Aprire una parafarmacia. 1°Puntata.

luglio 20, 2009 | Fare impresa

La liberalizzazione del mercato dei cosiddetti farmaci da” banco” varata nel 2007, ha aperto una nuova ed interessante opportunità imprenditoriale: quella delle parafarmacie. Prima di avventurarci nella vera e propria descrizione dell’iter che ci porterà ad avviare in concreto una parafarmacia, dobbiamo anzitutto spiegarvi di cosa si tratta.

Cos’è una parafarmacia

parafarmacia

La parafarmacia è un’attività commerciale o meglio un punto vendita di farmaci da banco, prodotti per l’igiene e la cosmesi, integratori , prodotti erboristici ed omeopatici, articoli sanitari e kit di automedicazione. Questo punto vendita può trovarsi all’interno di un supermercato, in un negozio autonomo, nei pressi di snodi autostradali, porti, aereoporti, ecc. Di erboristerie che vendono anche integratori e prodotti di bellezza ne abbiamo spesso sentito parlare, ma della possibilità di negozi che vendessero assieme a questi prodotti anche i farmaci da banco, ne sentiamo parlare da un po’meno tempo. Ed è questa la vera rivoluzione.

Cosa ha cambiato la normativa

Prima della liberalizzazione i medicinali da banco si potevano acquistare solo in farmacia, e quest’ultima poteva vendere oltre ai farmaci anche i parafarmaci, cioè prodotti cosmetici , omogeneizzati che potevano essere reperiti anche nella grande distribuzione a cui era però vietato l’inverso, cioè la vendita dei farmaci da banco. Adesso anche nelle parafarmacie, oltre ai parafarmaci propriamente suddetti, troveremo i farmaci da banco. Chiariamo subito che con l’espressione farmaci da banco si intendono farmaci senza obbligo di prescrizione medica. Questi rientrano nella fascia C, che comprende i farmaci senza obbligo di ricetta e quelli con obbligo di ricetta, ma non salvavita e riguardanti patologie di lieve entità, tutti, a totale carico dei cittadini. I farmaci senza obbligo di ricetta comprendono a loro volta due categorie di medicinali: i prodotti da banco, appunto, ( OTC – Over the counter) che per la loro composizione ed il loro obiettivo terapeutico, sono concepiti e realizzati per essere utilizzati senza l’intervento di un medico (art.3,D.Lgs. n.539/92, art.3, D.Lgs. 541/92) e possono essere oggetto di pubblicità ed i farmaci su consiglio (SOP) che possono dare, assieme gli OTC, se assunti senza effettiva necessità o in concomitanza con altri farmaci, reazioni avverse, anche gravi. La liberalizzazione dei farmaci da banco è stata consentita nell’ambito del pacchetto sulle liberalizzazioni varato due anni fa, dal Ministro Bersani. Con questa normativa i medicinali da banco potevano essere venduti anche nei supermercati, togliendo l’esclusività della vendita alle farmacie. Inutile dire che la strada delle liberalizzazioni, in un campo “scottante” come quello dei prodotti che servono a curare la nostra salute, è stata lastricata di polemiche, di opinioni pro e contro il provvedimento e di un’attuale discussione legislativa che sembra voler fare marcia indietro sul fronte dei luoghi dove poter vendere medicinali da banco. Il lato dei pro è stato dedicato alla possibilità di poter abbassare i prezzi dei farmaci da banco a vantaggio delle tasche dei consumatori e dalle maggiori opportunità di lavoro per tanti farmacisti precari o senza lavoro. Ci spieghiamo meglio: se il punto vendita di medicine da banco si trova all’interno del supermercato, anche lì si dovrà assumere un farmacista, poiché la vendita dei farmaci da banco o di automedicazione richiede la presenza di un laureato in farmacia abilitato, come prevede il decreto legge 223/2006, ribadito dalla circolare del Ministero della Salute n° 3 del 3 ottobre 2008. Il lato dei contro si è , invece, soffermato sul rischio di una minore professionalità nella vendita del prodotto rispetto alle farmacie e di una minore tutela nei confronti del consumatore. Non sta a noi in questa sede dilungarci troppo sul sentiero di opinioni così discordanti, poiché il nostro obiettivo è parlare di come poter avviare una parafarmacia e sapere quali sono i costi, la localizzazione, il budget da considerare, i documenti ed i moduli da produrre per avviare la procedura amministrativa di apertura del punto vendita. Un utile riferimento per essere assistiti nella fase di avvio dell’attività, è rappresentato dall’Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane (ANPI) aderente alla Confesercenti, a cui si rivolgono molti aspiranti imprenditori e giovani farmacisti.parafarmacia2

