Diventare avvocato. Ottava parte.

settembre 2, 2011 | Libera professione

Tra gli altri aspetti che attengono alla professione di avvocato ci sono anche quelli del tariffario e del profilo fiscale. Come tutti i liberi professionisti, anche gli avvocati applicano delle tariffe per le loro prestazioni. Una volta queste tariffe erano stabilite dagli Ordini, ma con la liberalizzazione sono gli avvocati stessi che possono scegliere autonomamente i compensi da richiedere ai clienti. Il tariffario non rappresenta comunque motivo di concorrenza tra un avvocato e l’altro, perché le tariffe richieste sono sempre allineate al ruolo professionale ed alla qualità della prestazione effettuata.

DIVENTARE AVVOCATO : LE TARIFFE

La concorrenza, semmai, è rappresentata dall’elevato numero di avvocati che pretendono di esercitare le stesse prestazioni, riducendo e disperdendo la potenziale clientela. Conoscere in linea di massima le tariffe da applicare ai clienti nell’esercizio dell’attività forense è indispensabile per un corretta gestione del lavoro. Un avvocato, quando ha effettuato una prestazione professionale, chiede solitamente dei compensi alquanto dignitosi e remunerativi. Le tariffe variano in base alla specializzazione, alle prestazioni svolte dall’avvocato ed al valore oggetto della controversia. I dati di riferimento risalgono all’ultimo tariffario in vigore prima della liberalizzazione delle professioni. Per le cause amministrative, civili e tributarie davanti al Giudice di Pace, si va da un minimo di 55 euro ad un massimo di 190 euro. Per le cause, della stessa tipologia di quelle sopra indicate, davanti ai Tribunali si può chiedere fino a un massimo di 2500 euro. La tariffa è comprensiva delle varie prestazioni che compongono la causa e quindi lo studio della stessa, eventuali ispezioni, redazione di atti e memorie difensive, assistenza e consultazioni con il cliente. Diverse sono le tariffe applicate dagli avvocati penalisti. La tariffa per la partecipazione all’udienza dibattimentale o in camera di consiglio va da un minimo di 125 ad un massimo di 225 euro. Per l’esercizio di attività difensive si possono chiedere da 300 a 900 euro. Per le memorie si possono chiedere anche più di 1000 euro. Insomma le singole voci di tutte le prestazioni svolte da un avvocato per esercitare l’attività forense, sommate all’interno di una stessa controversia possono far lievitare la parcella da presentare al cliente. L’onorario è dovuto prima di una sessione di udienza, dopo le notifiche di atti, al momento della redazione di denunce, querele, istanze, impugnazioni e così via. Il tariffario completo degli avvocati per specifici settori di attività è consultabile sul sito Miolegale.it o sul portale del Consiglio Nazionale Forense, dove si possono scoprire anche i compensi da richiedere per le consulenze stragiudiziali, ovvero fuori dalle aule dei Tribunali. Per un parere orale la tariffa va da un minimo di 20 ad un massimo di 120 euro. I pareri scritti prevedono una tariffa da 20 a 240 euro, con tariffe intermedie di 50 euro, previste anche per le consulenze verbali. Per fidelizzare la clientela applicare le tariffe inizialmente più basse può essere una soluzione che può, però, rivelarsi un’ arma a doppio taglio perché nell’immaginario collettivo l’avvocato è un professionista che ha il diritto di farsi pagare molto, cosa che va a vantaggio della professione forense, per cui meglio non esagerare con i ribassi. Ideale è richiedere delle tariffe di livello intermedio per rispettare l’onorabilità ed il ruolo della professione. Una delle difficoltà cui può andare incontro un avvocato, specie all’inizio della sua carriera, è quella di non riuscire a trovare un adeguato numero di clienti.

