Aprire un’impresa di import-export. Seconda parte.

gennaio 17, 2011 | Fare impresa

Nella prima parte del reportage dedicato all’avvio di un import-export, avevamo anticipato il tema di questa o delle successive puntate e cioè gli aspetti burocratici legati all’avvio dell’attività, le difficoltà da superare, etc. Intanto però, vorremmo, dare un primo sguardo alla distribuzione della concorrenza del settore, per capire quanto siano diffuse a livello nazionale imprese operanti nel commercio di merci importate o da esportare. Il settore è molto nutrito e la parola chiave Import-Export, solo in lingua italiana restituisce più di 34 milioni di risultati.

APRIRE UN’IMPRESA DI IMPORT-EXPORT : LA CONCORRENZA

La categoria merceologica di merci trattate, sono i mobili, agrumi, merci in stock di qualsiasi tipo, ma anche prodotti frutto di accordi commerciali tra l’Italia e la Russia, elettronica di consumo. Il web restituisce anche altre parole chiave, come import- export dalla Cina, dove i risultati si abbassano drasticamente scendendo a poco più di 134 mila. Come accennato nella prima parte, l’import export italiano ha riguardato settori tradizionali, confermati anche da questi ultimi risultati web, quindi artigianato, abbigliamento, mobili e prodotti tipici necessariamente Made in Italy che partono dal nostro paese per essere diffusi all’estero. L’importatore del futuro, invece, può essere definito anche un consulente import-export capace di stringere accordi commerciali con partner esteri, ovvero, molto abile ad acquisire clienti. Ma di questo ci occuperemo nel corso della nostra trattazione. Assodato che la capacità di trovare clienti ci sia, per mettere in piedi un’impresa di import-export che favorisca la commercializzazione di merci provenienti dall’estero, occorre seguire una determinata procedura burocratica. L’avvio di un’impresa di import export, rientra nell’ambito di un’attività commerciale, al dettaglio o all’ingrosso o di produzione e distribuzione.

APRIRE UN’IMPRESA DI IMPORT EXPORT : GLI ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI

Gli adempimenti amministrativi da seguire per creare l’impresa, dipendono dall’ambito di attività che si eserciterà all’interno dell’ import-export. Se l’attività si svolgerà al dettaglio bisognerà presentare istanza al Comune dove l’impresa avrà la sede legale; nel caso del commercio all’ingrosso bisognerà presentate l’istanza al Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia dove avrà sede l’azienda ( la legge istitutiva di questa procedura è il D. Lgs. 114/98). In ogni caso, è sempre utile rivolgersi direttamente alla Camera di Commercio o al Comune perché le procedure possono subire delle variazioni stabilite da norme regionali. L’export di merci prodotte direttamente dall’imprenditore è libero, tranne che per alcune categorie di beni, come quelli alimentari soggetti a determinati adempimenti, già descritti nei reportage dedicati al commercio ed alla somministrazione di alimenti e bevande. L’impresa, in forma individuale o società, può essere creata con la procedura semplificata introdotta dal primo aprile 2010, detta “ComUnica”, dove, con un solo invio telematico alla Camera di Commercio, si otterrà il numero di partita Iva, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la posizione Inps ed Inail. L’impresa deve indicare, nell’oggetto sociale, il tipo di import-export che intende esercitare, per espletare le corrette procedure amministrative relative ai diversi segmenti di attività. L’import-export si può esercitare anche sotto forma di e-commerce, cioè di commercio elettronico o vendita a distanza. Anche per l’e-commerce si dovranno seguire procedure diverse a seconda che si tratti di commercio al dettaglio di merci importate o all’ingrosso. Nel primo caso si avvierà, entro 30 giorni, una comunicazione preventiva al Comune dove si trova la sede legale dell’impresa ( in caso di società) o dove risiede il titolare ( in caso di ditta individuale). Nel caso di e-commerce per la vendita all’ingrosso, si invierà una denuncia di inizio attività al Registro Imprese della Camera di Commercio del proprio luogo di residenza o di attività che verificherà il possesso dei requisiti. Il possesso dei requisiti, viene indicato su apposito modulo prestampato fornito dallo stesso ente camerale ed ha valore di autocertificazione per l’imprenditore che dovrà affermare o negare quanto riportato nel modulo, rilasciando dichiarazioni veritiere. La Camera di Commercio, poi, verificherà che quanto indicato corrisponda al vero. Nel caso di e-commerce per la vendita di alimenti e bevande bisognerà, invece, dimostrare il possesso di requisiti morali e professionali, e seguire tutte le procedure standard per l’avvio di attività commerciali nel settore dei cibi e delle bibite. Per quanto riguarda il profilo fiscale dell’attività, si dovrà fare riferimento alle diverse normative dei paesi interessati alla commercializzazione dei prodotti, che possono essere Stati membri dell’Ue o paesi extra Ue. Diversa è la procedura da seguire se si intende avviare un’attività di consulenza alle imprese operanti nel settore dell’import-export. La consulenza si configura come una prestazione di servizi di intermediazione per conto terzi, avevamo descritto questo tipo di attività nella prima puntata, identificando l’importatore del futuro come un agente commerciale globale, ma sarebbe meglio definirlo un procacciatore d’affari. Continua…

Fonte di alcuni dati:

http://www.to.camcom.it/Page/t08/view_html?idp=8553

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

http://www.annunciora.it/11/posts/2_Audio_TV_Elettronica/0/

http://www.buttalapasta.it/articolo/cucina-facile-trota-salmonata-agli-agrumi/5090/

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