Diventare chirurgo plastico. Terza parte.

dicembre 2, 2011 | Libera professione

Bentornati all’appuntamento con il reportage dedicato alla professione del chirurgo plastico. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato dell’iter formativo per intraprendere questa professione e delle prestazioni chirurgiche effettuate ed effettuabili dal suddetto professionista. In questa nuova puntata sul tema ci occuperemo invece degli sbocchi occupazionali, cioè di dove può lavorare un chirurgo plastico e,se ci sarà spazi,o anche delle tariffe praticate per le operazioni relative a questa speciale branca della chirurgia.

 

 

DIVENTARE CHIRURGO PLASTICO  : DOVE LAVORARE

 

Un chirurgo plastico, come qualsiasi medico, può trovare occupazione presso diverse realtà che essenzialmente sono: unità operative di chirurgia plastica di ospedali e strutture pubbliche, unità operative di chirurgia presso cliniche private, studi professionali gestiti in proprio e centri di medicina estetica. Per quanto riguarda le opportunità di impiego presso strutture pubbliche, il chirurgo plastico opera come dipendente dell’azienda ospedaliera e in genere può realizzare una discreta carriera come dirigente medico della stessa unità operativa; lo stesso ruolo e inquadramento contrattuale può essere ricoperto nelle cliniche private che solitamente funzionano in tutto e per tutto come gli ospedali con la sola differenza di non erogare prestazioni pubbliche, ma di offrire prestazioni a pagamento, a meno che non si tratti di cliniche convenzionate con il SSN. Gli interventi di chirurgia plastica però, sia nelle strutture pubbliche che in quelle private, vengono offerte a pagamento, tranne alcune eccezioni, ovvero quelle operazioni di chirurgia ricostruttiva a seguito di danni provocati da malattie e traumi Per fare un esempio, possiamo dire che un intervento di asportazione della ghiandola mammaria con inserimento di protesi al fine di aumentare il seno costa spesso un occhio della testa, mentre, lo stesso intervento, eseguito dopo un tumore maligno al seno, è totalmente gratuito e rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale. Chiaramente la malattia deve essere realmente diagnosticata e certificata da personale medico competente. Tornando agli sbocchi occupazionali del chirurgo plastico abbiamo parlato anche dei centri di medicina estetica, vere e proprie società, quindi, imprese, con tanto di partita Iva e nome del titolare che si avvalgono di uno staff di medici ed esperti per offrire prestazioni di dietologia, medicina e chirurgia estetica ( prestazioni di medicina e chirurgia in molti casi si equivalgono, come si potrà notare leggendo la tipologia di prestazioni indicate nel reportage sulla medicina estetica e nella seconda parte di questo nuovo approfondimento). Un chirurgo plastico, infatti, oltre che come dipendente fisso di un centro di medicina estetica, può offrire le sue prestazioni anche come consulente libero professionista, in modo da collaborare con diverse realtà mediche. Quindi, gli incarichi professionali che un chirurgo plastico può ricoprire sono molteplici: dal dipendente dirigente medico, al libero professionista. Altre opportunità occupazionali del chirurgo plastico possono essere l’insegnamento universitario nella materia per cui si è specializzato e incarichi come CTU di tribunali civili e penali.

 

 

 

 

 

 

Il CTU è un consulente tecnico d’ufficio che offre consulenza agli organi giudiziari tramite incarico conferito dal tribunale stesso. Anche un chirurgo plastico può offrire la sua consulenza medico-chirurgica per redigere perizie in materia di chirurgia plastica e ricostruttiva da valutare in sede di procedimento civile o penale. Per diventare CTU bisogna presentare apposita istanza al tribunale dove sono tenuti gli elenchi dei periti tecnici suddivisi per tipologia di consulenza. Se, invece, si ama alla follia la carriera di libero professionista o di imprenditore si può pensare ad avviare in proprio un centro di chirurgia plastica che, dovendo funzionare come una vera e propria clinica, richiede però degli investimenti notevoli. L’iter per avviare una clinica privata comprende la richiesta di autorizzazione alla Regione di appartenenza. Nell’istanza bisogna indicare la tipologia dell’attività sanitaria che dovrà essere svolta all’interno della clinica, la dotazione delle attrezzature e la dotazione dei posti letto. Ogni Regione, in tema di sanità, ormai dispone di normative proprie che è utile consultare prima di inoltrare la domanda. Alcune Regioni, ad esempio, se nella clinica non si prevedono posti letto permettono la sola presentazione della denuncia di inizio attività al posto dell’autorizzazione. L’investimento per avviare una clinica privata comprende i locali, le attrezzature medico sanitarie e il personale composto da almeno un altro medico, infermieri, ausiliari e anestesisti da assumere con contratto a norma di legge. Ma anche se l’investimento dovesse sfiorare il milione di euro, i guadagni di una clinica dove si effettuano interventi di chirurgia plastica ed estetica saranno notevoli, a patto di individuare la location ideale e valutare l’impatto della concorrenza. Ma di questo ed altro parleremo nella prossima puntata, dove daremo uno sguardo anche alle tariffe chieste per gli interventi di chirurgia plastica. Seguiteci.

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

kinderwunsch.at

zipnews.it

 

 

 

 

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