Superare la fase di crisi di un’azienda e ripartire con successo. Terza parte.

ottobre 13, 2011 | Fare impresa

Siamo giunti alla terza parte di questo argomento.

Come già anticipato nella scorsa puntata, oggi, ascolteremo le testimonianze di due imprenditori che con esiti finali diversi, hanno affrontato il periodo di crisi e hanno provato a gestire il momento difficile adottando però due metodi differenti.

Imprese in crisi : come uscirne.

La testimonianza di due piccoli imprenditori :

‘Per oltre 18 anni sono stato il titolare di una piccola ditta che commerciava prodotti per negozi e piccole rivendite.

Negli ultimi quattro anni di attività, a causa anche dell’arrivo di un grosso concorrente, ho cominciato a perdere moltissimi clienti.

Per la verità, già da tre o quattro anni prima, il mio fatturato non era più in crescita, anzi l’anno prima dell’arrivo del competitor, avevo perso il 5% rispetto all’anno antecedente.

L’aspetto più evidente, già da tempo, era invece il sempre maggior ritardo nei pagamenti delle fatture che io avevo emesso.

Da una media di sessanta giorni dieci anni fa, siamo arrivati ad una media di 120/150 giorni l’ultimo anno.

Per non parlare degli insoluti che sono cresciuti parecchio anno dopo anno.

Nei vari anni di gestione, ho cercato di ridurre i costi, di offrire maggiori dilazioni ai miei clienti ma alla fine, ho solo peggiorato la situazione e mi sono arreso in mezzo ai debiti ed agli insoluti.

Purtroppo, non ho voluto prendere atto che all’arrivo del grosso concorrente per me era finita.

Ho invece insistito, bruciando risorse e facendo ulteriori debiti.

Il mio errore, è stato quello tipico di un commerciante che non ha voluto guardare alla realtà. Purtroppo, quando le cose non vanno, bisogna prendere atto e non resistere ad ogni costo se non ci sono più le condizioni.

Se avessi cambiato settore o avessi comunque diversificato per tempo, avrei sicuramente salvato la mia impresa.

Invece, preso dalla paura, dalla tensione, non ho ragionato e questo, è stato il mio errore.’

Ascoltiamo ora un altro esempio ma con esito opposto :

‘Sono un imprenditore che ha aperto e gestito diverse attività.

Posso raccontarvi un episodio di 5 anni fa.

In quel periodo, gestivo una pizzeria, una palestra ed un’attività di servizi assieme a mia moglie.

La palestra già da un anno era in flessione come fatturato e l’apertura di altri due centri nell’ultimo anno, mi aveva costretto anche a ridurre le tariffe e fare promozioni ad hoc per tenermi i clienti.

Avevo saputo che in un fondo commerciale a cinquanta metri dalla mia pizzeria al taglio, avrebbe aperto nei mesi a venire una nuova pizzeria al taglio.

Stavano ancora trattando la buona uscita con il precedente locatario con cui i titolari del fondo erano in causa da tempo ma era solo questione di tempo.

Fra 6 mesi, mi sarei trovato un concorrente in grado di sottrarmi potenzialmente il 40, 50% del mio giro di affari.

Sino ad oggi, avevo lavorato discretamente ma sicuramente, non avrei potuto reggere la presenza di un’latra pizzeria.

Ne avevano già aperta un’altra due anni a duecento metri dalla mia ed il mio fatturato in quel periodo era calato del 10%.

Ora, rischiavo come minimo di perdere il 30% ed oltre.

Da qualche mese, mi frullava nella mente di potenziare l’attività di servizi che tra l’altro, in tre anni di attività era in forte crescita.

Nel giro di 4 mesi, prima che inaugurasse la nuova pizzeria, vendetti la mia pizzeria ad un prezzo interessante.

Una parte del ricavato lo utilizzai per sviluppare la mia attività di servizi che così ha potuto allargarsi e crescere bene.

Ho abbandonato l’attività senza futuro (la pizzeria) e prima di perdere altri clienti e veder ridurre il fatturato, ho ceduto la palestra ed il suo pacchetto clienti e mi sono così  concentrato su un’attività nuova che sto avviando ora e dove al momento non c’è molta concorrenza.

Sono un buon osservatore ed appena ho visto con preoccupazione che le prospettive future erano grige, ho deciso di assumere delle decisioni a malincuore ma se guardate con razionalità erano necessarie.

Anche mia moglie che all’inizio era veramente perplessa di tutti questi cambiamenti dopo tanti sacrifici ad avviare le nostre attività, ha poi capito che era la scelta giusta da fare.’

Dai due esempi, è chiaro che il primo modo di gestire è stato funesto a causa della mancata pianificazione e capacità/volontà di capire la situazione reale di fronte alla quale era necessario dare una risposta immediata e non tergiversare..

Dare risposte emotive o semplicemente non dare nessuna risposta, porta poi ai risultati che abbiamo visto.

Nel secondo caso, l’imprenditore ha saputo gestire la paura/preoccupazione usandola per trovare soluzioni alternative che gli hanno permesso non solo di uscirne bene ma di ripartire con una nuova attività.

Fonte immagine :

annunciquotidiano.it

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