Quando il Videogioco diventa un’industria. 1° Puntata

giugno 29, 2009 | Uncategorized

C’è chi, sentendo nominare la parola ‘videogioco’ torna con la mente alle sale giochi e a passatempi semplici e di pochi pixel come Pong o Space Invaders; qualcuno, soprattutto i genitori classe ’60, pensa subito alla mitica PlayStation e a Lara Croft; qualcun altro, invece, direbbe che il videogioco è uno strumento per giocare a tennis e fare ginnastica rimanendo comodamente nel salotto di casa senza spendere cifre astronomiche per andare in palestra.

tombraider

Queste diverse percezioni del medium videoludico sono sintomo di un importante dato di fatto: il videogioco, che fino a qualche tempo fa era considerato il fratello minore nel panorama dei media tradizionali e digitali, ha una propria storia e, con dati alla mano, è senza dubbio una storia di successo. Successo di coloro che creano i videogiochi e successo di chi li pubblica e distribuisce. Se però da una parte abbiamo la orientale Nintendo, che al momento attuale, grazie alla console home Wii e a quella portatile DS sta conquistando il mercato di ragazze e famiglie, e dall’altra l’occidentale Electronic Arts, che ha appassionato milioni di persone con il suo franchise di simulazione interattiva The Sims, in Europa le società che sviluppano videogiochi sono davvero poche e poco conosciute, una situazione che viene rispecchiata dall’Italia all’ennesima potenza.

IULM

In un momento di estrema prosperità per il settore, in cui il mercato delle vendite di videogiochi registra un fatturato globale pari a oltre 40 miliardi di dollari e ormai di gran lunga superiore a quello di cinema e home video, in Italia il fenomeno videoludico ha finora registrato solo importanti numeri a livello di vendite (un +40% nel 2007 e un +20 nel 2008), ma poco o niente si è mosso a livello industriale. Almeno fino a qualche mese fa.

IVDC2008

Sviluppatori e produttori di videogiochi

In Italia, ad eccezione di Leader S.p.a, non sono presenti produttori italiani di videogiochi (i cosiddetti publisher, coloro che finanziano la creazione e la commercializzazione di un gioco), ma solo filiali dei grandi editori internazionali, come Nintendo, Sony, Atari, Electronic Arts e così via. Si tratta di semplici esecutori materiali delle decisioni commerciali prese dalle rispettive multinazionali localizzate sul nostro mercato e che fanno riferimento ad alcuni distributori per la diffusione del prodotto sul mercato. A tal proposito si servono di una rete di agenti su tutto il territorio coperto che si occupano di mantenere stretti rapporti con i punti vendita (Grande Distribuzione Organizzata, come MediaWorld, Auchan, etc., ma anche negozi di videogiochi veri e propri), cercando di ottenere ordini ingenti, di piazzare anche i prodotti meno appetibili e di garantire una buona esposizione in vetrina e sugli scaffali. Tra i principali distributori videoludici italiani ricordiamo, in ordine di grandezza: Digital Bros./Halifax, Leader e Cidiverte.

Ma chi è che realizza materialmente i videogiochi e, soprattutto, chi è che lo fa nel nostro Paese?

I videogiochi vengono realizzati dalle cosiddette software house o case di sviluppo, che si occupano della creazione del videogioco dal semplice concept alla stesura della sceneggiatura, dalla definizione di personaggi e ambientazioni fino all’animazione del mondo virtuale e delle meccaniche di gioco che lo caratterizzano. Mentre i primi videogiochi venivano sviluppati anche da una sola persona, tanto da prendere il nome di ‘garage game’ negli anni Ottanta, oggi la creazione di un titolo può richiedere anche centinaia di persone e abbracciare numerose figure professionali, come l’art director, il charater designer, il tester, e così via. In Italia non esistono team di sviluppo di queste dimensioni e la più grande software house italiana, Milestone (responsabile di giochi di corse come i brand SBK e MotoGP) conta all’incirca 70 dipendenti, mentre le più piccole possono essere costituite anche da una decina di impiegati. Oltre alla società sopra citata, esistono infatti appena una ventina di software house in Italia, alcune delle quali fondate di recente e senza ancora un titolo da mettere sul mercato e altre già nel settore da parecchi anni (come Artematica, storica sviluppatrice di avventure grafiche come Martin Mystere e Jonathan Danter).

