Aprire una parafarmacia : 3° puntata.

agosto 18, 2009 | Fare impresa

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Il titolare di una parafarmacia generalmente è un farmacista, o può essere assunto come dipendente dal titolare, ma non deve sentirsi un farmacista di serie B, perché se lo fa parte con il piede sbagliato, gettando le basi per una gestione negativa dell’attività, al contrario il rapporto professionale con il cliente è un modo per ottenere sicure gratificazioni dal lavoro. Questi ed altri i”segreti” della parafarmacia di successo rivelati da un’operatrice del settore: la dottoressa Daniela Pelucca, socia titolare della parafarmacia Rhodense Snc con sede a Rho, nel milanese. Il cognome dell’intervistata non vi suonerà nuovo, tempo fa avevamo, infatti, intervistato anche la sorella della dottoressa, socia di un’agenzia disbrigo pratiche, sempre nel milanese, nell’ambito del reportage dedicato alle agenzie disbrigo pratiche amministrative. La Dott.ssa Pelucca si è detta disponibile a parlare del suo lavoro all’interno della parafarmacia fondata , nel giugno del 2007, assieme al socio Sante Maino. In questi giorni, la parafarmacia oggetto della nostra intervista, festeggia, dunque, i suoi primi due anni di attività e come di solito accade, i primi due anni sono quelli in cui maturano anche i primi bilanci o meglio le prime valutazioni sull’andamento del lavoro svolto e sui risultati ottenuti.

Dott.ssa, la legge impone che all’interno della parafarmacia sia presente un farmacista, immagino che lei lo sia.

Io sono farmacista, mentre il mio socio è biologo.

parafarmaciarhodenseCome valuta questi primi due anni di attività?

Li valuto in modo estremamente positivo, molto positivo. Anche se agli inizi è stato difficile far capire al cliente cosa si vende in una parafarmacia.

Ci può spiegare meglio cosa si commercia in una parafarmacia?

Con la liberalizzazione varata dal Ministro Bersani la parafarmacia può vendere i cosiddetti farmaci da banco, senza obbligo di ricetta che a loro volta si dividono in SOP ( senza obbligo di prescrizione) e OTC dall’acronimo inglese Over the counter cioè fuori dal cassetto, dove vengono invece, tenuti quelli con obbligo di prescrizione. Gli OTC possono essere pubblicizzati. Per avere le idee più chiare: gli OTC sono quei farmaci che vediamo spesso pubblicizzati in TV, tipo quelli per combattere il mal di testa.

Cosa l’ha spinta ad avviare una parafarmacia?

Sicuramente la liberalizzazione è stata uno dei motivi che mi ha spinto l’avvio dell’ attività, assieme ad altre valutazioni non meno importanti.

Può dirci quali sono questi motivi altrettanto importanti?

Anzitutto l’acquisto di una farmacia. L’impegno finanziario è notevole, ci vogliono almeno 4 milioni di euro, una cifra che prevede un impegno finanziario molto difficile da sostenere, poi c’è stato anche il blocco dei concorsi che ha limitato fortemente la possibilità di apertura di farmacie. Si trovano anche farmacie in vendita, ma come le dicevo l’investimento è nell’ordine di milioni di euro.parafarmaciarhodense3

E lei invece, quanto ha dovuto spendere per mettere su la parafarmacia Rhodense?

L’investimento è stato intorno ai 70 mila euro.

Quindi una cifra più abbordabile e facile da sostenere dal punto di vista dell’impegno finanziario?

Certamente, molto più abbordabile. Consideri che noi abbiamo aperto in un periodo in cui la crisi del settore farmaceutico ha portato al licenziamento di parecchi informatori scientifici, ( quasi tutti farmacisti) e la parafarmacia è stata un settore che ha permesso molto più facilmente delle farmacie il ricollocamento di tanti colleghi senza lavoro.

Ho notato, infatti, che nel giro di pochi anni sono state avviate tante parafarmacie. Il rapporto con la concorrenza rappresenta una criticità nella vostra attività di impresa?

No affatto, tra colleghi si collabora senza alcun problema, la concorrenza proviene maggiormente dalle farmacie che dopo la liberalizzazione hanno visto le parafarmacie come dei potenziali concorrenti, guardando talvolta con sospetto al nostro lavoro. In realtà la concorrenza con le farmacie non esiste, i farmaci da banco coprono il 98% del loro fatturato complessivo, mentre solo una minima parte di questi farmaci riguarda le parafarmacie.

Una delle critiche che sono state mosse alle parafarmacie dopo la liberalizzazione è che possano essere gestire con meno professionalità rispetto alle farmacie.

Un’altra critica senza alcun fondamento, entrambe le due attività sono gestite da farmacisti che hanno lo stesso percorso di studi, tirocini, la stessa abilitazione, superano lo stesso esame di stato, si tratta, ripeto, di una critica inutile, dettata forse dal timore della concorrenza con le farmacie.

In cosa si è concretizzata questa presa di posizione nei confronti del vostro settore?

Il fatto che il settore farmaceutico abbia considerato le parafarmacie dei potenziali concorrenti, ci ha creato parecchie difficoltà, come quella, all’inizio, di non poter avere la fornitura dei farmaci richiesti. I più grandi grossisti ci fornivano entro 4 giorni lavorativi e noi così non potevamo lavorare.

