Aprire una sala giochi. Terza parte

ottobre 3, 2011 | Fare impresa

Torniamo a parlare di come aprire una sala giochi. Nella scorsa puntata, se ricordate, abbiamo esaminato l’iter burocratico che porta a poter avviare l’impresa e dunque, a poterla esercitare. Le norme che portano all’avvio dell’attività, recepite dai regolamenti comunali, prevedono che il rilascio delle licenze debba avvenire non solo in base al requisito minimo del numero di popolazione residente, ma anche in base alle caratteristiche dei locali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APRIRE UNA SALA GIOCHI  : LE AUTORIZZAZIONI.

 

Trattandosi, come dicevamo, di norme gestite dai comuni è utile recarsi agli sportelli del proprio Comune di residenza per conoscere i requisiti esatti che il locale deve possedere per poter aprire la sala giochi, perché esiste una certa variabilità da un Comune all’altro. A partire dal 2004, ad esempio, l’autorizzazione all’avvio di una sala giochi avviene presentando una denuncia di inizio attività con effetto immediato, comprensiva di tutti gli allegati indicati nella seconda puntata. Saranno poi gli uffici comunali a valutare il rispetto dei requisiti. Alcuni siti comunali non parlano di limiti numerici di popolazione residente per la concessione delle autorizzazioni, ma solo di rispetto di distanze e di superficie dei locali che possono sempre cambiare da un Comune all’altro. Nell’esempio riportato ci rifaremo ai dati riportati dal Comune di Reggio Emilia. Secondo questi dati, i locali della sala giochi devono avere una superficie non inferiore a 150 metri quadri, se ubicati in centro storico e non inferiore a metri quadri 200, se ubicati in periferia. Per locali che possono accogliere più di 100 persone, secondo i dati dell’Unione dei Comuni di Pian del Bruscolo, è richiesto anche il certificato di prevenzione incendi che viene rilasciato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, dietro presentazione di apposita istanza. La modulistica per il rilascio del CPI è scaricabile direttamente dal sito del Comando dei Vigili del Fuoco della propria provincia. I comuni decidono anche il numero di apparecchi da gioco installabili nella sala giochi. Per evitare il ritiro della licenza bisogna fare attenzione a non installare giochi inseriti nella tabella dei giochi proibiti vidimata dal questore, pubblicata in Comune e da esporre obbligatoriamente all’interno della sala. L’elenco dei giochi vietati è molto lungo, anche perché si riferisce alle diverse denominazioni regionali dei giochi stessi. Il divieto può riguardare giochi a carte, giochi con biliardo e giochi elettronici. Il diniego ad autorizzare alcune particolari tipologie di gioco risponde all’esigenza di evitare la diffusione del gioco d’azzardo. Tra i giochi a carte vietati, troviamo il baccara. Vietati anche particolari giochi con biliardo e biliardino, come il biliardino con birilli. Altri giochi vietati sono la tombola, i dadi e la roulette, sia in forma fisica che elettronica. L’elenco completo dei giochi è molto nutrito e varia da una provincia all’altra, per cui si dovrà sempre fare riferimento alla tabella esposta e vidimata in sede di autorizzazione comunale. Tornando al numero delle apparecchiature da gioco, sottolineamo che questo è sottoposto alle regole delle leggi di pubblica sicurezza e a quelle comunali. Il numero minimo e massimo delle apparecchiature da poter installare varia in base alla superficie dei locali e alla tipologia di esercizio. Trattandosi di un reportage dedicato alla sala giochi, ci riferiremo solo a questo tipo di attività, tralasciando le altre.

 

 

 

La tabella del Comune di Firenze, che costituisce parte integrante della disciplina comunale per l’autorizzazione delle sale giochi nel territorio comunale prevede un numero massimo di sette apparecchi di classe A per 79 metri quadri a cui aggiungerne uno in più ogni 10 metri quadri ulteriori, senza limite massimo. Per i giochi di classe B e C il limite è di otto per 79 metri quadri a cui aggiungerne uno di classe A ogni ulteriori 10 metri. Gli apparecchi di classe A sono quelli il cui contingentamento (dotazione o limite numerico) è disciplinato dalla normativa nazionale contenuta nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza ( art.110 comma 6 TULPS) mentre quelli di classe B e C sono i giochi soggetti rispettivamente a limiti numerici della disciplina comunale o da specifici atti dell’Amministrazione Comunale. In parole semplici, le leggi di pubblica sicurezza prevedono l’installazione di un apparecchio ogni 5 metri quadri. Gli apparecchi a cui si riferisce l’articolo 110 del TULPS sono quelli autorizzati dai Monopoli di Stato e collegati a rete telematica che permettono di giocare inserendo una moneta da un euro e che permettono vincite non superiori a 100 euro o la vincita di oggetti al posto di denaro. Il gioco con questi apparecchi deve essere vietato ai minori di 18 anni. Il mancato rispetto delle disposizioni del TULPS comporta il pagamento di una sanzione amministrativa da 500 a 3 mila euro e la chiusura della sala. Gli apparecchi elettronici collegati per via telematica ai Monopoli di Stato sono dunque quelli di classe A. Quelli di classe B e C possono comprendere flipper, biliardo e altri giochi manuali sottoposti a disciplina comunale. I giochi devono essere adeguatamente distanziati l’uno dall’altro secondo le disposizioni di legge. Come si può notare la normativa per l’apertura di una sala giochi è molto articolata e complessa. Nella prossima puntata continueremo ad esaminarla parlando anche degli orati di apertura e di chiusura dell’attività e delle spese per sostenere l’investimento.

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

carini.olx.it

giocoegiochi.com

 

 

 

 

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