Diventare Fashion Stylist

dicembre 21, 2009 | Fare impresa

L’Italia è un Paese particolarmente apprezzato all’estero per la sua tradizione e cultura nel campo della moda. Il Made in Italy è un must conoscitivo ed esperenziale per chi vuole intraprendere una carriera in questo settore, e le offerte di risorse nostrane sono, una volta tanto, di gran lunga superiori a qualunque tipo di formazione o esperienza che possa offrire l’estero. A livello ricettivo, però, il nostro Paese rimane ancora indietro in relazione ad alcune figure chiave del processo produttivo e comunicativo della moda, come accade per esempio con la figura del Fashion Stylist.

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CHI E’ IL FASHION STYLIST?

Pochi sanno chi è il Fashion Stylist e quali indispensabili mansioni svolge come trait d’union tra il mondo della produzione dell’abbigliamento e il consumatore e il lettore delle riviste di moda. Si tratta, infatti, di una figura ibrida, legata al mondo della produzione di modo e a tutti gli settori ad esso connessi (tecniche di fotografia, rielaborazioni di immagini al computer, ambientazione, luci, coreografia, make up, hair-style, accessori); ma, nello stesso tempo, comunica la moda attraverso la capacità di scegliere i capi e assemblarli per la presentazione delle collezioni delle griffe, di decidere i tempi di un photo shoot e di interpretare i gusti e i trend e crea gli stili, contribuendo al funzionamento della campagna pubblicitaria del designer e alla riuscita delle sfilate.

Per conoscere qualcosa di più di questa figura professionale e scoprire come seguirne le orme nel nostro Paese, abbiamo intervistato Maurizio Andreuccetti, Fashion Designer e docente presso l’Istituto Europeo di Design di Roma.

Può innanzitutto spiegarci in cosa consiste la professione di Fashion Stylist e quali sono i compiti di questa figura all’interno del settore della moda?

Essere Stylist, oggi, significa rivestire un ruolo sempre più rilevante all’interno del Fashion Business. Lo Stylist è un’interfaccia creativa fondamentale all’interno delle produzioni fotografiche, alle quali applica una coerenza stilistica nell’organizzazione visiva dell’immagine.

Dotato di una vastissima cultura – moda/fotografia di moda, comprende le problematiche legate ad uno shooting fotografico, interpreta le tendenze di stile e di costume al fine di proporle ai lettori delle Riviste, sa scrivere un articolo che riguarda la moda, conosce le dinamiche economiche ed editoriali delle case editrici. In sintesi è colui che coordina organizza e pianifica gli Editoriali e i servizi fotografici che andranno pubblicati nella rivista per cui collabora.

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L’Italia è un Paese all’avanguardia nel campo della moda, ma la professione di Fashion Stylist non è molto conosciuta. Può darci una spiegazione in proposito?

Spesso si fa confusione fra Fashion Designer e Stylist. È buffo, dato che lo Stylist spesso affianca il Fashion Designer in occasione di sfilate o eventi per la presentazione delle collezioni. Ne diventa così il responsabile/comunicatore dell’immagine della collezione, abbinando i capi d’abbigliamento ad accessori e particolari, dando un “valore aggiunto” al lavoro/prodotto dello stilista. L’Italia si sta accorgendo sempre più dell’importanza del lavoro dello Stylist, purtroppo con un piccolo ritardo sulla tabella di marcia, fortunatamente non per colpa di pregiudizi.

Qual è invece la posizione di questa figura professionale a livello internazionale?

In ambito internazionale la figura dello Stylist è essenziale, riconosciuta come tale da tempo per le sue competenze. In un’epoca di globalizzazione l’esigenza è quella di trovare una mediazione fra i diversi gusti delle varie culture: ecco perché una mente esperta in fatto di moda è una figura fondamentale su un set. Oggi non esiste più un gusto “americano”, “europeo” o “orientale” bensì un raccordo coadiuvato dalla figura dello Stylist, ricettivo alle tendenze del mercato e della società, in grado di prevedere quali saranno i trend e le contaminazioni fra epoche e stili per le stagioni future. Infine deve essere in grado di relazionarsi con tutti gli altri operatori del settore moda e degli ambienti che intorno alla moda girano (stampa, media, ecc.).

Qual è la formazione culturale (di base e accademica) che dovrebbe avere un professionista di Fashion Style?

Una valida formazione può essere data da un Corso o da un Master specializzati in Styling.

