Aprire una scuola di ballo : terza parte

gennaio 27, 2010 | Fare impresa

L’errore da evitare nell’apertura di una scuola di ballo è quello di iniziare l’attività in zone con elevata concorrenza ed in paesi molto piccoli. Lo racconta Stefania Bonetti, titolare della scuola di ballo Blue Dance con sede a Vignola, in provincia di Modena. La Scuola Bluedance viene fondata 13 anni fa e durante il suo percorso sperimenta la forma giuridica dell’impresa e dell’Associazione, anche se Stefania predilige quella dell’attività di impresa. Questa intervista è capitata quasi per caso, dopo una serie di contatti con tanti operatori del settore. Quello che è emerso da tali contatti è molto positivo: le scuole di ballo lavorano tantissimo e spesso è difficile, per loro, trovare il tempo per fermarsi; tante hanno scelto la forma giuridica dell’Associazione e svolgono l’attività solo per hobby alternandola a lavori definiti “meno creativi”. Scuole di ballo che hanno costruito il loro successo negli anni ce ne sono tante ed hanno una storia trentennale e quarantennale. Alcune scuole sono state fondate anche da ballerini diventati noti attraverso trasmissioni televisive, a testimonianza che oggi, la visibilità mediatica serve all’impresa come a qualsiasi percorso di carriera. Stefania è stata disponibile a raccontarsi perché al momento la sua scuola non esercita, in quanto necessita di un cambio di locale. Un locale più grande, almeno 200mq, perché quando l’attività è iniziata i locali erano anche più piccoli, ma lasciamo che sia l’intervistata a svelarci cose che riteniamo utili per ponderare bene la vostra idea di impresa e la sua conseguente redditività. Abbiamo ritenuto che i particolari”realistici” emersi da questo racconto, potessero davvero servire a spiegare un’impresa dal punto di vista della realtà, appunto, senza indurre i lettori ad inseguire facili illusioni, ma nemmeno senza togliere la speranza, perché l’esperienza di chi ha operato nel settore permette anche agli altri di evitare di commettere degli errori o di intraprendere dei percorsi poco proficui per il futuro.

Cosa l’ha spinta a fondare Bluedance?

Vari motivi. La passione prima di tutto ed anche la necessità di ricavare un reddito dal lavoro che avevo sempre sognato di fare, che mi permettesse di comprare casa, sposarmi ed essere indipendente. Poi il fatto che volevo rendermi utile insegnando danza alle bambine della scuola, per permettere loro di avere un punto di riferimento, invece di stare sempre attaccate alla TV. La filosofia alla base della nascita di Bluedance prende spunto anche dalla mia esperienza di bambina, mi sentivo sola, i ragazzini avevano il ritrovo dello sport, le bambine no.

Sei riusciti in questo obiettivi?

All’inizio sono riuscita, poi sono iniziate le difficoltà. La più importante è stata quella di non riuscire a trovare un locale più grande dove trasferire la scuola. Volevo spostarmi in città, ma ho trovato solo negozi, ma non capannoni o palestre di almeno 200mq dove trasferire la scuola. Questa ricerca va avanti da 4 anni.

Dunque trovare i locali adatti è la maggiore criticità nel suo settore?

Nel mio caso sì.

Una scuola per essere efficiente deve per forza avere grandi superfici?

Per ospitare più discipline e diverse attività la ritengo un fatto indispensabile. Una buona scuola di questo tipo, deve avere una superficie minima di almeno 200 mq. Io ho iniziato in uno spazio più piccolo, ma insegnavo danza solo alle ragazzine delle scuole pubbliche.

Quindi uno spazio più piccolo può servire per un numero limitato di discipline?

Diciamo per un numero limitato di allievi. Io operavo a Vignola, comune con un numero di abitanti molto inferiore a quello di una città come Bologna o Modena.

Vignola oggi conta circa 20 mila abitanti. Quanto ha influito questo numero sulla redditività della sua impresa?

Il numero di abitanti, la zona geografica, la concorrenza sono tutti fattori che incidono sul futuro di un’attività di impresa.

Dunque talento, spirito di sacrificio e buona volontà non servono?

Il talento, lo spirito di sacrificio e la buona volontà servono sempre, ma questi fattori che ho poco fa citato devono essere tenuti in gran considerazione per pianificare fin dall’inizio il successo di un’attività di impresa.

Alla luce della sua esperienza dove consiglierebbe di avviare una scuola di ballo come impresa?

