Aprire un negozio di tatuaggi. Sesta parte.

novembre 18, 2011 | Fare impresa

Con questa puntata si conclude il nostro reportage sull’affascinante e interessante professione del tatuatore. Nel corso delle precedenti puntate abbiamo sviscerato attentamente molti aspetti relativi alla formazione e all’organizzazione di questa attività e speriamo di averne dette “delle belle” come si suol dire. Come promesso nella quinta e penultima parte, in questo articolo ci occuperemo di dare uno sguardo alle tariffe da richiedere per le prestazioni e di esporre l’esperienza lavorativa di qualche operatore del settore per capire come ci si deve eticamente e “deontologicamente” comportare con i clienti. Per la delicatezza del loro ruolo, anche i tatuatori devono seguire delle specifiche regole etiche. In un sito attivato da uno di questi professionisti, si parla proprio del rispetto di tali principi etici. Prima dell’esecuzione di un lavoro, infatti, i clienti vanno messi a conoscenza dei rischi e degli oneri legati alle sedute necessarie per la realizzazione di un tatuaggio.

 

 

 

 

APRIRE UN’ATTIVITÀ DI TATUAGGI : LE TARIFFE.

 

 

Al cliente che si reca per la prima volta nello studio del tatuatore viene fornito un questionario da compilare. In tal modo si approfondiscono le reali motivazioni che spingono la persona a volere un disegno o dei disegni indelebili sul corpo. Un professionista del tatuaggio, serio e che opera secondo coscienza, deve, infatti ,essere sicuro delle decisioni del cliente e deve accertarsi che queste siano fondate e ben radicate e non frutto di scelte superficiali che potrebbero portare lo stesso cliente a pentirsi del trattamento. Il cliente va anche informato sui metodi di sterilizzazione e di pulizia degli strumenti usati e degli ambienti in cui vengono effettuati i lavori. I metodi di sterilizzazione più usati dai tatuatori sono le autclavi che emettono vapore saturo. Queste macchine vanno controllate e testate periodicamente e i risultati degli stessi test vanno conservati e mostrati al cliente, in modo da rispettare i principi etici di cui parlavamo all’inizio e mettere a proprio agio i fruitori del lavoro. Con questa sintesi sul comportamento da tenere con i clienti, crediamo davvero di aver esaminato tutte le caratteristiche peculiari del lavoro di tatuatore, ma resta un’altra curiosità da soddisfare, anzi due: la distribuzione della concorrenza e le tariffe da richiedere per le prestazioni. Controllando su “Pagine Gialle”, in tutta la Lombardia sarebbero presenti 191 studi di tatuaggio, di cui 70 solo a Milano e provincia, mentre a Bergamo e hinterland gli studi sarebbero 26. Se ci spostiamo al Sud Italia, in Calabria, ad esempio, sempre sulle Pagine Gialle, non si trova segnalato nessuno studio di tatuaggio e piercing, mentre in Sicilia si contano 26 studi, di cui sei solo a Catania e provincia.

 

 

 

 

 

Il lettore può autonomamente procedere a cercare la distribuzione della concorrenza per la propria area di residenza effettuando la stessa ricerca che abbiamo effettuato noi. E’ probabile che alcune attività non siano presenti sugli elenchi delle imprese, ma il metodo di ricerca può servire a dare un primo quadro sulla distribuzione territoriale dei competitor e sulle effettive possibilità di riuscita dell’attività. In questo mestiere la concorrenza si batte con la bravura, ma anche con la serietà e il più rigoroso rispetto delle regole igieniche. Il numero minimo di clienti per far entrare a regime l’attività è strettamente legato alle tariffe applicate per le prestazioni. La realizzazione di un tatuaggio e di un piercing comporta un certo costo e non si tratta certo di un costo irrisorio. In questo mestiere è giusto far pagare adeguatamente una prestazione piuttosto che farla pagare poco. Anzi, i clienti devono e, spesso, tendono a diffidare delle tariffe irrisorie che, oltre a nascondere prestazioni di bassa qualità, possono anche mascherare uno scarso rispetto per le norme igienico sanitarie. Il prezzo minimo di un tatuaggio e di un piercing è di 100 euro. Per i lavori di grandi dimensioni si applicano, al prezzo fisso, delle tariffe variabili che possono anche essere orarie. Per alcuni lavori specifici sono richieste delle tariffe esclusivamente orarie. Quella per la ripresa o la modifica di un tatuaggio è di 200 euro l’ora, mentre per realizzare alcune tipologie di disegni si possono chiedere anche 150 euro l’ora. Per piccoli tatuaggi alla caviglia si possono chiedere circa 55 euro; mentre per altri delle stesse dimensioni, ma in altre parti del corpo, come il collo ad esempio, si possono chiedere anche 140 euro. Con un numero minimo di 10 clienti giornalieri potete già immaginare da soli il potenziale guadagno, ma senza arrivare a tanto, anche se all’inizio si comincia con pochi clienti, magari con 5 al giorno, si possono comunque realizzare delle cifre interessanti. Per ulteriori informazioni si possono contattare le seguenti associazioni di categoria: A.P.T.I ( Associazione Piercer e Tatuatori Professionisti Italiani) e A.R.T ( Associazione dei Tatuatori e Piercer Italiani). I clienti si trovano con i classici metodi di pubblicità, con il passaparola; aprendo un sito web e inviando il link dello stesso, nei forum e nei social network in cui si trovano tanti gruppi di persone che desiderano avere sul corpo un tatuaggio o un piercing.

 

Fonti di alcuni dati:

http://www.romaink.it/info.html

http://www.jpeg-tattoo.com/node/935

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

www3.lastampa.it

community.tribalectic.com

 

 

 

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