Aprire un’impresa di import-export. Settima parte.

settembre 22, 2011 | Fare impresa

Dopo aver esaminato la problematica delle dogane e dell’iter dei contatti per intraprendere relazioni commerciali con l’estero, restano da chiarire solo altri piccoli aspetti, ovvero quanto si deve investire per avviare un import-export, quale ragione sociale usare. L’investimento per mettere sù l’impresa è variabile in base al tipo di attività o di intermediazione commerciale che si intende offrire. Un’impresa di servizi di consulenza e di intermediazione all’import-export, dotata di solo ufficio, cioè una stanza con pc, linea telefonica e stampante multifunzione si crea anche con 5000 euro, escluso l’affitto mensile.

APRIRE UNA SOCIETÀ DI IMPORT EXPORT : GLI STRUMENTI DI LAVORO

Tra gli strumenti da lavoro bisogna anche prevedere un sito di e-commerce multilingue, ben indicizzato, dove inserire le richieste di vendita degli esportatori e quelle di acquisto degli importatori. Le spese per la creazione di un sito di e-commerce, oggi sono davvero irrisorie e molti temi grafici possono essere scaricati gratis dalle directory web open source. Un’impresa industriale o artigianale che intende esportare i suoi prodotti, invece, deve prevedere un investimento più elevato e generalmente tipico per questo tipo di attività, che tra locali, ed attrezzi di produzione, può anche superare i 100 mila euro. Il grossista importatore, cioè il commerciante che vende merci ai dettaglianti, importate dall’estero, deve, invece, possedere una sede legale uso ufficio ed un magazzino dove stipare le scorte della merce, quindi l’investimento si porrà attorno ad una media delle cifre indicate, con un investimento iniziale per arredo ufficio, locali e mobili per il magazzino intorno ai 50 mila euro. L’investimento si alza se tra le attrezzature ci si dota anche di furgoni per il trasporto delle merci dalla dogana al magazzino stesso. Un furgone commerciale nuovo costa dai 20 ai 40 mila euro, dipende dal modello, dalle caratteristiche tecniche e dalla capienza. Per trovarlo si possono contattare le concessionarie delle migliori marche automobilistiche che offrono la possibilità di finanziamenti a tassi agevolati per gli imprenditori o dell’acquisto in leasing. Nei siti web di annunci si possono trovare anche automezzi usati. Le agenzie di autonoleggio, propongono anche il noleggio di furgoni commerciali con canone mensile comprensivo di spese di carburante, assicurazione, tasse automobilistiche e manutenzione. Al momento del contratto di noleggio bisogna versare un deposito cauzionale che si aggira intorno ai 700 -800 euro. La ragione sociale di un’impresa di import-export varia in base al tipo di attività esercitata. Lo studio di consulenza e di intermediazione all’import-export può essere anche una ditta individuale. Le imprese di export, specie nel settore dei generi alimentari, scelgono la ragione sociale di Snc, mentre le grandi imprese commerciali di import-export per lo stock di merci di varia tipologia, preferiscono la Srl.

La ditta individuale si costituisce molto facilmente, mentre per le società bisogna prevedere l’atto costitutivo e l’intervento del notaio. Il personale necessario in un’impresa di import-export segue, sempre, i parametri che abbiamo indicato e cioè varia in base alla modalità di import-export effettuato. Il consulente o intermediario nella vendita di merci dall’estero o verso l’estero, che percepisce una provvigione sulle vendite andate a buon fine, può anche essere da solo o al massimo con una segretaria all’interno degli uffici che gestisce l’organizzazione amministrativa quando lui è fuori sede per contrattare gli accordi di vendita tra importatori ed esportatori. Se le lingue straniere sono un problema, meglio dotarsi della collaborazione di ottimi traduttori. Il grossista deve dotarsi di segretaria amministrativa, addetti di magazzino, addetti al trasporto ed alla logistica ( preferibilmente con buona conoscenza delle lingue). Nella stesura dei documenti di trasporto e delle fatture bisogna emettere la documentazione come previsto dalle normative doganali o dagli stati esteri di importazione. Per le transazioni che avvengono all’interno degli Stati membri dell’Ue la fatturazione avviene tramite i modelli Intrastat che devono essere presentati per via telematica all’Agenzia delle Dogane con cadenza trimestrale. Alcuni paesi extra Ue richiedono anche l’apposizione di un visto sulle fatture di esportazione. Il visto può essere un semplice timbro sulle fatture commerciali o un visto di merito attestante che la Camera di Commercio ha verificato che l’importo fatturato corrisponde ai prezzi dei listini ufficiali. La richiesta di tale documentazione e il disbrigo delle pratiche di import-export vanno affidati ad uno studio specializzato di consulenza aziendale ( il cui costo va previsto nel piano degli investimenti). Nella scorsa puntata abbiamo anche detto che un buon importatore o esportatore deve saper intrattenere dei frequenti rapporti con le banche, perché ci sono di mezzo dilazioni di pagamento delle forniture, emissioni di effetti a titolo del credito vantato e per recuperare liquidità l’intervento della banca è indispensabile, se non necessario. Nell’ultima puntata cercheremo di presentare un ‘elenco delle agevolazioni finanziarie previste per le imprese di import-export.

Rosalba Mancuso

Fonte immagini:

http://www.pluri-service.net/pages/assistenza-import-export.asp

http://globaliellc.com/PorcelainPlate.html

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