In una grande città, sicuramente. Per la mia zona, più che un piccolo comune, meglio Bologna o Modena, senza dubbio.


Nelle precedenti puntate del nostro reportage è emerso che la concorrenza delle scuole di ballo, oggi è molto alta. C’è una media di circa 120 scuole per regione. In un clima così saturo come vede il suo settore?

Aprire una scuola di ballo in un paese piccolo, dove ci sono altre scuole concorrenti per me è assolutamente da evitare. Si può creare un’Associazione per hobby e fare un altro lavoro, se non lo si ha, meglio pensare a cercarlo. La mia scuola all’inizio aveva la forma giuridica di un’impresa, poi per gli inevitabili costi di gestione è passata all’Associazione, non ero sola, ma io ho preferito lasciare questa esperienza, perché prediligo la forma giuridica dell’impresa.

Come si fa a fronteggiare la concorrenza a questi livelli?

Per fronteggiare la concorrenza, meglio non averla o averne poca, pensare di battere la concorrenza di scuole di ballo note, consolidate e grandi e che hanno iniziato per prime, non è una sfida facile da ipotizzare.

Evviva la sincerità, Stefania è la prima insegnante di ballo imprenditrice che rispetto ad altri imprenditori ha avuto il coraggio di dire la verità. Forse solo in un altro caso è capitato di sentire ammettere che certi tipi di concorrenza non si affrontano così facilmente.

Una scuola piccola permette di disporre di pochi servizi, mentre una più grande permette di ampliarli, ma di pari passo crescono anche i costi di gestione, ma davvero i costi di una scuola di ballo sono così alti?

I costi di gestione ci sono, sia per la scuola piccola che per quella grande. Luce, telefono, riscaldamento, abbonamenti Siae, personale.

Potrebbe quantificare queste spese?

Non credo sia importante quantificare, ci sono delle uscite, come in ogni attività di impresa.

E’ riuscita ad evitare qualcuno di questi costi?

I locali della mia scuola di ballo, quelli più piccoli del locale di 200mq di cui sono in cerca, sono stati messi a disposizione da mio padre ed ho perciò evitato la spesa dell’affitto.

Ed i costi del personale?

All’inizio dell’attività eravamo in due, la collega poi ha scelto la strada di una sua attività e le nostre strade si sono divise. Io ho avuto la collaborazione del mio fidanzato e di altri insegnanti di danza.

Come si svolgevano i corsi?

I corsi erano pomeridiani. Insegnavano Danza classica, moderna, Latino americano, Liscio, anche Danza del ventre e Flamenco. Quest’ultima danza l’abbiamo insegnata per un mese, è dipeso dalla disponibilità dell’insegnante. Abbiamo anche abbinato la ginnastica alla danza, servizio che abbiamo sospeso per una questione di locali non adatti, proseguendo l’attività solo nel campo della Danza.

Nella scelta delle discipline insegnate, quanto dipende dall’allievo e quanto da altri fattori?

La possibilità di trovare insegnanti formati in una particolare disciplina richiesta dagli allievi è un fattore determinante per la continuità di una scuola, bisogna considerare anche il compenso degli stessi. Questa è stata un’ulteriore criticità da affrontare. Trovare un insegnante per due ore la settimana da assumere, era una voce di spesa notevole, considerato sempre il dato che operavamo in un comune piccolo e con pochi allievi, rispetto da una città più grande.

Per una scuola di danza come attività di impresa, siglare contratti di collaborazione con gli insegnanti, non era praticabile o si doveva assumere tramite contratto di lavoro dipendente, oppure imporre l’apertura della Partita Iva, ma per poche ore di lavoro, all’insegnante non conviene farlo.

Quindi la criticità del vostro lavoro è anche la burocrazia?

La burocrazia, la mancata disponibilità di locali e la carenza di risorse finanziarie.

Per operare in grande, l’aiuto finanziario è indispensabile. Avere dei contributi pubblici, ad esempio, aiuta ad avviare l’attività con un supporto ed un sostegno non indifferente.

Ringraziamo Stefania per l’intervista concessaci. Una testimonianza molto incentrata sulle reali difficoltà che un imprenditore deve affrontare durante il suo cammino, che permette, inoltre, di valutare la fattibilità di un’idea di impresa nel settore, con entusiasmo, ma anche con prudenza.

Rosalba Mancuso

Fonti delle immagini:

http://www.flickr.com/photos/pat_mcdonald/2558206764/

http://www.flickr.com/photos/pat_mcdonald/2526777011/in/set-72157600005372095/

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