Diventare restauratore. Seconda parte

marzo 26, 2012 | Fare impresa

Prosegue il nostro reportage dedicato all’affascinante professione del restauratore. Questo abile artigiano svolge una professione che, pur affondando le sue radici nel passato, serve a restituire al presente quelle opere prestigiose ereditate proprio dal passato. Per riuscire a svolgere la suddetta professione servono anzitutto talento e formazione. Della seconda abbiamo abbondantemente parlato nella scorsa puntare, sul talento, invece, non possiamo aggiungere molto, perché quello o lo si ha o non lo si ha. Ma quando si sceglie una determinata professione, in genere è perché piace o ci si sente portati per via di un’attitudine naturale. Sulle prospettive occupazionali del restauratore, invece, possiamo aggiungere qualche dettaglio in più cercando anche di capire quale sia il livello di concorrenza rapportato alle reali opportunità di lavoro.

Diventare restauratore : gli spazi e le opportunità

Il restauratore, una volta formato, qualificato e abilitato, può lavorare presso enti pubblici che si occupano della tutela del patrimonio artistico e architettonico, come le Soprintendenze, oppure presso un laboratorio privato di restauro o in proprio. Le opportunità di lavoro nella Pubblica Amministrazione si hanno solo per concorso e considerando il periodo economico difficile non è possibile prevedere dei concorsi che consentano l’accesso a enti culturali così prestigiosi. I concorsi, quando vengono banditi, sono un “passaporto” importante per l’attività del restauratore. Per trovarli basta consultare spesso la Gazzetta Ufficiale. Talvolta vengono banditi dei concorsi pubblici per svolgere degli stage o dei percorsi formativi che poi, per fortuna, possono prevedere l’assunzione definitiva presso l’ente pubblico che li ha banditi. Un restauratore alle prime armi può trovare più facilmente impiego presso un laboratorio di restauro privato, cioè presso un’azienda del settore, già avviata, che opera per conto di enti pubblici e clienti privati. All’inizio del percorso lavorativo non bisogna disdegnare gli stage privati nel settore del restauro, perché trattandosi di attività manuale con una minore concorrenza rispetto a quelle intellettuali, permette maggiori possibilità di assunzione. Agli inizi, per lavorare, assieme al talento e alla bravura, bisogna puntare semplicemente a farsi conoscere dal potenziale datore di lavoro, il resto arriverà da sé. Il restauratore è per sua natura un creativo e come tale deve aprirsi a qualsiasi opportunità non disdegnando eventuali trasferimenti presso enti esteri che cercano abili operatori dell’arte del restauro.

Diventare restauratore : dove trovare lavoro.

Si possono cercare i concorsi per restauratori anche presso la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Se tutte le strade dovessero rivelarsi troppo difficili da praticare, resta l’alternativa dell’avvio di un laboratorio di restauro in proprio. Questo è l’ambito di approfondimento che ci è più congeniale perché, come sapete, ci occupiamo di suggerire delle idee, speriamo, valide, per mettersi in proprio. Un laboratorio di restauro si configura come un’attività di impresa di tipo artigianale dove ci si occupa del recupero e del ripristino di oggetti e beni di un certo pregio e realizzati con materiali diversi. Tra i requisiti da possedere per poter lavorare presso un laboratorio di restauro, sia in proprio che come dipendenti, un ottimo stato di salute e l’assenza di allergie a materiali edili, stucchi e vernici che solitamente vengono usate durante i lavori di restauro. Quando si sceglie di avviare un laboratorio di restauro, bisogna valutare tutte le variabili che incidono sulla buona riuscita dell’attività, come la localizzazione, la distribuzione della concorrenza, il livello degli investimenti da sostenere, la quantità di lavoro effettivamente realizzabile. Scandaglieremo tutte queste variabili nel corso delle varie puntate del nostro reportage. Intanto, vista la particolarità di questa professione, vogliamo iniziare a dare un’occhiata alla distribuzione della concorrenza. Sul web, il termine “laboratorio di restauro” restituisce oltre 4 milioni di risultati. Tra questi risultati non si trovano solo laboratori di restauro privati, ma anche laboratori istituiti da e presso gli enti pubblici, come le regioni e le province. Possiedono laboratori di restauro anche le biblioteche comunali e persino la Presidenza della Repubblica. Queste realtà permettono agli enti pubblici di fruire di servizi di restauro senza necessità di ricorrere a operatori esterni. Questo dato ci dice che la concorrenza maggiore, per il restauratore, è rappresentata dai laboratori di restauro interni agli enti pubblici. La concorrenza dei laboratori privati è facilmente arginabile proponendo delle partnership e delle collaborazioni specie per interventi di una certa portata che richiedono la presenza di un numero maggiore di restauratori. Se gli enti pubblici sono già attrezzati con i laboratori e non bandiscono concorsi, a chi offrire i propri servizi? Risponderemo a questa domanda nella prossima puntata. Seguiteci…

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

rivista.ssef.it

corriere.it

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