Diventare chirurgo plastico. Seconda parte.

dicembre 1, 2011 | Libera professione

 

Proseguiamo la nostra disamina dedicata alla professione di chirurgo plastico cercando di scoprire altri aspetti utili a comprendere meglio il ruolo e la funzione di questo medico. Nella scorsa puntata abbiamo parlato dell’iter formativo del chirurgo plastico, della differenza con il chirurgo estetico e della definizione propria della figura medica trattata nel nostro reportage. Come appurato già dalle prime battute del nostro discorso, la carriera del chirurgo plastico è molto lunga, o, meglio, la gavetta che porta a intraprendere questa professione è abbastanza dilatata nel tempo, come lo sono d’altronde tutte le professioni che richiedono un’elevata specializzazione, specie quelle in campo medico.

 

 

 

DIVENTARE CHIRURGO PlASTICO : LA FORMAZIONE

 

 

Tra università, abilitazione e corsi di formazione specifici, per diventare chirurghi plastici a tutti gli effetti potrebbero volerci almeno 12 anni. Anche se la legge italiana prevede solo un percorso medico classico ( corso di laurea di sei anni e abilitazione), generalmente, per imparare a fondo l’arte della chirurgia plastica bisognerà mettere in conto un periodo di tempo più o meno lungo per riuscire ad affermarsi sul campo e ad avere in congruo numero di pazienti. Bisogna anche considerare che le facoltà di Medicina e Chirurgia sono a numero chiuso e quindi si deve anche avere la fortuna le la bravura di superare il test di ammissione. La normativa europea è anche intervenuta a colmare le lacune normative nazionali per orientare i percorsi formativi delle scuole di specializzazione di chirurgia plastica. Queste scuole sono attive presso le università e propongono corsi di durata quinquennale. Ne è un esempio la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università di Pavia. A queste scuole si accede tramite un concorso bandito annualmente dal Ministero dell’Università che fissa anche il numero di allievi ammissibili per il primo anno. La frequenza a queste scuole è a tempo pieno e obbligatoria, sia per le lezioni teoriche che per quelle pratiche presso reparti, ambulatori, sale operatorie e laboratori. Dal 2007 i medici specializzandi hanno anche un normale contratto di lavoro che prevede la retribuzione con stipendio, contributi e indennità per ferie o maternità. Il compenso è di 22.700 euro annui, per la parte fissa, più una parte variabile di 2300 euro che possono salire a 3330 per gli anni successivi. Quindi, anche se il percorso per diventare chirurgo plastico è molto articolato e complesso, vale la pena di provare, specie se è davvero questa la strada che sentite adatta a voi e se ritenete di essere tagliati per tale ruolo. Nella scorsa puntata, oltre a chiederci chi fosse il chirurgo plastico, ci siamo anche chiesti cosa facesse. In effetti il chirurgo plastico esegue degli interventi chirurgici, talvolta anche molto rischiosi e complessi che mirano a ricostruire o migliorare delle parti del corpo per fini estetici. Nel campo della chirurgia plastica si parla, infatti, anche di chirurgia estetica e ricostruttiva. Quella estetica interviene per abbellire il corpo a seguito di difetti presunti o reali, mentre la cosiddetta chirurgia ricostruttiva “ricostruisce” letteralmente parti del corpo danneggiate a seguito di traumi o incidenti. E’ il caso di ricostruzioni del viso deturpato da ustioni o dell’inserimento di protesi mammarie per il seno asportato a seguito di un tumore maligno.

 

 

 

 

Quindi, il chirurgo plastico non è solo un medico che si occupa di accontentare i futili desideri del paziente, ma anche un operatore che interviene nella ricostruzione di parti del corpo mutilate a seguito di eventi drammatici e imprevedibili. La chirurgia plastica interessa diverse parti del corpo, ecco perché le diverse branche ad essa relative si suddividono in chirurgia del viso, del seno e del corpo. Gli interventi che riguardano il viso sono: rinoplastica, blefaroplastica, otoplastica, mentoplastica, trapianto dei capelli, aumento degli zigomi e lifting del viso. Gli interventi per il seno sono: mastoplastica, mastoplastica additiva, mastoplastica riduttiva, mastopessi ( rassodamento del seno cadente) e ginecomastia. Gli interventi per il corpo sono: liposuzione, liposcultura, addominoplastica, lifting delle braccia e delle cosce, gluteoplastica e aumento dei polpacci. Questi interventi rientrano anche nella definizione di chirurgia estetica. La chirurgia ricostruttiva riguarda le stesse parti del corpo, ma con interventi che mirano a ricomporre una parte danneggiata, e dunque, nel caso della mastoplastica con protesi al seno, si parlerà di mastoplastica ricostruttiva. Un’importante branca della chirurgia ricostruttiva è quella maxillo facciale che interviene per ricostruire, a seguito di malformazioni congenite, patologie o traumi, parti lese come il volto, i denti e la bocca. La specializzazione in questa particolare branca della chirurgia si ottiene attraverso un corso di specializzazione in chirurgia maxillo facciale, dove si studia anche la chirurgia plastica. Con interventi di chirurgia maxillo facciale si può intervenite anche per fini estetici , cioè per migliorare, ad esempio, un cattivo posizionamento dell’arcata dentaria che danneggia l’aspetto e rende sgradevole il sorriso. Continua….

 

Fonte di alcuni dati:

Sole 24 Ore di sabato 07.07.2007

 

Fonti immagini:

salute.pourfemme.it

buonenotizieonline.it

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