Energie rinnovabili : guadagnare con le fonti rinnovabili. Sesta puntata

dicembre 7, 2009 | Fare impresa

Dopo aver trattato una panoramica generale dell’impresa agro- energetica, cioè dell’azienda agricola che decide di ampliare l’attività coltivando biomassa da trasformare in energia rivendibile a terzi, entriamo nel vivo della costituzione dell’azienda vera e propria.

PRODURRE ENERGIA RINNOVABILE : L’IMPRESA AGRO ENERGETICA

Il modello di impresa agro-energetica maggiormente operativo allo stato attuale è quello di azienda agricola che produce e rivende energia elettrica da biogas, cioè da residui di allevamenti, poi esiste la biomassa legnosa, ma questo modello di impresa che la coltiva , la trasforma e la vende non è ancora diffuso, per lo più si tratta di aziende di teleriscaldamento a biomassa legnosa che acquistano altrove la materia prima e la trasformano, oppure aziende che gestiscono impianti di cogenerazione cioè energia elettrica e termica dal legno tramite centrali da teleriscaldamento.

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IMPIANTI DI RISCALDAMENTO DA BIOMASSA LEGNOSA

Esistono anche esempi di aziende agricole che hanno realizzato impianti di teleriscaldamento da biomassa legnosa per l’autoconsumo aziendale, generata attraverso una piccola caldaia. Come avrete capito con il termine biomassa si intende una varietà di materie prime, lo avevamo accennato nella scorsa puntata. Per evitare troppa confusione che non vi sarà certo utile per sviluppare un sano progetto di impresa, abbiamo deciso di limitare il campo al modello di azienda agricola che produce energia elettrica da biogas. Un’azienda del genere è un’impresa che decide di diversificare l’attività agricola ricavando energia elettrica dai rifiuti prodotti dall’allevamento, per rivenderla a terzi. L’impresa agro energetica è perciò a tutti gli effetti un’impresa agricola. Pertanto dovrà avere una partita iva, una forma societaria (ditta individuale, società in nome collettivo, a responsabilità limitata). In campo agricolo molto diffuse sono le cooperative familiari, le cooperative a responsabilità limitata e le cooperative sociali. Bisogna poi essere iscritti alla Camera di Commercio come imprenditori agricoli. Il codice civile art. 2135 definisce imprenditore agricolo “chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento di animali e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura”. Il Decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99 ha introdotto inoltre la figura di imprenditore agricolo professionale che viene definito “come colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell’articolo 5 del regolamento CE n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, dedichi alle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo o che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro”. Se tale attività è svolta in zone svantaggiate la percentuale scende al 25%. Dunque si può esercitare attività agricola, ma anche altra attività di lavoro, purchè non sia prevalente a quella agricola. Questo, almeno all’inizio può essere utile per valutare i risultati dell’impresa agricola stessa. Per svolgere l’attività agricola occorre un fondo dove esercitarla, in un precedente reportage dedicato sempre al mondo agricolo avevamo fornito le quotazioni attuali per poterlo acquistare ( prima spesa), si va dai 16 mila euro per 2 mila mq ai 95 mila per 20 mila mq. Bisogna poi pensare all’allevamento, ad esempio, se decidete di allevare bovini dovete acquistarli vivi; un bovino costa diverse migliaia di euro; le quotazioni attuali oscillano tra i 2,70 – 3,30 euro al kg per bovino da ristallo, mentre per una vacca da macello andiamo su 1,05, 1,20 euro al kg. Se consideriamo un animale di 350 kg a 3 euro, costa 1050 euro. Comunque non vogliamo azzardare ipotesi sbagliate, per avere un quadro chiaro sul valore di un bovino potere consultare il sito di Assocarni, l’Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame. Il sito richiede la registrazione per poterlo navigare. Oppure potete visitare i siti delle borse merci o dell’Ismea, Istituto di Servizi per il mercato agricolo alimentare che riporta quotazioni sistematicamente aggiornate. Se volete ricavare energia dai residui di un allevamento ed essere considerati produttori a livello nazionale, tipo Enel, dovreste acquistare migliaia di capi ad esempio, 8 mila! Ma all’inizio non sarà facile investire una cifra che si aggirerebbe su diversi milioni di euro! Per iniziare bisognerebbe partire con l’idea di fornire energia elettrica ad una comunità specifica ad esempio gli abitanti di un piccolo comune di 5 mila abitanti. Se con 8 mila capi si rischia di diventare un fornitore a livello nazionale, per una piccola comunità di 5 mila abitanti potrebbero bastare 800 capi, ( siamo sempre vicini all’investimento di 1 milione di euro) se si vuole provare con un numero inferiore e servire solo 1000 abitanti, scende di conseguenza anche il numero dei capi.

