Diventare fotografo ed aprire uno studio fotografico. Quinta parte.

aprile 27, 2011 | Libera professione

Nella scorsa puntata abbiamo parlato della professione del fotoreporter, della gavetta, delle soluzioni alternative al gossip, come le foto per eventi, fatti di cronaca. In tutta questa ampia gamma di servizi fotografici si può decidere di lavorare in proprio o come dipendenti di un’agenzia fotografica o come imprenditori di se stessi, cioè aprendo un proprio studio fotografico. In questa nuova puntata parleremo proprio della prassi amministrativa da seguire per mettersi in proprio, dando uno sguardo alle eventuali opportunità di contributi e finanziamenti, alle caratteristiche che deve avere lo studio. Intanto, come già visto nelle scorse puntate, i fotoreporter lavorano prevalentemente come freelance, cioè lavoratori autonomi. Su questo aspetto lavorativo bisogna fare degli opportuni chiarimenti.

DIVENTARE FOTOREPORTER FREELANCE

 

Il fotoreporter freelance è un giornalista, la collaborazione con i giornali viene remunerata con compenso a foto. Di solito la prassi usata è quella della cessione di diritto d’autore, cioè oltre all’immagine si cedono anche tutti i diritti di utilizzo e rivendita della foto alla testata acquirente. Il pagamento avviene tramite emissione della parcella da parte del fotoreporter dove si calcola il compenso a foto e si applica una ritenuta di acconto pari al 20% sul 75% del compenso lordo. L’operazione è esente da Iva. Se però i compensi maturati dal fotoreporter superano i 5 mila euro per committente, cioè per testata acquirente, questo è obbligato ad avere la partita Iva. Recenti modifiche normative hanno introdotto per i liberi professionisti, (perché il giornalista ed il fotoreporter freelance sono tali), il regime dei contribuenti minimi che esclude l’applicazione dell’Iva se il reddito non supera i 30 mila euro annui. Al posto del regime Iva si applica un’aliquota forfettaria sull’imposta dei redditi. Se la gavetta dura troppo e non si riescono ad ottenere i guadagni sperati, non si deve escludere la necessità di dedicarsi anche alla semplice professione di fotografo che può essere abbinata a quella di fotoreporter. Il fotografo generalmente opera attraverso un proprio studio fotografico e si dedica alla realizzazione di servizi fotografici su commissione per eventi e cerimonie, come matrimoni, battesimi, compleanni e altro. A questa attività può abbinare anche la vendita di dispositivi fotografici e relativi accessori, in tal caso l’avvio del negozio rientra nell’attività commerciale del settore non alimentare. In passato per aprire un negozio di fotografo bisognava ottenere l’autorizzazione dall’autorità di Polizia, cioè ottenere una licenza di Pubblica Sicurezza, oggi, invece, con la semplificazione amministrativa, si deve semplicemente inviare alla stessa la comunicazione dell’avvenuto avvio dell’attività.

DIVENTARE FOTOGRAFO : ALTRE DISPOSIZIONI

 

Se all’interno dello studio si vendono anche dispositivi fotografici si rientra nel settore attività commerciale non alimentare e basta presentare una dichiarazione di inizio attività al Comune. Indispensabile anche l’iscrizione al Registro delle imprese tenuto dalla Camera di commercio che prevede il pagamento di un diritto annuale. Con l’iscrizione alla Camera di Commercio, diventa obbligatoria l’iscrizione all’Inps per il pagamento dei contributi previdenziali. Se il fotografo esercita anche l’attività di fotoreporter freelance ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti, l’iscrizione va fatta all’Istituto di previdenza della categoria, cioè l’INPGI2. Pagare i contributi sia per l’Inps che per l’Inpgi potrebbe essere molto oneroso, quindi nella scelta dell’avvio dello studio fotografico bisognerebbe decidere quale attività scegliere come professione definitiva. La legge non vieta, infatti, di avere due posizioni contributive presso due diversi istituti previdenziali, perché l’iscrizione all’Inpgi2 si basa sullo svolgimento di attività giornalistica retribuita, a prescindere dal livello della retribuzione. Per avere dei chiarimenti su questa delicata problematica previdenziale, consigliamo di approfondire l’argomento con le risposte degli esperti a questo link: http://riformagiornalisti.it/2011/02/08/inpgi-2-quesiti-quando-e-obbligatorio-iscriversi-e-coesistenza-di-altre-forme-di-previdenza/. Proseguiremo ad analizzare l’argomento anche nella prossima puntata. Non mancate.

 

 

 

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

marcocrupifoto.blogspot.com

biatwork.com

 

 

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