Aprire un asilo nido.

novembre 17, 2011 | Fare impresa

Tra i settori di attività maggiormente richiesti dal mercato troviamo sicuramente gli asili nido. L’argomento è stato ampiamente trattato sul nostro sito, in un reportage dove si descrivono le varie tipologie di asili nido attivabili, la situazione del mercato, le autorizzazioni e il tipo di formazione necessaria per lavorare come titolari e gestori di un asilo nido. Intanto occorre ricordare cosa si intende per asilo nido. Con questo termine si definisce un luogo, gestito da personale qualificato e preparato, destinato ad accogliere bambini da tre mesi a tre anni. L’asilo nido può essere pubblico e privato e assumere una configurazione aziendale differente, in base alle dimensioni dei locali e in base al numero di bambini ospitati.

 

 

 

 

 

 

 

APRIRE UN ASILO NIDO : LE DIFFERENTI STRUTTURE.

 

 

 

In Italia esistono essenzialmente tre tipologie di asili nido privati, cioè gestiti da persone fisiche o società e associazioni tra privati. Si tratta, come già detto nella prima parte del reportage sul tema, di nidi-famiglia, di micronidi e nidi. Ognuna di queste differenti tipologie di asilo nido richiede investimenti e autorizzazioni diverse per essere avviata. In genere, prima di pensare ad aprire in grande un asilo nido, conviene sperimentarsi come titolari di un nido-famiglia che è la formula di impresa più semplice da avviare e che non richiede particolari costi e investimenti da sostenere. Nelle diverse puntate su come aprire un asilo nido, cercheremo di condurvi all’apertura dell’attività, partendo proprio dalle formule più semplici, soffermandoci sul tipo di attività , sull’investimento necessario ad avviarla, sulla formazione e sulle procedure autorizzative. Cominciamo proprio dai nidi-famiglia. I nidi famiglia sono delle strutture di accoglienza per bambini che nascono proprio all’interno delle stesse famiglie che, a loro volta, si accordano tra loro, decidendo di affidare a una mamma esperta la cura dei bambini piccoli. I nidi famiglia sono nati prevalentemente nel Nord Europa a opera di mamme che per conciliare lavoro e famiglia si sono inventate l’idea di restare a casa e di ospitare e assistere i bimbi delle altre mamme lavoratrici. Le mamme clienti dei nidi famiglia erano frequentemente le condomini, che prima di andare a lavoro, lasciavano i loro bimbi alle cure della cosiddetta “Tagesmutter”, ovvero “ la mamma di giorno”. L’esperimento, da qualche anno, viene replicato con successo anche in Italia, tanto che il web, alla parola chiave “nido famiglia” restituisce oltre tre milioni di risultati. Il nido famiglia viene anche chiamato “nido in casa” perché i locali dove svolgere l’attività coincidono con la propria abitazione. La normativa per avviare un nido famiglia varia da una Regione all’altra e da un comune all’altro. Per conoscere esattamente la procedura di avvio di un nido famiglia basta, dunque, rivolgersi al proprio Comune di residenza. In alcuni casi sarà necessario solo presentare una denuncia di inizio attività, mentre altri enti potrebbero richiedere il parere della Ausl per valutare le condizioni igienico sanitarie dell’abitazione. In un nido famiglia si possono accogliere 5 bambini. In genere l’abitazione ideale per avviare un nido famiglia deve possedere: uno spazio per l’accoglienza e in cui appendere cappotti e posare le scarpe; un angolo morbido attrezzato con cuscini e pupazzi, dove i bambini possano giocare e rotolare senza farsi male; un’area riposo attrezzata con lettini e separata dal resto della casa, un bagno per cambiare e lavare i bimbi e una cucina dove preparare e consumare i pasti. La gestione del nido famiglia viene affidata ad associazioni no-profit che operano, quindi, senza fini di lucro. Per fruire del servizio di assistenza del nido-famiglia bisogna diventare soci dell’associazione. Le mamme educatrici dei nidi famiglia, acquisiscono le competenze per gestire il servizio di assistenza dei bambini attraverso dei corsi regionali di abilitazione di 250 ore. Alcuni corsi sono finanziati con il Fondo Sociale Europeo. Per conoscere l’attivazione di questi corsi ci si può rivolgere agli assessorati regionali alla Famiglia e alle Politiche sociali. L’investimento per avviare un nido-famiglia è irrisorio o relativamente contenuto e comprende i costi dell’atto costitutivo dell’associazione, quelli della polizza assicurativa per responsabilità civile verso terzi che deve garantire ogni educatore e ogni bambino ospitato, le spese per i giochi e altro materiale di consumo utile a favorire le capacità cognitive e relazionali dei bambini e l’arredo per le esigenze dei bimbi stessi, come lettini e armadietti. La spesa per l’investimento complessivo, visto l’esiguo numero di bimbi ospitati, non supererà i 5 mila euro.

 

 

 

A richiedere i servizi di un nido-famiglia sono amici, parenti o conoscenti con bimbi piccoli. La facilità a reperire contatti con il proprio entourage di conoscenze, rende irrisoria la spesa per la pubblicità. Un nido famiglia è aperto tutto l’anno, escluso i festivi, da lunedì a venerdì, ma anche il sabato con preavviso di una settimana. Gli orari vanno dalle 7,30 alle 19,30. Per conoscere l’attività tipica di un nido-famiglia si può visitare il sito di un’associazione milanese: Sos Famiglia.

 

Fonti di alcuni dati:

www.ilcommerciale.com/aprire%20un%20nido%20famiglia.htm

www.nidofamiglia.it

 

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

nidofamiglia.it

zeroseiplanet.informainfanzia.net

 

 

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