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PRODURRE  ENERGIA RINNOVABILE : COSTO DELL’IMPIANTO DI TRASFORMAZIONE DEL BIOGAS

Poi bisogna considerare il costo dell’impianto di trasformazione del biogas che varia in base alle dimensioni, alla tipologia di residuo da trasformare ed alla potenza. Si tratta di impianti che trasformano il biogas attraverso processi di digestione provocati da batteri esistenti in natura. Il costo è stato stimato in 250 -700 euro per metro cubo di digestore anaerobico ( processo in assenza di ossigeno). Il calcolo è stato effettuato anche in kw di energia elettrica ricavabili, con un investimento che si aggira sui 2500-7500 per kw elettrico. Per un impianto da 30Kw il costo sarebbe ( media 5 mila euro) di 150 mila euro. Investimenti di 3 milioni di euro sono stati ripagati dopo 4 – 8 anni. Un’azienda che installa impianti di questo tipo nelle aziende agri-energetiche è la bluenergycontrol. Un modello di impresa agroenergetica fattibile è rappresentato da una cooperativa di 50 agricoltori che possiedono 600 bovini, ricavando 1200 mc di liquami al giorno, 1500 mc di biogas al giorno e vendoendo i mc di gas in kw. I benefici economici della filiera del biogas ( dati 2007) sono stati di un risparmio di costi energetici di 0,13 eurocent kWh , il prezzo di vendita di energia elettrica alla rete nazionale tra meno di 500 kw annui, 500 kw annui ed 1 Mw annuo va dai 7 ai 9 centesimi di euro al kWh. Oltre a 13 centesimi di euro a kWh per la vendita dei certificati verdi. I certificati verdi sono stati introdotti dalla liberalizzazione varata con il decreto Bersani, in attuazione di una direttiva europea ( la 96/92/CE). Nel caso della filiera del biogas di parla di certificati verdi agricoli. Si tratta di una forma di incentivazione statale della produzione di energia da fonti rinnovabili mirata a ridurre le emissioni di CO2. I certificati verdi attestano la produzione di energia pulita e vengono rilasciati dal GSE ( Gestore del Servizio elettrico) ai produttori di energia da fonti rinnovabili. Nel caso delle aziende trattate in questo reportage i certificati verdi durano 15 anni e possono essere venduti ad altri operatori obbligati per legge a ridurre le emissioni di CO2 del 2%. Significa che l’azienda agro – energetica ricaverà, oltre alla vendita di energia a terzi, anche un ricavo dalla vendita dei certificati. Si crea dunque un mercato in cui i produttori di energia da fonte rinnovabile vendono i certificati verdi ad altri operatori obbligati ( a pena di sanzione)ad utilizzare energia pulita ed a ridurre le emissioni dannose. Esistono anche altre tipologie di certificati. Per conoscere meglio le tariffe, il sistema di incentivazione e la normativa di riferimento, potete consultare: http://www.fire-italia.it/caricapagine.asp?target=rinnovabili/certificati_verdi.asp , il sito del GSE dove vengono indicate la modulistica e le dichiarazioni da produrre per ottenere il rilascio del certificati verdi ed il sito del Governo Italiano. Il Decreto che attua la Finanziaria 2008 permette anche di optare per un incentivo a tariffa fissa, escludendo i certificati verdi. Nello stesso documento sono indicate anche le spese di istruttoria per presentare la domanda di rilascio dei certificati verdi e degli incentivi, si va dai 50, ai 1200 euro, in base alla potenza degli impianti. Valutati i primi costi da sostenere, dovete anche sapere che l’iter delle autorizzazioni regionali, provinciali e comunali per poter mettere a regime la produzione di energia da biogas è sottoposto alle norme delle singole regioni. Ognuna chiede di presentare diverse tipologie di istanze, chiede diversi requisiti e questo in molti casi, viene considerato una criticità che impedisce il rapido avvio del progetto di impresa. Il settore è comunque incentivato da sostanziose erogazioni di contributi a sostegno dell’investimento, elargiti sempre dalle regioni. Esistono anche corsi gratuiti finanziati dal FSE per formarsi nel settore delle agro-energie. Utile, pertanto, informarsi consultando i siti web della vostra regione di appartenenza per conoscere bandi di finanziamento di imprese agro-energetiche ed eventuali corsi formativi. Nel seguito forniremo una panoramica dettagliata di una procedura di bando di finanziamento per impresa –agroenergetica, un esempio di iter autorizzativo regionale e la testimonianza di qualche impresa agricola che ha deciso di scommettersi anche sul fronte delle energie rinnovabili. Per approfondimenti: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/eima-energy-focus-sul-biogas-06494.cfm

http://www.venetoagricoltura.org/upload/Analisi_economico-ambientale_impianti.pdf

http://www.arsia.toscana.it/eventiold/agrienergie/pdf/27m/Berton.pdf

Rosalba Mancuso

Fonti delle immagini:

http://www.freefoto.com/preview/07-04-19?ffid=07-04-19&k=Cow

http://www.freefoto.com/preview/01-49-18?ffid=01-49-18&k=Cow

Autore: Ian Britton

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