Aprire un negozio per celiaci. Quinta parte

luglio 13, 2011 | Fare impresa

Nella scorsa puntata dedicata sempre al tema dell’apertura di un negozio per celiaci, ci siamo soffermati sulla fornitura dei prodotti che rappresentano la parte centrale dell’investimento e su quale tipo di ricarico applicare per la rivendita. Per quanto riguarda altri aspetti dell’investimento in generale, possiamo concludere che la spesa non sarà elevata rispetto ad altri tipi di impresa, anche se può esserlo per le singole capacità finanziarie del titolare.

APRIRE UN NEGOZIO PER CELIACI : L’INVESTIMENTO.

 

Le voci che andranno considerate ai fini dell’investimento sono: locali, utente, almeno una persona che possa fornire consulenza specializzata al cliente celiaco, attrezzature per il negozio, ed infine i prodotti. Su quest’ultimo aspetto vogliamo ricordare che i prodotti per celiaci dovranno essere obbligatoriamente autorizzati e certificati dal Ministero della Sanità. Per cui diffidate di sedicenti fornitori trovati negli angoli più sperduti del web che promettono di darvi i prodotti a prezzi stracciati. Le vostre forniture dovranno essere adeguatamente certificate secondo i canoni fissati dalla legge. I fornitori autorizzati, di solito, commerciano proprio alimenti tarati secondo le linee guida ministeriali. I prodotti per celiaci vengono elencati in un apposito Registro nazionale che contiene il nome dell’azienda e la descrizione dell’alimento. Il Registro, nel momento in cui scriviamo, l’articolo, è aggiornato al 15 giugno 2011. Inoltre l’etichettatura, la pubblicità e la commercializzazione dei prodotti per celiaci deve avvenire secondo le direttive contenute nel Regolamento CE 41/2009 che si applica a tutti gli Stati membri. Vi invitiamo a consultarlo per comprendere esattamente le nuove diciture che devono essere riportate sulle confezioni dei prodotti. I cibi per celiaci sono destinati ad un’alimentazione particolare, per cui bisogna muoversi esattamente secondo quanto richiede la legge. Una norma che specifica tutti i controlli preventivi a cui vengono sottoposti questi prodotti è il D.Lgs 111/92.


In questo senso si segnala la posizione dell’Associazione Italiana Celiachia che dice: “I prodotti dietetici senza glutine restano soggetti alla procedura di notifica (decreto legislativo 111/92)ed un parere ministeriale del 2008 che indicava come i controlli sui prodotti senza glutine andavano effettuati secondo specifiche procedure regionali. Per cui è importante, prima di iniziare l’attività, informarsi con la propria Regione o Ausl di appartenenza. In questa sede possiamo solo limitarci a descrivere la procedura generale del decreto secondo cui tutti i prodotti, anche di importazione, da destinare alla commercializzazione, devono essere autorizzati dal Ministero della Sanità, come già detto poche righe più sopra. La procedura completa si trova all’articolo 7 del decreto linkato poche righe sopra. I produttori o importatori, su richiesta del Ministero, devono fornire dei dati scientifici ufficiali che descrivano le proprietà dell’alimento. Al momento della prima commercializzare di un determinato tipo di prodotto, il fabbricante deve presentare istanza di autorizzazione al Ministero stesso. Sempre sul sito del Ministero della Sanità sono riportati i moduli per presentare la richiesta. Moduli che variano in base al tipo di alimento da commercializzare. Entro tre mesi dalla presentazione della richiesta deve anche mettere a disposizione dell’Istituto superiore di Sanità alcuni campioni del prodotto che intende vendere. Gli uffici di igiene delle Ausl locali, inoltre, effettuano dei controlli annuali sui prodotti destinati ad un’alimentazione particolare. Per i prodotti non in regola con le normative è previsto il sequestro ed il ritiro dal commercio. Un punto importante che riguarda i titoli di studio da possedere per avviare un’attività di produzione e confezionamento di alimenti dietetici e destinati ad un’ alimentazione particolare, secondo quanto riportato dal decreto appena menzionato, è relativo al titolo di studio da possedere per essere autorizzati, appunto all’attività di produzione stessa. Riportiamo testualmente il testo dell’articolo 10 comma 5, della predetta norma: “ Gli stabilimenti di produzione e di confezionamento dei prodotti di cui all’art. 1 di nuova attivazione autorizzati ai sensi del presente decreto, devono avvalersi di un laureato in biologia, in chimica, in chimica e tecnologia farmaceutica, in farmacia, in medicina o in scienza e tecnologia alimentari quale responsabile del controllo di qualità di tutte le fasi del processo produttivo”. La norma si riferisce alle imprese di produzione e confezionamento, non alle imprese che vendono prodotti già confezionati ed autorizzati. Questo stesso articolo potrebbe però riguardare gli imprenditori che decidono di aprire, oltre al negozio che vende, anche un laboratorio che produce e confeziona prodotti. In tal caso, se il titolare non possiede i titoli di studio menzionati dalla norma, deve dotarsi, cioè deve assumere una persona che li possieda, come addetta al controllo di qualità. Il laboratorio di produzione artigianale di alimenti destinati ad una nutrizione particolare deve anche seguire gli iter di registrazione alla Camera di Commercio, come l’iscrizione all’Albo delle imprese artigiane. Un negozio per celiaci può anche ottenere una convezione con l’Ausl della provincia dove ha sede l’attività. In tal modo venderà i prodotti gratis, venendo rimborsato dalla Ausl stessa.

 

 

 

Link di approfondimento: www.salute.gov.it/speciali/piSpecialiNuova.jsp?id=82

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Salute.Gov.it

Le-venezia.eu

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