Quando questi, poi, si trovano in difficoltà economiche, chiedere un compenso per l’attività svolta può diventare difficile , se non impossibile. Ma la legge, per garantire anche ai non abbienti il diritto a difendersi, ha istituito il patrocinio gratuito a carico dello Stato. Il cliente che non può pagare può presentare istanza all’Ordine forense del luogo dove ha sede la controversia e le spese della stessa saranno addebitate allo Stato. Il patrocinio a carico dello Stato vale sia per la materia penale, che per quella civile, amministrativa e tributaria. Diverso è il concetto di “avvocato d’ufficio” con cui si intende il legale assegnato dall’autorità giudiziaria ad un imputato di un procedimento penale che non ha provveduto a nominare un proprio avvocato di fiducia. In quest’ultimo caso se l’imputato non è abbiente può chiedere il patrocinio gratuito. Per iniziare la carriera di avvocato penalista, spesso, la strada di proporsi come avvocato d’ufficio è quella che consente di farsi conoscere e di avere una clientela. Per iscriversi nelle liste dei difensori d’ufficio bisogna seguire un corso organizzato dall’ordine forense o dalla camera penale territoriale, oppure aver esercitato l’attività di penalista per almeno due anni. Le liste degli avvocati d’ufficio saranno tenute dall’Ordine a cui le autorità giudiziarie potranno ricorrere per chiedere l’assistenza degli imputati da parte di questa particolare tipologia di avvocati. Per quanto riguarda il profilo fiscale l’avvocato può emettere la parcella con il calcolo della ritenuta d’ acconto o con il regime fiscale semplificato. Nel primo caso, nella parcella bisogna sempre sommare all’onorario, le spese generali, pari al 12,50% del compenso indicato, a tale somma si applicherà l’aliquota del 4% per il contributo alla cassa forense, da sommare al totale precedente Questa somma costituirà l’imponibile su cui applicare l’Iva del 20%. Sul totale comprensivo di Iva si sottrarrà la ritenuta d’acconto del 20% calcolata sulla somma dell’onorario e delle spese. Con il regime fiscale semplificato, il professionista che non raggiunge nell’anno solare i 30 mila euro di compensi, invece, applica solo la ritenuta di acconto del 20% e non calcola l’Iva. Lo schema di calcolo rimane simile a quello indicato. Uno strumento per il calcolo della parcella di un avvocato è consultabile a questo link: http://www.avvocatoandreani.it/servizi/calcolo_fattura_studio_legale.php.

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

www.televisionando.it

www.beatrecords.it

Articoli correlati:

  • Diventare avvocato. Settima parte.Diventare avvocato. Settima parte. Mettere su uno studio legale non è un’impresa facile. Come del resto non lo è per qualsiasi tipo di attività. Ci riferiamo chiaramente al discorso dell’investimento economico necessario ad […]
  • Diventare avvocato. Quarta parte.Diventare avvocato. Quarta parte. Non sempre un bravo professionista, come l’ avvocato, trova spazio per affermarsi in patria e se nella scorsa puntata abbiamo parlato delle opportunità di formazione professionale offerte […]
  • Diventare avvocato. Sesta parte.Diventare avvocato. Sesta parte. Nelle scorse puntate, abbiamo esaminato tutti gli iter formativi per diventare avvocato, in Italia ed all’estero, ma anche i settori giuridici dove è possibile ottenere una remunerazione […]
  • Diventare avvocato. Quinta parte.Diventare avvocato. Quinta parte. Nella scorsa puntata abbiamo scoperto come sia possibile intraprendere ed esercitare la carriera forense all’interno dei vari stati dell’Unione europea. Ulteriori informazioni sul tema si […]
  • Diventare avvocato. Terza parte.Diventare avvocato. Terza parte. Esercitare la professione di avvocato, o meglio, riuscire a completare il percorso di studi per riuscire a diventarlo, in Italia non è molto semplice. Come si sarà potuto notare nelle […]
  • Diventare avvocato. Seconda parte.Diventare avvocato. Seconda parte. Nella prima parte del nostro reportage, abbiamo aperto un dettagliato focus a puntate sulla sempre ambìta professione dell’ avvocato, soffermandoci sulla formazione da seguire in Italia […]

Altri articoli :