Aprire un’officina : avviare un’autofficina. Seconda parte.

gennaio 17, 2012 | Fare impresa

Continua il nostro reportage dedicato all’apertura di un’autofficina. Al termine della prima parte abbiamo segnalato che un’autofficina si può aprire in proprio oppure appoggiandosi a un marchio specifico in modo da avere un’officina autorizzata. Entrambe le tipologie di attività sono sottoposte a un iter specifico di cui parleremo proprio nel corso di questa seconda parte del suddetto reportage. L’apertura di un’autofficina è sottoposta alla presenza dei requisiti richiesti dalla legge 122/92 che sono sia morali che professionali. I requisiti morali ( assenza di condanne penali, ecc.) sono quelli richiesti anche nei pubblici concorsi, mentre dei requisiti professionali relativi alla formazione e ai titoli di studio da possedere per avviare l’attività, abbiamo già parlato nella prima puntata. L’attività di autoriparazione di veicoli a motore è anche sottoposta a specifiche norme regionali, per cui è consigliabile rivolgersi sempre al proprio comune di residenza per conoscere tutte le novità legislative del territorio di appartenenza. Non sono soggette ai vincoli normativi della legge 122/92 le attività di autolavaggio, fornitura di carburante e sostituzione di filtri dell’olio o di altri liquidi per il raffreddamento e la lubrificazione del veicolo, le imprese che montano singoli pezzi, i verniciatori e i battilamiera che esercitano anche presso carrozzerie. La normativa citata vale invece, anche per le imprese commerciali e di autotrasporto che svolgono attività di autoriparazione anche per uso interno.

AVVIARE UN’AUTOFFICINA : LE NORMATIVE

 

L’impresa di autoriparazione, per poter svolgere l’attività, deve presentare al Registro Imprese e all’Albo delle Imprese Artigiane una Segnalazione certificata di inizio attività in cui si autodichiara il possesso dei requisiti morali e professionali del responsabile tecnico dell’autofficina, che è la figura obbligatoria prevista all’interno di questa tipologia di azienda. Ne consegue che il titolare o legale rappresentante dell’autofficina può anche non coincidere con il responsabile tecnico che dovrà naturalmente essere assunto a parte o legato all’impresa da altro rapporto ( socio, familiare, amministratore, procuratore, ecc.) previsto dalla legge. Questo legame tra il responsabile tecnico e l’impresa si chiama “rapporto di immedesimazione” e deve essere indicato nella segnalazione certificata da inviare per via telematica al Registro Imprese. Dopo aver seguito l’iter appena descritto per l’officina in proprio, si potrà tentare di appoggiarsi a un marchio noto per farla diventare “autorizzata”. Per avviare un’officina autorizzata bisogna contattare la concessionaria di zona appartenente alla Casa Madre scelta, ad esempio la Fiat. Sempre alla concessionaria va inviata una richiesta scritta indicando la sede dell’officina, la metratura dei locali e il numero degli addetti. All’stanza vanno allegate, se richieste, le foto e la planimetria dei locali dell’autofficina. La concessionaria invierà la richiesta alla direzione territoriale della Casa Madre a cui seguirà la visita di un ispettore di zona per la verifica dell’idoneità dei locali. Le aziende automobilistiche fissano, a volte, propri requisiti per la concessione delle autorizzazioni all’uso del loro marchio e del supporto all’assistenza per gli autoveicoli, per cui, prima di inviare la richiesta scritta, è meglio optare inizialmente per un colloquio informativo con la concessionaria della zona dove ha sede l’attività. Per poter lavorare come “autorizzata”, un’autofficina deve prestare molta attenzione alle caratteristiche e alle dimensioni dei locali che variano in base all’azienda automobilistica a cui ci si affilia.

La Fiat, ad esempio, chiede almeno locali di 150 metri quadri. Un’officina in proprio , almeno agli inizi, può essere anche più piccola, ma deve comunque permettere il facile ingresso e l’uscita delle auto e il regolare posizionamento di tutte le attrezzature di autoriparazione. Considerando anche i locali amministrativi certamente non si può andare al di sotto dei 100 metri quadri, di cui almeno una trentina per gli uffici amministrativi e servizi igienici e il resto per l’attività. A volte, per rendere ancora più ampia la disponibilità di locali dedicata all’attività di autoriparazione, si riduce di molto lo spazio per i locali amministrativi ( ufficio con pc, fax e telefono). Molto importante, per superare la verifica di idoneità dell’officina autorizzata, anche la zona in cui sorgono i locali adibiti all’attività. Le autofficine sorgono spesso in zone periferiche e di passaggio attraversate da strade provinciali, statali o da vie comunali di collegamento a quelle provinciali. Le zone devono essere dotate di parcheggi per permettere lo spostamento dei mezzi all’interno e all’esterno dell’officina. Le autofficine autorizzate e di grandi dimensioni sorgono frequentemente presso ampie aree industriali. L’officina autorizzata è un modo per fidelizzare il cliente di una determinata casa automobilistica che potrà trovare, attraverso l’officina stessa, un riferimento diretto come se si trovasse a farsi assistere dall’ azienda madre che fornirà all’officina affiliata tutti i ricambi con il suo marchio. I requisiti della location per l’autofficina valgono anche per quella in proprio perché, per fare un buon lavoro, non si deve credere che basti farlo all’interno di un piccolo garage o sgabuzzino. Ne parleremo meglio nella prossima puntata quando daremo uno sguardo alle attrezzature da utilizzare e al personale necessario per svolgere l’attività. Seguiteci…

 

Fonti di alcuni dati:

http://www.al.camcom.gov.it/Page/t08/view_html?idp=781

http://www.nuovatendenza.it/inventazienda/inventazienda/quesiti%20inventaz/autofficina.htm

 

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

vetrine.sitopreferito.it

picchioestella.com

 

 

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