Come avete superato questa iniziale difficoltà?

Trovando solo due grossisti che forniscono i farmaci con consegne giornaliere.

Un impatto molto duro immagino.

All’inizio questa difficoltà ci ha scoraggiato, quello che ci ha fatto andare avanti è stato l’apprezzamento dei clienti.

Come siete riusciti a fidelizzare la clientela?

Intanto con il fatto che in parafarmacia, fanno meno file che in farmacia, dove si deve aspettare il turno di coloro che richiedono anche farmaci con la prescrizione medica e poi perché abbiamo offerto dei servizi aggiuntivi gratuiti, come il controllo della pressione e della glicemia che in alcune farmacie sono a pagamento.

Quanto incide l’ubicazione dell’attività, per la sua sicura riuscita?

Direi che incide tantissimo, noi a dire il vero, quando abbiamo messo su l’impresa non l’abbiamo considerato fondamentale, ma siamo stati fortunati. Abbiamo preso in affitto il locale in una zona a senso unico dove raggiungere la farmacia più vicina è un po’ complicato, nella zona poi ci sono un panificio e negozi per bambini, infatti i prodotti per mamme e bambini sono quelli su cui stiamo puntando di più per incrementare le vendite. Il maggiore picco di vendita si registra , infatti, il sabato, quando i negozi per bambini pullulano ed il lunedì perché c’è il mercato.

Sono solo mamme e bimbi i vostri potenziali clienti?

Si, assieme agli anziani che hanno costituito la clientela iniziale.

Cosa comprano gli anziani in una parafarmacia?

Integratori, creme per combattere il rilassamento della pelle, prodotti erboristici ed omeopatici.

Quale categoria merceologica può costituire il core-business di una parafarmacia?

Oggi il cliente presta molta attenzione ai prodotti terapeutici naturali, dunque fitoterapici ed omeopatici sono da tenere in gran considerazione per lo sviluppo del nostro business, oltre a quelli richiesti dal potenziale bacino di utenza.

Come vi siete pubblicizzati per incrementare la clientela?

Abbiamo rinunciato al sito web perché avendo una clientela fatta maggiormente di bimbi piccoli ed anziani, nessuno di questi ci avrebbe cercato sul web. Abbiamo realizzato una pubblicità con maxischermo in un locale con piscina frequentato da bambini e su un mensile dove abbiamo pubblicato alcuni articoli su prodotti erboristici ed omeopatici.

Si sente gratificata dai risultati ottenuti?

Moltissimo, il cliente ci chiede consigli e ci riconosce come farmacisti. Non visioniamo le ricette perché servono solo ad ordinare i farmaci prescrivibili in farmacia, ma se il cliente mi chiede che effetto avrà un determinato farmaco da banco, cerco di consigliarlo al meglio tenendo conto delle patologie in atto e dei farmaci assunti. Io non mi sento una farmacista di Serie B, infatti lavoro anche in una farmacia comunale, sentirsi sminuiti non è l’atteggiamento giusto per avere un buon rapporto con il cliente.

Come mai lavora anche in una farmacia, gestire la parafarmacia non le basta?

Non è per una questione di reddito, siamo rientrati dall’investimento nei primi 12 mesi di attività, lavorare in farmacia mi permette di tenermi aggiornata sui farmaci con obbligo di ricetta che vengono trattati solo in farmacia, questa preparazione mi permette di consigliare al meglio, con più efficacia, anche il mio cliente della parafarmacia dove trova tutto quello che si vende in farmacia con la sola esclusione dei farmaci che si tengono nel cassetto, cioè quelli con prescrizione medica obbligatoria.

Spera che un giorno sia liberalizzata anche la vendita di questi farmaci?

Sarà molto difficile, pensi che 2300 parafarmacie hanno chiesto la trasformazione in farmacie non convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) quindi senza incidere sulla spesa pubblica, ma nemmeno questa proposta è stata accettata.

In questo clima consiglia di investire nel suo settore?

Lo consiglio senz’altro, bisogna sapere dove investire, non in zone che presentano troppe farmacie o altre parafarmacie è chiaro. Noi operiamo in un comune con più di 50 mila abitanti, con presenza di circa 14 farmacie e fino all’anno scorso con 4 parafarmacie: una di queste ha chiuso, si trovava in centro, ma vicina alle farmacie. Il problema dell’ubicazione si pone meno per chi ha dietro il marchio di grandi società che lanciano in franchising centinaia di filiali in diverse parti del territorio. Ma per chi sceglie di partire da solo scegliere la giusta l’ubicazione, è indispensabile per avviare un’impresa dai risultati positivi e gratificanti.

Senza dimenticare anche la professionalità, il buon rapporto con il cliente, la capacità e la determinazione di superare le iniziali difficoltà, come hanno saputo fare la parafarmacia Rhodense e la sua responsabile Daniela Pelucca che ringraziamo per la gentile intervista concessaci.

Rosalba Mancuso

Fonte delle immagini:

http://www.shoppinginrho.com/popup-parafarmacia.html

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