Delocalizzare la propria attività : quando conviene? Seconda parte.

novembre 3, 2011 | Fare impresa

 

Nella prima parte di questo reportage, abbiamo analizzato gli elementi da tenere sotto osservazione quando si prende in esame l’opportunità di delocalizzare un’attività produttiva.

In particolare, la necessità di considerare che la crescita di alcuni paesi che negli ultimi anni sono stati oggetto di delocalizzazioni con il trasferimento di imprese in quelle aree, ha influito sui costi della manodopera locale e su tutta una serie di altre voci che sono cresciute in maniera decisa e spesso, rendono oggi la stessa delocalizzazione, una soluzione meno appetibile rispetto a qualche anno fa.

Delocalizzare un’attività : quando non è più conveniente delocalizzare.

I casi di esempi di delocalizzazione al ‘contrario’ o meglio, del rientro di attività che prima erano state spostate all’estero, è ancora limitato anche se esistono già alcuni casi  sia nel settore delle piccole imprese manifatturiere che nel campo dei servizi.

Dalla Gran Bretagna all’Italia, passando anche per altri paesi industrializzati che in passato sono stati oggetto di trasferimento di  imprese e produzioni verso altre aree, hanno ultimamente assistito al rientro di alcune attività prima delocalizzate che hanno preferito ritornare al paese di origine che continuare ad operare in quelle aree dove avevano precedentemente delocalizzato.

Tra queste attività, incontriamo : call center, piccole fabbriche manifatturiere, aziende di informatica, ecc..

Se dieci anni fa il rapporto di costo di un ingegnere o di un buon programmatore fra un paese industrializzato ed uno in via di sviluppo, era anche dieci a uno, oggi, in alcuni casi si arriva a differenze che non superano il 70/80% .

Quindi si stanno sempre più riducendo le differenze di costo a causa del livellamento dei salari in Occidente e dall’altra, anche per la forte crescita dei costi di quei paesi che in  un passato  non lontano erano stati scelti per delocalizzare attività produttive.

Perchè non delocalizzare

I motivi per cui oggi molte imprese sono meno propense a delocalizzare rispetto al passato sono : le spese straordinarie che talvolta si devono affrontare in fase di delocalizzazione che non sempre sono previste all’inizio; un non sempre elevato livello di professionalità del personale nei paesi in cui si delocalizza; le aspettative che i nuovi tecnici ed ingegneri dei paesi in cui si delocalizza hanno in termini di trattamento economico e benefit e che tendono continuamente a salire e non sempre vanno incontro ai piani delle imprese che cercano invece di tagliare i propri costi anche attraverso la delocalizzazione; la presenza di investimenti cospicui per delocalizzare e che in periodi non propriamente floridi per il mercato in generale come quello attuale, tendono a ‘raffreddare’ le aziende a compiere questa mossa; la necessità di spostare personale in aree lontane con conseguenti nuovi costi a cui far fronte; l’aumento dei costi complementari ed acessori (costi di locazione, energia, ecc.) che stanno crescendo anche nei paesi scelti per delocalizzare; altro.

 

Quando la delocalizzazione va di pari passo con l’internazionalizzazione.

Se prendiamo ad esempio la Romania, abbiamo assistito ad una delocalizzazione che fra gli anni novanta ed il decennio successivo, ha spostato in questo Paese grandi imprese industriali.

Negli ultimi tre anni, si è accentuato il fenomeno che ha visto la  Romania come paese di fuga di queste imprese in direzione di India ed altri paesi orientali.

Questo, mette in evidenza che grandi imprese industriali, non sono solo alla ricerca del basso costo di produzione ma anche di mercati nuovo e vasti per la commercializzazione dei propri prodotti.

Il caso della Nokia o di altre imprese italiane con migliaia di dipendenti che si stanno spostando verso l’India negli ultimi temi, è un esempio lampante di questa nuova strategia.

 

pupia.tv

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