Negli ultimi tempi stiamo assistendo proprio alla nascita di nuove realtà nel settore e questo processo è determinato da diversi fattori: il mercato estremamente florido dei videogiochi che da ormai vent’anni continua a registrare fatturati in attivo in tutto il mondo, la disponibilità di programmi di design e animazione sempre più intuitivi ed economici, la nascita di veri e propri corsi professionali, universitari e non, in merito alle professioni del videogioco, la maturità raggiunta delle istituzioni culturali, economiche e politiche, che cominciano a riconoscere il valore del videogioco a 360°.

Non solo, infatti, vengono appunto attivati dalle principali università italiane come IULM e IED corsi atti a formare i nuovi professionisti dell’industria videoludica, sia per quanto riguarda il suo aspetto più propriamente tecnico, sia per quanto riguarda quello comunicativo e commerciale, ma anche a livello ministeriale si assiste a un cambiamento: basti pensare che la recentissima mostra di game art (illustrazioni a tematiche videoludiche) The Art of Games di Aosta ha ottenuto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica. Come se non bastasse, anche e soprattutto il settore industriale si sta interessando a questo prodotto mercelogico, dando il via a veri e propri processi epocali: se fino a pochi mesi fa, infatti, chi sviluppava videogiochi veniva identificato all’interno della categoria dei metalmeccanici, lo scorso marzo è nata la Filiera dei Produttori di Videogiochi Italiani in Assoknowledge/Confindustria, che per la prima volta riunisce ben 17 realtà del settore e riconosce la professione dello sviluppatore di videogiochi in quanto tale.

Industria e cultura del Videogioco

I publisher italiani sono istituzionalmente rappresentati da AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana), che già da diversi anni opera nel mercato italiano battendosi precipuamente contro la pirateria e per il riconoscimento del PEGI (un codice europeo di classificazione dei videogiochi in base al loro contenuto e ad età consigliata). Ogni anno AESVI, presieduta dal General Manager di Nintendo Italia, Andrea Persegati, pubblica il Rapporto sull’industria del videogioco, che esamina i trend di mercato che emergono in Italia con un occhio di riguardo alle tipologie di target.

Lo scorso ottobre è stata poi fondata una nuova associazione che, piuttosto che dal punto di vista commerciale, affronta invece il medium videoludico nel suo complesso, dando voce a chi realizza i videogiochi e battendosi per il loro riconoscimento come forma di espressione artistica e del pensiero, strumento di comunicazione e socializzazione (fuori e dentro la Rete). AIOMI (Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive), fondata dal critico videoludico Marco Accordi Rickards e dall’amministratore delegato di Black Sheep Studios Raoul Carbone, ha infatti dato vita alla prima conferenza degli sviluppatori di videogiochi italiani, l’Italian Videogame Developers Conference. Congressi simili di sviluppatori esistono già in quasi tutti gli altri Paesi, sono occasioni indispensabili per un confronto di conoscenze e know how tra esperti del settore e caratterizzano anche le più importanti manifestazioni internazionali di videogiochi come l’E3 di Los Angeles e il gamescom di Colonia. L’Associazione si è inoltre fatta promotrice della nascita della Filiera dei Produttori di Videogiochi Italiani in Assoknowledge/Confindustria ed è oggi coinvolta nelle più importanti iniziative nazionali e internazionali del settore videoludico: i già citati gamscom e The Art of Games, il Dubai World Game Expo, la Biennale di Venezia, oltre ad avere un ruolo attivo nella promozione di corsi universitari e master dedicati all’intrattenimento digitale.

Nel prossimo articolo lasceremo quindi la parola ad alcuni dei principali protagonisti di questa industria, in modo da esaminare nel dettaglio il processo di realizzazione di un videogioco e scoprire quali sono vantaggi e punti critici di un Made in Italy videoludico.

Eliana Bentivegna

Fonti delle immagini:

http://www.ivdconf.it/index-3.html

www.iulm.it

www.gamespress.com

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