Sono però dell’idea che oltre a una scuola in grado di introdurti al concetto, definendo il ruolo dello Stylist nel progetto di costruzione di un’immagine, le ricerche iconografiche d’ispirazione, l’abbinamento di capi e colori e le differenze/similarità tra le diverse applicazioni della professione di quest’ultimo, siano fondamentali un bagaglio culturale e un gusto personale che solo una forte motivazione può porre in essere.

Una volta in possesso delle conoscenze necessarie, qual è il primo passo per trovare lavoro in questo settore?

È una libera professione e come tale non c’è necessariamente una strada da seguire. Molti Stylist arrivano a svolgere questo lavoro dopo anni di esperienza e percorsi paralleli nei vari settori moda e non solo. Di sicuro cominciare affiancando un fotografo di moda può essere un ottimo inizio. Allo steso tempo lo è fare esperienza all’interno di una redazione. È un lavoro di esperienza diretta e di crescita su campo.

Il Fashion Stylist agisce sempre e solo da singolo o può creare una struttura più grande e con dei dipendenti/collaboratori?

Esistono Factory di Consulenti in Styling così come figure singole la cui scelta è quella di lavorare autonomamente. Anche in questo caso non esistono schemi fissi. Ovviamente maggiore è l’importanza e la responsabilità dell’incarico, più lo Stylist si avvarrà di Assistenti in grado di sorreggerlo in maniera competente e mirata alla riuscita del lavoro svolto.

Chi è il cliente tipo del Fashion Stylist? Come viene contattato o reperito? Che tipo di promozione deve fare il Fashion Stylist per farsi notare?

Questo professionista può lavorare in redazioni di testate di moda, in televisione, uffici stile, show-room e uffici stampa. Come free lance può collaborare con diverse testate, redazioni televisive, stilisti e case di moda, nonché Agenzie di Styling specializzate.

Per quanto riguarda il contatto con il cliente, esso può essere bilaterale. In un primo momento potrebbe essere proprio lo Stylist a proporsi. Ad esito positivo, il committente potrebbe cercarlo di nuovo per una successiva collaborazione.

Sono molto scettico riguardo gli “improvvisati”, i convinti che basti mettersi in vetrina in maniera originale e onnipresente per far si che il fumo conti più dell’arrosto: in questo lavoro, basato su un crescente passaparola direttamente proporzionale alla qualità dei lavori svolti, il miglior biglietto da visita per farsi notare è saper lavorare. Se vogliamo uscire dalla crisi, è fondamentale riappropriarsi di concetti base come la meritocrazia.

Che tipo di strumenti tecnico-creativi sono necessari all’esercizio della professione?

Un valigia piena di: umiltà, spirito di adattamento, capacità di interagire con le altre figure che partecipano all’elaborazione di uno stile (Direttore di rivista, Art director, Fotografo, Parrucchiere, Truccatore), concretezza, idee chiare, e uno sketch book sul quale raccogliere e annotare più dettagli possibili per la realizzazione di un Mood Board di partenza. Un parterre di abiti e di accessori in grado di ovviare le richieste di primaria importanza, ma soprattutto un’ottima capacità di comunicare le proprie idee attraverso l’estetica dell’immagine.

Quali consigli darebbe ai giovani aspiranti a questa professione?

Essere degli acuti osservatori. Coltivare una inespugnabile cultura dell’immagine che sarà fondamentale per avere un gusto, un’opinione, un senso critico. Aggiornarsi costantemente, non sentirsi mai arrivati.

Grazie alle risposte del professor Andreuccetti, risulta chiaro come in questo settore più di altri, dove i percorsi formativi possono aiutare gli aspiranti Fashion Stylist solo in un momento avanzato della propria formazione professionale, sono necessari grande spirito di iniziativa e creatività, una sensibilità al mondo della moda che non si costruisce da un giorno all’altro ma attraverso un processo critico lungo e complesso, e un’ottima propensione ai rapporti interpersonali, fondamentali per riuscire a gestire il flusso di comunicazione e compiti che investe il Fashion Stylist. Partire affiancando un fotografo di moda o all’interno di una redazione che si occupa di questo settore è certamente la scelta migliore per apprendere le basi di un lavoro che si svolge innanzitutto sul campo; poi, le conoscenze e i contatti acquisiti potranno rivelarsi un discreto lasciapassare per fare del Fashion Styling la propria professione.

Eliana Bentivegna

Fonti delle immagini

maruism.com

stylelobby.blogspot.com

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