difetto nella grafica, nell’audio o nella giocabilità. Per svolgere un compito simile occorre fare la massima attenzione ai dettagli, essere precisi, a tratti pignoli, e lavorare con metodo. Aggiungiamo poi una buona conoscenza dell’inglese scritto e parlato. Per buona si intende essere in grado di conversare correntemente senza troppe difficoltà, e saper leggere un testo, magari tecnico, senza dover fare ricorso di continuo al vocabolario. Occorrono poi un minimo di nozioni informatiche e un’approfondita conoscenza del mondo dei videogames. Conoscenze che un appassionato del settore è molto probabile abbia. Non possono poi mancare creatività e fantasia perché per poter testare a fondo un nuovo gioco bisogna vagliare tutte le variabili possibili, anche quelle più strampalate che solo a pochi potrebbero venire in mente.

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A questo punto è normale chiedersi che strade può seguire chi è attratto da questo lavoro? Come si diventa beta tester? Occorre senz’altro un po’ di fortuna come in tutte le cose, ma sopratutto impegno costante e grande tenacia. Una prima possibilità può essere quella di visitare regolarmente i siti delle case produttrici di videogames o di riviste del settore. Spesso infatti per cercare nuovi tester si utilizzano questi canali, talvolta si tratta di collaborazioni a distanza, più raramente di assunzioni dirette. In altri casi ancora le aziende selezionano degli appassionati ai quali verrà affidato il gioco in fase finale di collaudo, per una revisione generale prima di immetterlo sul mercato e per avere un riscontro da una fetta limitata e selezionata di utenti. Questo tipo di collaborazioni solitamente non sono retribuite se non con qualche omaggio – ad esempio una copia del gioco – ma sono piuttosto utili per cominciare a capire come funzionano certe dinamiche e più in generale per fare esperienza, che potrà tornare utile successivamente. Bisogna considerare l’ottica delle aziende: i collaudatori professionisti devono essere persone serie ed affidabili, di conseguenza assumere sconosciuti o comunque tester senza esperienza nel settore può essere un rischio. Queste collaborazioni non retribuite possono pertanto rappresentare un primo approccio che in futuro potrebbe trasformarsi in qualcosa di più stabile.

Un’altra possibilità infine è quella di orientarsi sul settore software piuttosto che su quello dei giochi. Il meccanismo è sostanzialmente simile a quello dei videogames, certo manca la componente ludica, ma le offerte sono più numerose. Le abilità richieste sono all’incirca le stesse, anche se in questo settore una solida preparazione informatica è certamente d’aiuto. Un background simile è poi sicuramente spendibile per passare ad occuparsi di videogiochi, a patto di possedere anche le caratteristiche che abbiamo elencato più sopra. Come vedete le strade sono diverse, l’importante è agire con convinzione, programmare le proprie mosse e tenere fisso a mente l’obiettivo da raggiungere.

Michelangelo Moggia

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