Mettersi in proprio : Servizio di ‘cucina a domicilio’.

Cucina a domicilio, un servizio innovativo, un'opportunità da prendere in esame.

July 2, 2009 | Fare impresa

2649662939_4c1b48b50d_bCi sono i grandi chef, come Antonello Colonna, Fulvio Pierangelini e Gianfranco Vissani, che di tanto in tanto lasciano il loro ristorante per andare a cucinare presso clienti vip. Ci sono i cuochi che hanno scelto di abbandonare gli orari stressanti dell’attività dipendente per mettersi in proprio. Poi c’è uno stuolo di appassionati di pentole e fornelli che, magari stimolati dall’entusiasmo di amici e commensali, prova a trasformare la passione in professione. Nei paesi anglosassoni il “private chef” o cuoco a domicilio è già una realtà consolidata.

Qualche indirizzo

In Italia se ne parla da diversi anni, sono nate le prime associazioni, come l’Associazione Italiana Personal Chef (http://www.aipcitalia.it/) e i portali che cercano di censire un fenomeno in crescita, come il sito www.cucinami.com, che consente di trovare cuochi a domicilio in tutta Italia, suddivisi per città, specialità e fascia di prezzo.
2385245006_9a7d7b542d_bChe cosa fa
Il cuoco a domicilio, che non va confuso con l’attività di catering (dove le preparazioni sono realizzate in attrezzati laboratori di cucina e consegnate già pronte ai clienti), è un professionista che prepara una cena – ma anche un buffet per una festa o un pranzo di lavoro – utilizzando la cucina del cliente che lo ha assoldato. Di solito si comincia con un sopralluogo nella cucina del cliente, si dà un’occhiata all’attrezzatura, si definiscono il menù e tutti gli altri dettagli indispensabili al funzionamento della serata: dal come sarà arredata la tavola, alla presenza o meno dello chef durante la cena, alla necessità di un aiuto cuoco o cameriere. Ci si accorda sul prezzo e via. Sarà lo chef a occuparsi di tutto. Dalla spesa alla scelta dei vini, fino alla pulizia della cucina, e la padrona di casa potrà intrattenere i suoi ospiti senza preoccuparsi di sfornare le lasagne o verificare la cottura dell’arrosto. Ma quanto costa un cuoco a domicilio? Dipende da tante cose: uno chef famoso prestato alla cucina a domicilio chiede in media il doppio (a persona) rispetto a una cena nel suo ristorante; per un menù non troppo ricercato, preparato da un giovane cuoco è possibile anche concordare cifre intorno ai 30-40 euro a persona.
La formazione
Ma come si diventa cuochi a domicilio? L’ideale è partire da una formazione solida, come quella che offre la scuola alberghiera. Ma non è indispensabile. Sono tanti, ormai, i corsi di cucina che offrono agli aspiranti cuochi, ottime opportunità di formazione. Solo per citare alcuni esempi, a Roma il Gambero Rosso offre corsi di buon livello per professionisti e principianti, mentre a Milano la scuola di cucina Altopalato (www.altopalato.it) vanta un’esperienza trentennale nell’organizzazione di corsi di cucina e di pasticceria, con la collaborazione di grandi chef. Sempre a Milano c’è la Scuola de La Cucina italiana (http://www.scuolacucinaitaliana.com/) che organizza corsi per amatori e ristoratori, al prezzo circa 80 euro a lezione. In Umbria l’Università dei Sapori (http://www.universitadeisapori.it/), promossa dalla Confcommercio della Provincia di Perugia, offre corsi certificati per professionisti e diplomi per giovani in obbligo formativo e qualifiche professionali. Senza dimenticare Slow Food (http://www.slowfood.it/), che tra le varie attività organizza, tramite le condotte locali, corsi per i propri soci dedicati alla conoscenza dei prodotti locali e all’alimentazione sostenibile.
Se una formazione almeno basilare è quasi indispensabile per cucinare professionalmente, altrettanto importanti saranno la passione, la curiosità e la fantasia in cucina.
Molto dipende dal tipo di clientela che vorrete raggiungere e dalla vostra esperienza personale dietro i fornelli. Di solito, escludendo i professionisti in senso stretto, chi decide di aprire un’attività di cucina a domicilio ha già alle spalle svariate cene, pranzi e buffet preparati per amici e parenti. Ma lavorare in questo settore con professionalità è diverso dal preparare un paio di portate per una cena. Occorre abilità in cucina, certo, ma anche doti organizzative e relazionali, nonché buone capacità manageriali.
2330894509_89d02bdcf8Che cosa serve
Prima di cominciare dovrete aprire la partita Iva e rivolgervi alla Camera di commercio della vostra provincia per essere in regola con le autorizzazioni alla somministrazione di alimenti e bevande (il vecchio Rec). Poi, per farvi conoscere e raccontare ai potenziali clienti cosa sapete fare è vivamente molto utile l’apertura di un sito internet o di un blog, dove raccontare chi siete e che cosa fate. Potete usare il sito per proporre le vostre ricette meglio riuscite, per mostrare la vostra competenza e passione, ma anche per invogliare i clienti con menù a tema, magari corredati da fotografie delle vostre preparazioni. Il web è oggi una delle principali opportunità per farsi conoscere a costi molto contenuti: sarà sufficiente la registrazione di un dominio e, se non siete professionisti del web, l’aiuto di un grafico e un webmaster per la realizzazione del sito. Stampate dei biglietti da visita e lasciateli ad amici e parenti, nei locali che solitamente frequentate e presso i vostri commercianti di fiducia.
Un altro consiglio, visto che la concorrenza in questo settore non manca, è quello di specializzarvi, magari partendo proprio dalle vostre passioni: menù per bambini, cene vegetariane, cucina regionale, piatti etnici.
Per cominciare
Per chi comincia da zero, ma anche per un giovane che esce dalla scuola alberghiera, la difficoltà principale sarà quella di farsi conoscere per contare poi su una rete di clienti fedeli sufficientemente ampia da garantire uno stipendio sufficiente. Almeno all’inizio, a meno che non siate chef affermati, non è possibile immaginare grandi guadagni. Per chi vuole tentare l’avventura, è consigliabile, almeno all’inizio, affiancare la cucina a domicilio a una seconda attività, magari part time: l’investimento iniziale per questo tipo di professione è piuttosto limitato, ma è sempre bene avere le spalle coperte e prevedere un periodo abbastanza lungo di rodaggio. Poi, se l’attività ingrana, potrete dedicarvi alla cucina a domicilio a tempo pieno o quasi. Molti cuochi a domicilio, infatti, affiancano la loro attività principale ad attività di consulenza, corsi di cucina a domicilio o in collaborazione con scuole e associazioni del settore.

