Aprire un’impresa di restauro. Terza parte.

aprile 23, 2012 | Fare impresa

Continuiamo a parlare della professione di restauratore cercando di rispondere alle domande poste al termine della puntata precedente. Nel corso della stessa, avevamo, infatti, iniziato a dare un’occhiata alla distribuzione della concorrenza, scoprendo con una certa sorpresa che tra i competitor più agguerriti di un restauratore ci sono proprio i laboratori di restauro gestiti da enti pubblici. Se è pur vero che un laboratorio pubblico, per lavorare, ha bisogno di assumere tramite concorso o incarico di consulenza, dei restauratori professionisti, cosa fare per inserirsi sul mercato quando i laboratori di restauro pubblici sono già al completo di personale? Semplice: bisogna cercare altre strade o, soprattutto, altri clienti per lavorare. Senza voler perdere altro tempo intendiamo proprio fornire la risposta al quesito posto nella scorsa puntata del nostro reportage, ovvero: a chi offrire i propri servizi di restauro? Una risposta valida potrebbe essere quella di offrirli a enti e fondazioni religiose o a facoltosi privati.

Aprire una ditta di restauro : trovare i clienti.

Gli enti e le istituzioni religiose possono costituire un ottimo target di mercato per il restauratore. E’ arcinoto che la Chiesa possieda un numero indefinito di immobili, luoghi di culto e parrocchie per celebrare le funzioni, di grande pregio architettonico e risalenti a epoche di molto anteriori alla nostra. Gli edifici più vecchi hanno costante necessità di interventi di restauro. Al loro interno si trovano spesso sculture e opere d’arte logorate dall’usura del tempo e bisognose di adeguati interventi di restauro. Un laboratorio, o meglio, una ditta di restauro può offrire i propri servizi proprio alle autorità religiose che gestiscono la proprietà dei suddetti immobili. Ma come venire a conoscenza del fatto che una chiesetta di paese potrebbe avere bisogno di alcuni lavori di restauro? I metodi per venire a conoscenza di opere religiose da restaurare sono sempre gli stessi: frequentare abitualmente qualche edificio parrocchiale ed accorgersi che i dipinti non hanno più il colore di prima o che le statue sono graffiate o, peggio spezzate. Oppure navigare i siti web delle diocesi, dove vengono pubblicati gli annunci per la ricerca e la richiesta di restauratori. A prima vista potrebbe sembrare difficile riuscire ad acciuffare queste occasioni di lavoro, ma in realtà non è cosi. Specie nei piccoli comprensori, dove si trovano pochi laboratori di restauro, offrire servizi di sistemazione artistica di edifici e opere religiose non dovrebbe essere poi così complicato. La minore o maggiore possibilità di lavorare, in questi casi, dipende sempre dal numero dei concorrenti che operano nella stessa zona e nello stesso mercato di riferimento, per cui meno ce ne sono e meglio è. Se desiderate davvero intraprendere questa professione accertatevi sempre del livello di concorrenza presente nella vostra zona di riferimento.

Magari potreste scoprire che proprio nella vostra città o in un ragionevole lasso di chilometri, non esiste nessun laboratorio di restauro e che i potenziali clienti bisognosi di un restauratore sono sempre stati costretti a cercarlo altrove. Il discorso appena fatto si lega strettamente a quello della localizzazione dell’attività di restauro, cioè all’individuazione dell’area geografica ideale ad aprire un laboratorio omonimo. In linea generale, un laboratorio privato di restauro si può aprire ovunque, partendo dal Nord fino ad arrivare al Sud. Naturalmente in qualsiasi zona decidiate di aprire, scegliete sempre aree con una elevata presenza di immobili di pregio, sia religiosi che non, oppure con presenza di gallerie d’arte private o musei o ville di proprietà di famiglie facoltose. E’ sconsigliabile aprire un laboratorio di restauro in una zona di campagna dove esistono solo casali rustici che semmai vanno ristrutturati da capo a piedi e non restaurati. Da escludere anche zone a forte concentrazione di edilizia commerciale e residenziale, in cui generalmente c’è poca necessità di lavori di restauro e molto bisogno di manutenzione ordinaria e ristrutturazione per messa in sicurezza. Non dimenticate, infatti, che in quanto restauratori, non dovete considerarvi come degli operatori edili, che hanno in ogni caso tutto il nostro rispetto, dovete invece pensarvi come degli artisti che lavorano usando abilità, tecnica e, soprattutto, creatività. La localizzazione ideale di un laboratorio privato di restauro sarà, dunque, quella più vicina ai centri storici. Una conferma a quanto asserito viene dalla localizzazione dei laboratori di restauro presenti attualmente sul territorio nazionale. A Catania, ad esempio, se ne trova uno nei pressi di Palazzo Biscari, il più importante e pregevole palazzo privato della città. Continua…

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

beniculturali.regione.fvg.it

latitudeslife.com

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