Diventare editori : aprire una free press ; 3° puntata.

luglio 21, 2009 | Fare impresa

Con questo articolo, si conclude il nostro viaggio nel mondo dell’editoria freepress. Nelle due precedenti puntate, abbiamo spiegato le peculiarità del prodotto editoriale freepress, sotto il profilo cartaceo e sotto il profilo multimediale. Adesso parleremo di come diventare un editore di stampa freepress, entrando nel vivo del possibile sbocco occupazionale del settore, tenendo conto di costi ed investimenti necessari per avviare una redazione, per la stampa e la diffusione di un giornale freepress.

leggo

Normative per aprire un giornale free press:

Partiamo sempre dal prodotto originale: il giornale di carta distribuito gratuitamente ai lettori. Qualsiasi giornale, gratis o a pagamento, secondo quanto previsto dall’art. 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, ovvero la Legge sulla stampa, deve essere iscritto presso il registro della stampa del Tribunale del luogo dove la pubblicazione sarà effettuata, ovvero la sede legale dell’impresa editoriale e della redazione principale. Da evitare le diffusioni con la scritta “testata in corso di registrazione” perchè secondo l’art. 16 della legge sulla stampa, appena citata, si rischia di incorrere nel reato di stampa clandestina, come è accaduto ad un giornale, posto sotto sequestro dopo una denuncia perchè il numero zero riportava la dicitura “ testata in corso di registrazione”, fatto che ha interessato anche proprietari di blog, suscitando non poche polemiche. Sempre, secondo la legge sulla stampa, la testata deve avere un proprietario, un editore e un direttore responsabile. Ci sono casi in cui queste tre figure coincidono, ma generalmente si tratta di casi di editoria locale a piccolo margine di diffusione, nel caso della stampa freepress dai grandi numeri, spesso coincidono le figure del proprietario e dell’editore, anche se queste possono anche non coesistere nella stessa persona. Il proprietario, possiede la testata, l’editore è, invece, l’imprenditore che chi si occupa di editarla e diffonderla. Le spese di registrazione di un giornale freepress al Tribunale, sono spese per bolli, diritti di segreteria e una tassa di concessione governativa di poche centinaia di euro, a queste spese si devono allegare moduli per inoltrare l’istanza, da parte del proprietario, dell’editore e del direttore responsabile dove si dichiara, ai sensi del Dpr 445/2000 , il possesso di determinati requisiti come l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti, pubblicisti o professionisti, per il direttore responsabile. Accertato il possesso dei requisiti, il Tribunale, iscriverà la testata al registro della stampa, che è pubblico e liberamente consultabile da chiunque ne faccia richiesta. Un’utile guida su moduli e costi di questa procedura è reperibile sul sito dell’Ordine Dei Giornalisti del Lazio.giornale sequestrato

