Aprire un negozio per celiaci. Quarta parte

luglio 6, 2011 | Fare impresa

Nella scorsa puntata, esaminando attentamente una disposizione normativa del Ministero della Salute, siamo riusciti a capire, più o meno indirettamente, quali attrezzature fossero necessarie per avviare un negozio per celiaci e che caratteristiche dovessero avere i locali. In questa nuova puntata, dunque, eviteremo di ripercorrere lo stesso argomento e ci soffermeremo sulle forniture dei prodotti che rappresentano la parte fondamentale, se non unica, del core business di un negozio per celiaci. Il negozio in questione, infatti, per vendere al dettaglio, ma anche all’ingrosso a ristoranti ed alberghi deve fornirsi dei prodotti. Stesso problema si presenterebbe se l’attività producesse in proprio certi alimenti, perché si dovrebbe fornire delle materie prime. La parte più importante dell’investimento in questa attività di impresa, sarà dunque legata alle forniture. Grazie al web non è difficile trovare i fornitori. Se sui motori di ricerca, si digita, infatti, la corrispondente parola chiave, si trovano più di 300 mila risultati.

APRIRE UN NEGOZIO PER CELIACI : I FORNITORI

 

Per abbassare i costi dei prodotti necessari alla rivendita si dovrebbero selezionare i fornitori più vicini alla sede dell’attività. Queste aziende sono autorizzate a vendere all’ingrosso prodotti per celiaci anche freschi e di produzione artigianale. Sui siti di alcuni fornitori, che vendono anche al dettaglio , appaiono i prezzi di vendita, ma per sapere se siano all’ingrosso o al minuto sarà necessario contattarli direttamente. Ogni prodotto costa tra 3 e 5 euro per confezione da 200 grammi. Stessi livelli di prezzo per le confezioni artigianali. Le farine senza glutine da un chilo costano circa 6 euro. Un sito di fornitori è www.celiachiamo.com che permette di effettuare gli ordini anche online con spedizione e consegne nel giro di 24 ore, 48 per Calabria e isole. Questo sito fornisce alimenti senza glutine a farmacie e negozi ed è distributore dei prodotti con il marchio “ Cose dell’altro Pane”. In genere, infatti, quando si deve trovare il fornitore di un prodotto non ci si rivolge mai al produttore, ma a un distributore che vende all’ingrosso a colui che poi dovrà vendere al dettaglio. Per ampliare il business molti operatori del settore abbinano alla vendita al dettaglio anche quella all’ingrosso, proponendosi come distributori di alimenti per celiaci e per altre intolleranze per conto delle marche più note che producono alimenti certificati dal Ministero della Salute. Se oltre al negozio specializzato al dettaglio, si volesse affiancare l’attività di distributore si dovrebbero contattare gli stessi produttori. Tra i più noti ricordiamo: Cose dell’altro pane, Glutafin, Dr Schaer, Estrella Damm, Alinor, Cascina Belcreda, Pandea, Lima. Basta cercare questi nomi sui motori di ricerca per trovare i relativi siti web. Una lista completa di produttori si trova a questo link: http://www.celiachia-food.com/inizio_ita.asp?altri=produttori.

Con l’attività di distributore per farmacie e altri negozi specializzati si abbatterebbe anche una parte prevalente della concorrenza, con notevoli vantaggi a livello di fatturato. La distribuzione dei prodotti avviene concordando delle tariffe agevolate con il produttore. Per ottenere dei ricavi che permettano non solo di coprire le spese, ma anche di ottenere un utile, bisognerà poi applicare un ricarico sul prezzo di rivendita. Il ricarico può essere concordato con il produttore o il distributore, se si vende al dettaglio, oppure potrà essere deciso autonomamente. Per capire quale sia il ricarico più appetibile per il cliente, ma anche per il negozio, bisognerebbe verificare il prezzo di vendita degli altri negozi. Probabilmente cercando online un negozio, ma anche semplicemente recandosi presso una farmacia si riuscirà a scoprire facilmente la tariffa di vendita al pubblico. Il ricarico sul prezzo di rivendita si può determinare e calcolare in diversi modi. Uno è la stima delle spese dell’attività, sommata all’utile che si vorrebbe ottenere, moltiplicato per 100, diviso il costo del venduto. Il costo del venduto si calcola sommando al prezzo di acquisto della merce, le rimanenze iniziali e sottraendo le rimanenze finali. Con questo calcolo, un po’ complicato a dir la verità, e suggerito da utenti di Yahoo Answers si otterrebbe la percentuale di ricarico da applicare al prezzo di vendita al dettaglio. Un metodo generico è applicare un ricarico del 30%, ma questo potrebbe essere non realistico in rapporto alla concorrenza. Un altro è fare la differenza tra Iva e Irpef sommando il 3%. Per il ricarico potrebbe essere utile verificare con il commercialista gli studi di settore, ovvero studi statistici per settore economico che stimano il valore dei ricavi. Ma i dati reali si conosceranno solo dopo i primi 6 mesi dell’attività, in cui si potrà verificare quanto effettivamente è stato venduto e quanto si è ricavato, in modo da decidere un ricarico che possa coprire le spese e determinare un utile.

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Godado.it

Guidaprodotti.com

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