Delocalizzare in Svizzera : aprire un’attività nei cantoni Svizzeri. Terza parte.

dicembre 17, 2010 | Fare business all'estero

 

Bentornati alla terza parte dell'argomento, dedicato all'apertura di un'attività in Svizzera.

Oggi, ascoltiamo una imprenditrice che ci parlerà della sua esperienza in una breve intervista.

Abbiamo con noi Laura Costato, a cui abbiamo posto alcune domande.

Che tipo di aziende sono attratte da una eventuale delocalizzazione/internazionalizzazione in Svizzera ? 

Per quanto riguarda la mia esperienza, le aziende di servizi e software sono maggiormente interessate alla delocalizzazione in Svizzera nel Canton Ticino.
Tuttavia con l'iniziativa che stiamo portando avanti come impresecheresistono e dopo la trasmissione di Rai Tre 'Presa Diretta ''Senza Fabbriche' , abbiamo ricevuto numerose richieste anche da questo tipo attività, oltre che a quelle del manifatturiero nel campo della metalmeccanica e della carpenteria. Le aziende da cui abbiamo ricevuto richieste di informazioni vanno dalle micro alle medie.

Quali vantaggi vede un imprenditore italiano da questa operazione?

Principalmente la snellezza burocratica, i rapporti facilitati con le amministrazioni e con il fisco, la grande flessibilità
nei rapporti con il personale, l'incentivazione fiscale ed il fatto che la tassazione a regime non supera comunque il 20%
contro il nostro (tra imposte dirette ed indirette) circa 76%.

Insomma, un Paese dove si può lavorare in tranquillità.

Quali sono i tempi e le problematiche che una azienda deve gestire per trasferirsi o 
aprire una sua filiale in Svizzera?

Innanzi tutto, occorre approntare un piano industriale il più possibile preciso. 
Il discorso creditizio anche in Svizzera non è così facile, pertanto consiglio vivamente a chi sta pensando a delocalizzare,
di raggiungere un equilibrio finanziario adatto a sostenere lo spostamento.

Il GGBA garantisce, a fronte di un piano industriale corretto e sostenibile, 1/3
dell'investimento a tasso agevolato tramite le banche cantonali ed 1/3 tramite le 
le banche commerciali.
Il restante, deve essere nelle disponibilità dell'azienda. 
Seconda cosa, la gestione del proprio mercato in Italia, approntare una soluzione che ci permetta di continuare di a servire la nostra clientela senza obbligare la stessa allo sdoganamento con anticipazione dell' Iva in frontiera.

Il nostro sistema economico, ha infatti obbligato tutte le micro e piccole aziende ad indebitarsi con le banche per
via della mancanza di regolamentazione sui pagamenti che porta i piccoli ad essere sempre in mancanza di liquidità a causa del 
del Credit Crunch e della grande differenza tra incassi e pagamenti.

Questa problematica, si riflette in maniera pesante sulla convenienza di pagare in anticipo l'Iva.


Da quanto Lei ha avuto modo di sentire dagli altri imprenditori, a chi 
consiglia di accettare una proposta simile (cioè aprire o delocalizzare)?

Consiglio questa scelta a coloro che hanno problemi legati non al mercato in se stesso, quanto 
alla burocrazia ed alla tassazione.
I cali di fatturati che tutti hanno, chi più chi meno, rimangono circa sugli stessi livelli, nonostante 
si continui a parlare di ripresa.

Tuttavia la mancanza di politiche economiche atte ad attirare sul nostro territorio nuovamente le grandi imprese italiane come le multinazionali straniere, ha fatto sì che oggi, la mancanza di commesse sia un problema ancora più pesante della tassazione.

Difatti, la tassazione, diviene un problema nel momento in cui si produce un reddito che non può essere utilizzato per garantire la continuità aziendale.
Oggi il problema reale, è che non si produce più reddito in Italia, non c'è più lavoro nel nostro paese ed anche quando si presentano delle richieste, non abbiamo la possibilità di essere competitivi a causa degli alti costi fiscali e burocratici che ci impediscono di poter proporre i nostri prodotti sul mercato.

Ed a quali sconsiglia una simile operazione?

Non credo che si possa pensare di spostare una azienda il cui prodotto non ha più mercato.

Eventuali altre sue riflessioni...

La cosa che rende personalmente stimolante l'idea della delocalizzazione, è il fatto di poter lavorare in un paese nel quale
se l'imprenditore sa fare il proprio mestiere, ti venga data la possibilità di vivere con il frutto del tuo lavoro, ti venga data la possibilità di veder crescere la propria azienda e ti venga riconosciuta l'importanza di creare ricchezza sul territorio restituendoti la dignità del fare impresa.

Credo che in Italia ormai, non sussistano più queste prerogative.

Questo è un Paese dove sopravvive chi può evadere e dove vengono premiati i disonesti.
Prova vergognosa ne è stato lo Scudo Fiscale, dove chi ha evaso grandi somme , ha avuto la possibilità di
di rifinanziarie la propria azienda pagando un misero 5% di imposta. Contro il 70 ed oltre degli onesti, oltre ad avere
la possibilità di fare una vera e propria concorrenza sleale sul territorio.
Chi evade, può vendere a dei prezzi che gli onesti si scordano.

Al contrario, chi dichiara ma non ha la possibilità di pagare le imposte per mancanza di Iiquidità, si trova espropriato, con ipoteche e dilazioni a fronte di interessi che hanno ben poco a che vedere con quel 5%.

Si conclude qui anche la terza parte del nostro argomento.

Fonte immagine :

schweizerpass.admin.ch

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