Aprire un’attività di successo : avviare un’attività di prodotti e servizi low cost. Terza parte.

settembre 13, 2011 | Fare impresa

Torniamo in questa terza parte a parlare di attività che hanno orientato il loro modello di business sul low cost, cioè su un’offerta di prodotti e servizi con prezzi bassi.

Già dalla prima parte e dalla seconda, abbiamo sottolineato quanto questo modello di business sia rischioso e sostanzialmente sconsigliabile nel caso in cui si decida di operare in alcuni segmenti commerciali dove già sono presenti competitor molto forti (arredamento, prodotti per la casa, abbigliamento, computer, ecc.).

Conviene vendere prodotti e servizi low cost?

Negli ultimi tempi, sono nati molti ristoranti/trattorie che hanno fatto del low cost la loro strategia principale.

Indubbiamente, la ricerca del risparmio e dei bassi prezzi in generale, consente a molti locali di riempire le sale attirando un ampio pubblico e garantendosi quindi un flusso costante di clienti.

Ma sino a che punto è conveniente aprire un ristorante sul modello low cost?

Se si riesce a comprimere i costi in generale, se la manodopera è costituita prevalentemente dai membri della famiglia o dagli stessi soci, se il costo della locazione è basso, se gli alimenti si riescono a reperire a costi limitati e sopratutto, se si è in grado di gestire i prodotti nell’ambito del menu con razionalità, è possibile in questo caso, amministrare la propria attività in maniera profittevole.

Insomma, lavorare sul low cost è fattibile in determinate situazioni a patto di rispettare tutta una serie di parametri e di regole.

In questo caso, disponendo di un flusso costante ed ampio di clienti, si riescono ad effettuare quelle economie di scala che consentono il raggiungimento di un risultato economico positivo.

Ovviamente, non si può sperare di ottenere margini elevati.

Serve obbligatoriamente lavorare sulla quantità e sul numero!

 

Occorre ricordare, senza scendere nello specifico che alcune piccole attività low cost che operano da anni, sono organizzate su modelli non perfettamente ‘regolari’ (lavoro nero, uso limitato degli scontrini, attività non in regola,ecc.) e questo, permette loro di rimanere sul mercato solo grazie all’utilizzo di questi escamotage.

Quindi, se si vuol avviare e gestire un’attività in un segmento low cost, occorre mettere in conto (anche se in numero limitato) il rischio di forme di concorrenza ‘sleale’.

Questo, in particolare colpisce settori come : edilizia, piccolo autotrasporto, settore Web (realizzazione siti, ecc.), cura del corpo, ecc..

Sottolineiamo questo aspetto perchè quando si decide di entrare in un determinato mercato, è sempre bene conoscere tutti gli aspetti ed i soggetti che concorrono e naturalmente, anche le criticità ed i rischi che sono da mettere in conto.

In definitiva, in tempi di crisi, la formula del low cost, permette sicuramente di attirare clienti ed ottenere lavoro e quindi, può essere anche una formula interessante se applicata nella giusta maniera.

Il problema, è capire, attraverso un’analisi dei costi e della gestione delle risorse se questo modello di business per il settore che abbiamo scelto può essere profittevole, prendendo anche in doverosa considerazione i concorrenti che sono già presenti e le strategie che questi hanno messo in campo.

Fonte immagine :

lanazione.it

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