Dove aprire una parafarmacia

In un comunicato stampa, l’ANPI tenta di rispondere alla domanda più gettonata da chi vuole aprire una parafarmacia: dove aprirla e come fare? Molte scelte di localizzazione del punto vendita vengono sconsigliate dagli esperti dell’associazione perché potrebbero rivelarsi poco remunerative. Una parafarmacia, infatti, come qualsiasi attività di impresa che riguarda un determinato contesto territoriale, deve tener conto della concorrenza, del potenziale mercato e della capacità di assorbimento del servizio da parte della popolazione residente. Nonostante l’invito ad un’apertura ragionata, le parafarmacie stanno però registrando una crescita inarrestabile. Basta dire – si legge nel comunicato stampa dell’Anpi – che le aperture che si sono avute nei primi 3 mesi del 2009, sono 477, vale a dire 159 al mese ovvero tra le 5 e le 6 al giorno”. Secondo i dati dell’Associazione di categoria, la migliore ubicazione di una parafarmacia è in una località dove il reddito pro-capite della popolazione sia almeno di 18.000 €/anno. Per evitare che l’apertura di una parafarmacia possa tradursi in un flop, l’Anpi, ha individuato tra gli 8100 comuni d’Italia, anche una lista di 1500 comuni che rispondono positivamente ai parametri reddituali e demografici da considerare in sede di scelta di ubicazione del punto vendita.” Pertanto – si legge ancora nel comunicato – invitiamo tutti i farmacisti e piccoli imprenditori, che hanno intenzione di aprire una parafarmacia, di consultare la nostra segreteria, verificare se la scelta ubicativa sia davvero la migliore possibile. Possiamo fornire, se ci viene richiesto, un consiglio, nell’ambito della regione o della provincia prescelta, su quale comune far ricadere la scelta per ottenere i migliori risultati imprenditoriali… Qualche esempio. Nel comune di Cosenza (69.657 abitanti) ci sono, tra farmacie (24) e parafarmacie (17), un numero di esercizi che, in rapporto alla popolazione residente e rispetto alla media nazionale, sono esageratamente in soprannumero, mentre, per rimanere nella stessa regione Calabria, nel comune di Gioia Tauro (18.258 abitanti), con solo 3 farmacie (ad oggi non risultano esserci parafarmacie), ci sarebbe l’opportunità di aprire una o più parafarmacie”. I dati della diffusione sul territorio delle parafarmacie parlano di 2800 esercizi attivi che, tra farmacisti, collaboratori ed indotto, occupano circa 6300 persone. “Riteniamo- prosegue ancora il comunicato dell’Anpi – che se dovessero aprirsi ulteriori 2.000 – 2.500 nuovi esercizi (ai tassi di crescita di questi ultimi mesi potrebbero essere aperti entro la primavera 2010) potrebbero trovare occupazione ulteriori 5.000 – 5.800 addetti”. Nell’ambito della vendita di farmaci da banco nelle parafarmacie, sempre secondo un comunicato stampa dell’Anpi, questi incidono tra il 28 ed il 43% del fatturato. Tutto dipende dalla localizzazione dell’esercizio, dalla titolarità e solo marginalmente dalla disponibilità dei prodotti.Nel 2008 – prosegue il documento- il mercato dei farmaci da banco è stato pari a 2.170 milioni di €, mentre quello del parafarmaco è stato di 5.090 milioni di €, per un totale di 7.260 milioni di €. Di questo mercato il 94% è stato appannaggio delle farmacie e il 6% alle parafarmacie (Nel 2007 era stato pari al 3%, mentre secondo stime ANIFA – Associazione dei produttori di farmaci per automedicazione- a regime sarà il 10-15%). Per avviare la vendita di farmaci non soggetti a prescrizione medica bisogna inviare una dichiarazione di inizio attività al Ministero della Salute, alla regione in cui ha sede l’esercizio , all’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco ed al comune. Bisogna poi seguire una procedura di tracciabilità del farmaco che spiegheremo meglio nella prossima puntata .Altri elementi da considerare sono la dimensione ideale del punto vendita e l’investimento iniziale, oltre alla possibilità di fruire di eventuali contributi per l’imprenditoria. Il discorso è lungo e la carne al fuoco è tanta. Non vi resta altro da fare che seguirci.

Rosalba Mancuso

Fonti delle immagini:

http://www.flickr.com/photos/zzvillano/3444228568/

http://www.flickr.com/photos/zzvillano/3443417199/

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