L’iscrizione al ROC

Altro aspetto burocratico per il lancio di un giornale è l’iscrizione al ROC, “Registro Operatori della Comunicazione”, istituito nel 1997, con la legge n 249 del 31 luglio dello stesso anno, dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e sostitutivo del Registro Nazionale della Stampa . In seguito, nel 2001,la nuova legge sull’editoria, n 62, introduce un concetto innovativo e cioè la definizione di prodotto editoriale che viene estesa anche alla stampa on line e dunque, anche i siti web che producono contenuti giornalistici hanno l’obbligo della registrazione. Ma su questo punto la confusione e le polemiche sono state molte, suscitate dall’art. 16 della legge 62/2001 che cita:”1. I soggetti tenuti all’iscrizione al registro degli operatori di comunicazione, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249, sono esentati dall’osservanza degli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. L’iscrizione è condizione per l’inizio delle pubblicazioni”. Dalla norma si evince che l’iscrizione al Roc avrebbe dovuto sostituire quella al Tribunale, ma la cosa ha generato tanta confusione. Registrarsi al Tribunale o al Roc? In realtà si tratta di due registrazioni distinte e separate, perchè la Tribunale va registrata la testata, specificandone il nome, la natura e la periodicità, con indicazione dei nomi delle tre figure previste dalla legge del 1948; al Roc, vanno iscritti solo gli editori, e cioè l’impresa editoriale titolare di partita iva e sede legale; l’editore, infatti, può editare differenti testate, ognuna registrata al Tribunale, ma con unica indicazione dell’editore al Roc. La mancata registrazione dell’editore al Roc, comporta l’applicazione di sanzioni stabilite dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Infatti, molte testate riportano la doppia registrazione: al Roc e al Tribunale. La registrazione al Roc è una forma di trasparenza e di tutela del pluralismo dell’informazione che mira ad evitare le concentrazioni editoriali nelle mani di pochi editori, rendendo pubblici i nomi di chi edita, per lavoro, i giornali. L’iscrizione al Roc, va fatta compilando appositi moduli sul sitocity http://www.agcom.it/operatori/ROC/modelli_anag.htm , non sono elencati costi di iscrizione. E’ comprensibile che l’aspirante editore di un giornale freepress, abbia timore a sostenere delle spese per un giornale che all’inizio non dà molte certezze, ma sul giornale cartaceo riteniamo importante partire seguendo le procedure sopradette. Discorso diverso per un sito web di informazione. In quest’ultimo caso occorre distinguere un sito di informazione professionale, dunque un sito giornalistico, da un sito amatoriale, che può anche fare informazione gratuita, ma per hobby e senza alcuna pretesta di guadagno. In quest’ultimo caso non è obbligatoria la registrazione al Tribunale e al Roc, perchè non esiste un’impresa editoriale, ma solo un privato cittadino che ama dare dei contenuti come garantito dall’art. 21 della Costituzione. Tanti blog, amatoriali, non hanno né registrazione al Tribunale , né registrazione al Roc, anche se è importante indicare i riferimenti del proprietario e del curatore del blog. La registrazione diventa obbligatoria, secondo la legge sull’editoria del 2001, quanto la testata, o il sito, vengono diffusi con regolare periodicità e si prevedono dei ricavi da detta attività. Ma lanciare un sito senza regolare periodicità e senza previsione di ricavi, non è certo la base ottimale per avviare un’impresa editoriale nel mondo della stampa freepress, ma può essere solo un test che in base al numero di visite, consentirà all’aspirante editore di pianificare il lancio del giornale cartaceo freepress, la vera, grande sfida, che oltre all’acquisizione di lettori e spazi pubblicitari, prevede, all’inizio, un consistente investimento finanziario. Per sapere quanto costa avviare o mantenere un giornale freepress, abbiamo sentito E-Polis, uno dei freepress nazionali, per eccellenza. Ecco i dati. Le redazioni di E-Polis, ben 18 e a febbraio 19, con quella di prossima apertura a Udine, occupano 140 giornalisti e costano 9 milioni di euro. Il costo del personale è 3 milioni di euro. La cifra fa un po’ paura, ma per lanciare un freepress non è necessario spendere una tale somma ed avere questi numeri. Le redazioni possono essere più snelle ed impiegare anche meno giornalisti. Ricordate il caso di D-News, testata freepress che abbiamo intervistato in uno dei precedenti articoli sull’argomento? Il nuovo freepress ha una redazione di 27 giornalisti. Per quanto riguarda i costi di stampa e diffusione sostenuti da un freepress come E-Polis: la carta costa 570-600 euro a tonnellata. Per una foliazione di 48 pagine ed un formato di 35 x 27, il costo si aggira attorno agli otto centesimi a copia. I costi variano in base al tipo di carta, ogni editore può scegliere il tipo di carta più adatto alle proprie esigenze, generalmente la carta, tra le testate freepress e tradizionali, ( parliamo di quotidiani) è della stessa tipologia. A questo costo vanno aggiunti i costi di stampa che variano dai 750 – 900 euro per la messa in funzione delle rotative, a cui si aggiunge il costo di 4 – 5 centesimi a copia. E-Polis stampa 620 mila copie in tutto il territorio nazionale. Altro costo , quello della distribuzione. E-Polis, per diffondere il giornale, spende 1,10 euro per ogni punto di distribuzione. I punti di distribuzione per E-Polis, sono tanti, tenuto conto della presenza delle redazioni e del fatto che il freepress si avvale di una doppia forma di distribuzione, gratuita e nelle edicole, al prezzo di 50 centesimi. Per quanto riguarda la forma societaria dell’impresa editoriale di un freepress, a parte le grandi spa, dei grandi gruppi editoriali, nulla vieta, agli inizi, che si possa trattare di un’impresa individuale, di una srl o di una cooperativa editoriale. Le cooperative editoriali o giornalistiche sono disciplinate dalla legge 5 agosto 1981, n. 416, lo statuto deve avere per oggetto l’esercizio di attività tipografica editoriale e deve riguardare l’informazione. Il 50% dei giornalisti delle cooperative deve essere assunto con contratto di lavoro dipendente. Per un freepress alle prime armi, la forma societaria migliore, secondo noi, è la srl, perchè, considerato un minimo di investimento, e non creare un giornalino per hobby, nella srl l’editore risponde dei debiti con il capitale della società, mentre nell’impresa individuale l’editore , in caso di fallimento, sarà obbligato a saldare i debiti anche con il proprio patrimonio personale. La stampa freepress vive solo di pubblicità, non di contributi pubblici, può avere pubblicità dai privati e dalla amministrazioni pubbliche, attraverso la pubblicità istituzionale prevista dalla legge 112/04, art. 7 comma dieci, o pubblicità elettorale ai sensi della legge 28/2000. Non abbiamo calcolato, dai centesimi rivelati poche righe fa, i costi complessivi in base al numero di copie da stampare. Questo dato lo facciamo calcolare a voi che leggete e a chi vorrà, scommettersi, dopo questa lettura, sulla costituzione di un’impresa editoriale di stampa freepress.

Rosalba Mancuso

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