Aprire un agriturismo : 3° puntata.

luglio 15, 2009 | Fare impresa

Torniamo di nuovo a parlare dell’argomento trattato nei due precedenti reportage, cioè l’agriturismo. In questo servizio continueremo ed esplorare le peculiarità del settore, cercando di capire ancora meglio come funziona lo svolgersi di questa attività. Abbiamo sentito Margherita Patti, di Terranostra – Coldiretti, l’Associazione professionale che, già nella seconda puntata ci ha permesso di entrare nel vivo delle peculiarità del settore, grazie ad una nota specifica che dava dei ragguagli sulla legislazione nazionale, sulla definizione di attività agrituristica, e sui finanziamenti.maneggio1

Conviene diventare imprenditore nel settore dell’agriturismo?

Occorre anzitutto chiarire che l’attività agrituristica è esercitata in connessione ad un’attività agricola, cioè solo l’imprenditore agricolo può esercitare anche l’attività agrituristica. In un rapporto che varia da Regione a Regione, ma che comunque si pone nella misura in cui l’attività agricola deve prevalere su quella agrituristica. Ogni regione stabilisce questa proporzione, in base a diversi parametri, uno di questi sono i giorni lavorati che possono dipendere da altri parametri, come l’estensione degli ettari del fondo agricolo. Da questi parametri si stabilirà il numero di posti letto disponibili per azienda. Il numero di posti a tavola. Ad esempio se un agricoltore alleva nel proprio fondo 20 polli, non potrà dare vita a 100 posti a tavola.

Ma allora quei ristoranti di campagna dove fanno anche 200 coperti? Non sono agriturismi?

In questo caso si tratta di turismo rurale.

Che differenza c’è tra agriturismo e turismo rurale?

La differenza è che l’azienda agrituristica deve svolgere attività agricola, mentre il turismo rurale è una vera e propria attività commerciale di ristorazione in campagna, slegata dall’attività agricola. Anche l’iter burocratico di avvio dell’attività è diversa. Per esercitare l’agriturismo occorre l’autorizzazione regionale, mentre per esercitare il turismo rurale serve la licenza del Comune. Secondo l’Unione Europea agriturismo e turismo rurale sono sinonimi, mentre la normativa nazionale e poi quelle regionali, differenziano i termini in base alla complementarietà o meno dell’attività agricola. Nel gergo comune, ed in base alla definizione europea, vanno considerate attività di turismo rurale: l’agriturismo; la ristorazione rurale ed il bed end breakfast. Cioè attività di soggiorno svolte in territorio rurale. Ma le leggi italiane non la pensano così. Anche il Turismo rurale, infatti, è sottoposto a vincoli normativi regionali, laddove esiste una normativa specifica. Si riferiscono anche al Turismo rurale le norme delle Regioni Friuli ed Emilia Romagna. Ad esempio la legge regionale 28 Giugno 1994 n. 26 dell’Emilia Romagna al Titolo II “Norme per l’esercizio del Turismo rurale” dà una definizione di turismo rurale, indicando particolari requisiti nello svolgimento dell’attività di ristorazione che deve privilegiare prodotti tipici, specificando letteralmente: “ ristorazione basata su un’offerta gastronomica tipica della zona in cui l’edificio è ubicato, preparata con l’utilizzazione di materie prime provenienti, in prevalenza, da aziende agricole locali; dotazione di arredi e servizi consoni alle tradizioni locali e, in particolare, alla cultura rurale della zona…”. Dunque, nell’attività di ristorazione rurale non si può comprare il cibo da offrire ai clienti, al supermercato, ma bisogna rispettare certi vincoli normativi. Alcune norme regionali permettono di acquistare al supermarket solo il 5% dei prodotti offerti per il servizio di ristorazione. La norma regionale da poco citata prevede che per gli edifici da utilizzare per l’esercizio del turismo rurale debbano essere tipici della zona e debbano essere da ristrutturare e non ex-novo, in questo senso si assimila la normativa a quella dell’agriturismo.

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Ma come scegliere di esercitare la ristorazione rurale o l’agriturismo, cioè quale delle due attività è più conveniente?

Se un imprenditore o aspirante tale è interessato solo all’attività di ristorazione, deve fare turismo rurale e non agriturismo. L’imprenditore agricolo che svolge attività di coltivazione ed allevamento avrà più convenienza ad esercitare l’agriturismo il Turismo rurale non è previsto da tutte le regioni. L’attività agrituristica è sottoposta a maggiori vincoli, rispetto al turismo rurale, anche se le regioni stanno ampliando i vincoli normativi anche per quest’ultimo settore, a tutela dei consumatori e della qualità del servizio. I vantaggi dell’azienda agrituristica sono fiscali, legati alla tassazione della connessa attività agricola. Si può scegliere il regime fiscale forfettario. In caso di ristrutturazione di edifici rurali si può optare per il regime ordinario per le maggiori detrazioni fiscali a cui si ha diritto.

Una panoramica della normativa regionale su Agriturimo e Turismo rurale è reperibile a questo link: troverete, suddivisi per regioni, vincoli, iter burocratici di avvio dell’attività, opportunità di finanziamento, termini temporali di esercizio dell’attività e quant’altro necessario a capire come dovete muovervi burocraticamente, per esercitare l’attività di impresa nel settore di cui stiamo parlando. Torniamo all’intervista con la responsabile di Terranostra.

Le aziende agrituristiche possono esercitare altre attività: equitazione, corsi didattici.

Con quali criteri si sceglie di offrire questi servizi aggiuntivi?

Di solito in base alle normative regionali che finanziano attività connesse all’agricoltura ed in base alle professionalità presenti all’interno dell’azienda.

Cioè?

Se l’imprenditore agricolo ha un figlio appassionato di equitazione, organizzerà attività di equitazione. Se all’interno della famiglia dell’imprenditore c’è una nonna brava a ricamare, si organizzeranno corsi di ricamo. Questa modalità ha permesso di recuperare e valorizzare un importante capitale umano. Le donne del passato che restavano recluse in casa, hanno, oggi, ottime opportunità di sentirsi utili e gratificate dal ruolo assunto in azienda.

Mi sembra di capire che la forma societaria più diffusa per le aziende agrituristiche sia l’impresa familiare.

Si, è certamente la più diffusa, nella maggioranza degli agriturismi. Altra forma è la società semplice. L’impresa familiare è la più indicata, almeno agli inizi dell’attività.

Quali sono i periodi di svolgimento dell’attività agrituristica?

L’azienda agrituristica non lavora tutto l’anno, ma solo in determinati periodi, questo perché è correlata all’attività agricola. Se l’attività agrituristica dovesse superare in ore lavorate, quella agricola, si può incorrere, in base alle normative regionali, alla revoca dell’autorizzazione.

Ringraziamo l’associazione Terranostra – Coldiretti che ci fa fornito delle utili specifiche e precisazioni sul significato e sul ruolo dell’attività agrituristica che certamente saranno utilissime a chi vuole intraprendere questo affascinante percorso imprenditoriale. Ma non è finita, nella prossima ed ultima puntata ascolteremo le esperienze di operatori del settore, per capire quali problematiche incontrano nell’esercizio della loro attività, come si promuovono e quali soddisfazioni ricevono da questo lavoro. Non mancate. Perché prima di lanciarsi in “un’impresa”, occorre sapere, sempre, come fare… “Impresa”.

Rosalba Mancuso

http://www.flickr.com/photos/ezioman/2722487819/

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