Un tocco di zenzero: da foodblogger a cuoca a domicilio
Per capire più da vicino come si diventa cuochi a domicilio abbiamo intervistato Sandra Salerno. Torinese, 42 anni, Sandra è riuscita a trasformare la sua passione per la cucina in lavoro. Oltre a essere una “personal chef”, oggi si occupa di consulenze enogastronomiche e lezioni di cucina. Collabora con Slow Food e con aziende del settore per testare prodotti e attrezzature. Tutto è cominciato quattro anni fa, grazie al blog www.untoccodizenzero.it.

- Com’è nata l’idea del blog?
«Il blog è nato quasi per gioco, seguendo l’esperienza di tanti appassionati di cucina come me. E’ un’esperienza stimolante, grazie al continuo scambio con gli altri foodblogger e con i lettori, che consente di migliorarsi e di farsi venire nuove idee. Pian piano sono nate le prime collaborazioni con aziende del settore, che sono andate di pari passo con la crescita del blog».

- Poi il salto con la scelta di dedicarsi a quest’attività a tempo pieno. Che cosa ti ha spinto?
«Mi sono ritrovata a pensare e guardare la mia vita dal di fuori e non mi sono più riconosciuta. Ho avuto l’appoggio fondamentale del mio compagno e ho tentato quest’avventura con molte difficoltà. Ancora oggi non è facile: quando racconto cosa faccio molte persone sgranano gli occhi! Almeno qui a Torino c’è un po’ di diffidenza verso questo tipo di attività, e la tendenza a rivolgersi ad aziende già affermate. Ma piano piano sto riuscendo a farmi conoscere».

- Come promuovi la tua attività?
«Prima di tutto grazie al blog, dove racconto di eventi e incontri a cui partecipo, oltre a continuare a proporre le mie ricette. Poi c’è il passaparola, che è fondamentale. Inoltre, ho un’amica, Francesca Martinengo, che è una professionista della comunicazione e cura l’ufficio stampa di “Un tocco di zenzero” e di tutte le attività correlate al blog».

- Quanto conta la formazione in questo settore?
«Conta abbastanza, ma soprattutto contano la fantasia, la capacità di adattamento e lo spirito di osservazione. La curiosità gioca un ruolo fondamentale. Sicuramente un corso professionale è vivamente consigliato. Personalmente, a parte qualche corso amatoriale, mi sono ritrovata a cucinare praticamente da autodidatta, ma amo molto quello che faccio e cerco di farlo al meglio ogni giorno, trasmettendo la mia passione a tutti quelli che incontro lungo il cammino».

- Una serata-tipo di lavoro. Tu arrivi con la spesa e…?
Arrivo almeno 3 ore prima, con spesa fatta con tutto pulito e lavato nei contenitori. Una rapida occhiata alla cucina, alle attrezzature e poi via, al lavoro. Lasciando a fine cena tutto in perfetto ordine».

- Qual è la richiesta più buffa o più strana che ti è stata fatta?

Recentemente mi è stato chiesto di cucinare in una vigna. Doveva essere un regalo di matrimonio, ma purtroppo bisogna essere molto ben attrezzati e ho dovuto rinunciare. Tra i gadgets mi manca un ‘trattore’!»

- Oltre a saper cucinare, quali doti deve avere un personal chef?

Tanta pazienza e diplomazia! Il segreto è riuscire a convincere i clienti che stai facendo esattamente quello che ti avevano chiesto. Magari alla fine si realizza l’idea opposta, ma viene fatto tutto talmente in sintonia, cercando di soddisfare comunque le richieste, che nemmeno se ne rendono conto».

- Ma poi i clienti lo dicono che hanno chiamato te, o fingono di aver fatto tutto da soli?
A volte dicono che hanno preparato loro tutto. Altre volte mi presentano, vantandosi con gli ospiti di avere ‘una cuoca a domicilio!’. Ciò che conta davvero per me è che i clienti siano soddisfatti del mio lavoro».


- Ad aprire un ristorante ci hai mai pensato?

Sì ma sarebbe un impegno al 100% per molte ore alla settimana. Non è detto che in un prossimo futuro non venga fuori qualcosa di particolare, molto “untoccodizenzero style”. Di certo dovrà avere pochi coperti, al massimo una ventina e con una visione particolare della cucina. Stay tuned!»

Katia Bonchi

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