Quanto vale una farmacia dopo le liberalizzazioni.

gennaio 12, 2012 | Fare impresa

Il decreto sulle liberalizzazioni del Governo Monti, andrà sicuramente ad influire sul valore commerciale di molte attività.

L’aumento del numero di licenze ed una serie di altre norme volte a svincolare determinate ‘ prerogative’, aumenteranno la competitività in molti settori ed obbligheranno molte attività a rivedere la propria gestione alla luce di tutta una serie di cambiamenti.

Anche il valore stesso di molte attività che prima erano contingentate, subirà una riduzione in termini complessivi.

Tra queste, troviamo le farmacie che tra l’altro, sono quelle che senza dubbio, ne risentiranno maggiormente.

Cerchiamo di comprendere in questo post, quali sono i parametri che influiranno maggiormente sul calcolo del valore di una farmacia e cosa potrebbe cambiare per un titolare di farmacia negli anni a venire.

 

Quanto vale una farmacia dopo il Decreto Monti?

Sino a pochi mesi prima del provvedimento sulle liberalizzazioni, il valore di una farmacia era calcolato in base al fatturato (come del resto la maggior parte delle attività commerciali) e veniva conteggiato in 2 o 3 volte il valore del fatturato annuo dell’attività.

Alcuni titolari di farmacia, addirittura pretendevano anche 4 volte e più il fatturato annuo come valore dell’attività in caso di vendita.

La cifra richiesta, era giustificata dal fatto che possedere una farmacia era una sorta di bene ‘immobile’ non svalutabile e che negli anni, ha sempre permesso ai titolari di ottenere fatturati interessanti in un mercato ‘chiuso’ e per coloro che compravano, era una certezza che avrebbe permesso nel tempo di recuperare l’investimento effettuato e disporre di un patrimonio rivalutato nel tempo.

Calcolare il valore di una farmacia.

Il decreto sulle liberalizzazioni prevede due aspetti :

la vendita dei farmaci fascia c presso le parafarmacie che sottrarrà una piccola quota di vendite che andrà quantificata zona per zona a seconda della presenza di parafarmacie;

l’aumento dei punti vendita di farmacie tradizionali che potrebbe sottrarre anche un ulteriore 25, 40% della quota del proprio fatturato.

Queste due variazioni, renderanno meno remunerativa l’attività di farmacia nel senso che il fatturato di alcune farmacie ‘storiche’ potrebbe sensibilmente diminuire e dall’altra, essendoci la possibilità di aprire nuovi punti vendita, si ridurrebbe anche la richiesta di ‘farmacie in vendita’.

E’ difficile ipotizzare con precisione il valore di riferimento di una farmacia nei prossimi anni ma in termini reali, potrebbe esserci anche un calo del valore di almeno il 50% a regime.

Il calcolo, è puramente teorico perché occorre tenere conto di alcuni fattori :

quanto la specifica farmacia riuscirà a mantenere le proprie quote di mercato a seguito dell’aivo di nuovi competitor che potrebbero aprire nella sua zona di riferimento;

come si evolverà la vendita dei farmaci in futuro e dei servizi aggiuntivi che potrebbero essere sviluppati proprio all’interno delle farmacie.

Infatti, molte farmacie potrebbero essere sempre più attratte, per compensare il calo del proprio fatturato, di utilizzare i propri spazi per la vendita di nuovi prodotti a cui prima avevano dedicato poca importanza e diventare quindi dei punti di riferimento per la distribuzione di una serie di servizi innovativi legati al mondo sanitario.

Ci sarà sicuramente una fase transitoria a seguito dell’entrata sul mercato dei nuovi soggetti e quindi, per ridefinire dei parametri più stabili e coerenti per il calcolo del valore di una farmacia, occorrerà aspettare almeno il 2014.

Nei prossimi post, prenderemo in esame l’analisi di altre attività commerciali sottoposte alle nuove liberalizzazioni per capire l’evoluzione del settore ed il valore che queste imprese potranno avere in futuro.

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