Delocalizzare la propria attività : quando conviene? Prima parte.

ottobre 11, 2011 | Fare impresa

Gli ultimi vent’anni, sono stati caratterizzati dal fenomeno della delocalizzazione produttiva con il quale, molte imprese hanno spostato parte o tutta la propria produzione in altri paesi.

La delocalizzazione, è diventata lo strumento mediante il quale, le imprese hanno cercato di mantenere bassi i costi della propria produzione, spostando gli stabilimenti e la realizzazione della produzione in aree dove la manodopera ed altri costi aziendali erano molto più bassi rispetto al paese di provenienza.

Questo fenomeno, ha interessato tutti o quasi i settori manufatturieri ed anche, la realizzazione/produzione e la gestione di molti servizi.

 

Delocalizzare la propria attività all’estero : che cosa è cambiato in questi anni?

Vent’anni fa, il differenziale fra il costo della manodopera di un paese occidentale (Italia, Gran Bretagna, Francia, ecc..) e quello di un paese in fase di sviluppo (Romania, India, Cina, Brasile, ecc..) era anche di venti volte volte superiore.

Oggi, non è più così!

Innanzi tutto, occorre fare una distinzione fra paese e paese, sia tra quelli cosiddetti avanzati ed anche fra quelli che sono in  una fase di crescita.

La crescita di alcuni paesi che prima erano sottosviluppati o arretrati, è risultata differente fra paese e paese. Alcuni, hanno avuto uno sviluppo impetuoso, bruciando molte tappe e recuperando molti ritardi.

Anche fra i paesi industrializzati, alcuni hanno continuato a crescere più di altri.

Quindi, rispetto a venti o più anni fa, il rapporto di forza esistente è cambiato notevolmente e quindi, occorre rivedere tutte quelle considerazioni e strategie che qualche anno fa avevano un senso logico.

In secondo luogo, occorre definire quale tipo di manodopera/professionalità si sta cercando perchè anche in questo caso, non è possibile stabilire dei parallelismi fra retribuzioni di figure professionali come quella dell’ingegnere (costo di un ingegnere occidentale e costo di un ingegnere di un paese in forte sviluppo) e quella dell’operaio.

Per meglio capirci, un operaio italiano costa mediamente oggi sei volte in più di un operaio romeno circa ma un giovane ingegnere italiano costa circa solo due volte in più di un ingegnere romeno.

In taluni casi, in italia con l’utilizzo sempre più frequente di contratti atipici e forme di collaborazione esterna, la differenza  do costo tende ulteriormente a ridursi.

Se poi prendiamo in considerazione altre voci di costo : energia, locazioni immobiliari, costi della logistica, costi fiscali, ecc.., possiamo chiaramente capire che non è assolutamente possibile semplificare un’analisi che deve tenere conto di una serie ampia di parametri e che tra l’altro, questi elementi sono soggetti a continue variazioni.

Delocalizzare un’attività : quando conviene?

Il piano industriale di un’impresa che decide di delocalizzare la propria produzione, deve essere aggiornato alla data attuale.

Il costi di produzione in Cina, Brasile, India ed altri paesi, in questi ultimi anni, hanno subito una forte crescita e tutti i calcoli alla data di tre anni fa, appaiono completamente fuori luogo.

Inoltre, le agevolazioni fiscali che i singoli paesi che vogliono attrarre investimenti stanno mettendo in campo, sono in continua evoluzione.

Tanto per capirci, la Bulgaria, L’Ungheria, la Serbia e la Moldavia, offrono oggi alle imprese un’imposta sui redditi che va dal 10 al 15% massimo.

La Romania, paese che ora sta soffrendo il mancato arrivo di investimenti, dopo il boom degli anni scorsi, sta predisponendo un’offerta migliorativa rispetto a quella attuale.

Anche il costo dell’energia, diventa un elemento da analizzare bene quando di mette in atto un piano industriale.

Nella prossima puntata, si proseguirà con esempi ed ulteriori approfondimenti.

Continua.

Fonte immagine :

bachecaannunci.it

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