Diventare avvocato. Quarta parte.

gennaio 11, 2011 | Libera professione

Non sempre un bravo professionista, come l’ avvocato, trova spazio per affermarsi in patria e se nella scorsa puntata abbiamo parlato delle opportunità di formazione professionale offerte dalla Spagna per conseguire il titolo forense, adesso parleremo di come è possibile avviare uno studio legale all’estero.


DIVENTARE AVVOCATO ALL’ESTERO : APRIRE UNO STUDIO LEGALE ALL’ESTERO

Requisito fondamentale per intraprendere la carriera di avvocato al di fuori dei confini nazionali è l’ottima conoscenza di almeno una lingua straniera e quando diciamo ottima, vogliamo dire che bisogna scriverla e parlarla correttamente e fluentemente. Altro requisito, indispensabile: la conoscenza delle norme giuridiche dello Stato in cui si decide di avviare l’attività, ed , infine, terzo: una discreta disponibilità di capitale per sostenere le spese di trasferimento e di start up. Molti non sanno, però, che è estremamente semplice esercitare la professione forense in qualsiasi stato dell’Unione europea. Lo svolgimento della libera professione forense ed il riconoscimento dei titoli formativi conseguiti in uno degli Stati membri, sono disciplinati, rispettivamente, dalle direttive 77/249/Ce, e 89/48/Ce. Per ottenere il riconoscimento dei titoli richiesti per l’esercizio della professione negli stati dell’Ue, il richiedente deve avere la nazionalità di uno Stato membro ed essere qualificato all’esercizio della professione forense nello Stato medesimo. A propria discrezione, lo Stato membro che si è scelto per esercitare la professione, può richiedere di integrare i titoli e la formazione posseduta con il superamento di un test attitudinale sulle materie non coperte dalla formazione d’origine. Molto interessanti, invece, le opportunità offerte dalla direttiva 89/48/Ce sul libero esercizio della professione di avvocato, che all’articolo uno stabilisce che gli avvocati possono effettuare negli Stati membri delle prestazioni di servizi, relativamente ad alcuni settori riconosciuti dalla stessa norma e dagli stati membri. Le prestazioni che gli avvocati possono svolgere all’interno degli stati dell’Ue sono: atti autentici che abilitano all’amministrazione dei beni di persone defunte o che riguardano la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari; rappresentanza e difesa di un cliente in giudizio o dinanzi alle autorità pubbliche. Per l’esercizio di tali attività e lo svolgimento di dette prestazioni professionali, l’avvocato deve attenersi alle regole professionali adottate dallo Stato membro ospitante. Per conoscere pienamente queste regole è utile consultare gli ordini forensi dello Stato europeo in cui si intende svolgere la professione.

FARE L’AVVOCATO ALL’ESTERO : ALTRE REGOLE

Per altre attività, legate alla professione forense, non rientranti in quelle specificatamente elencate dalla direttiva, l’avvocato può svolgerle secondo le regole professionali stabilite dal paese di provenienza. Nell’esercizio della sua attività, l’avvocato dovrà usare i propri titoli professionali espressi nella lingua del proprio paese di origine. I documenti potranno essere esibiti su richiesta dell’autorità competente dello Stato ospitante per verificare l’abilitazione del prestatore del servizio forense. Per agire in rappresentanza ed in difesa di un cliente in giudizio, lo Stato ospitante può imporre all’avvocato di essere introdotto presso la propria giurisdizione competente o di iscriversi presso l’ordine forense dello Stato stesso. L’avvocato, nell’esercizio delle attività espresse dalla direttiva, deve anche attenersi a regole deontologiche che valgono non solo nel paese d’origine, ma in tutti gli Stati membri, ovvero l’incompatibilità fra l’esercizio delle attività di avvocato e quello di altre attività in detto Stato, il segreto professionale, il carattere riservato dei rapporti tra colleghi, il divieto per uno stesso avvocato di assistere parti che abbiano interessi contrapposti e la pubblicità. Queste norme, si applicano se sono obbligatorie nello Stato di provenienza dell’avvocato e se la loro osservanza, permette di garantire oggettivamente nello Stato ospitante il corretto svolgimento dell’attività, preservando la dignità professionale ed il rispetto dei ruoli tra loro incompatibili. L’inadempimento delle regole della presente direttiva o delle norme deontologiche applicate dallo Stato ospitante, autorizzano lo stesso, secondo le proprie regole o procedure, ad informare lo Stato membro d’origine su eventuali violazioni compiute dal prestatore dei servizi giuridici. Insomma fare l’avvocato all’interno dei vari stati dell’Unione Europea non è difficile, a patto di essere i primi a rispettare le regole deontologiche imposte sia dal paese d’origine che da quello scelto per intraprendere ed esercitare la professione forense.

Altra fonte dei dati:

http://www.covalori.net/-_esercizio_professione_legale_all______%27estero___cosa_fare______.htm

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

http://www.esteri.it

http://melissanopensieriliberi.blogspot.com

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