Aprire una ditta di restauro. Quarta parte.

maggio 7, 2012 | Fare impresa

Nelle precedenti puntate del nostro reportage dedicato alla professione del restauratore, abbiamo parlato della distribuzione della concorrenza, di come affrontarla e superarla e della localizzazione del laboratorio di restauro. Nel caso si vogliano offrire servizi di restauro di immobili di pregio, la localizzazione ideale del laboratorio omonimo dovrebbe essere vicina ai centri storici delle città. Così, infatti, avevamo concluso la terza parte del nostro approfondimento. Ma il restauratore non restaura solo edifici di pregio e opere d’arte, ma anche i mobili antichi. Il restauro di mobili e arredi d’epoca rappresenta uno dei principali settori di attività di questo artigiano. In genere, il restauro di edifici, opere d’arte e mobili d’epoca coesiste all’interno dello stesso laboratorio dove il restauratore ha la sede legale dell’attività e dove svolge ed esegue i suoi lavori. APRIRE UN LABORATORIO DI RESTAURO : LA SEDE   In tal caso, la localizzazione dell’attività deve riferirsi sempre ad aree di notevole interesse storico, ma anche quando il restauratore intendesse occuparsi solo di restauro di mobili e arredi, i locali dell’attività vanno posizionati nelle aree strategiche che coincidono sempre con i centri storici dove è più nutrita la presenza di edifici d’epoca contenenti mobili, monili e arredi antichi. In queste zone, poi, sono presenti anche mercatini dell’antiquariato e negozi omonimi che potrebbero trovare utile e persino necessario rivolgersi al restauratore per dare una “sistematina” ai loro prodotti di pregio. Concludendo il discorso della localizzazione dell’attività, appare chiaro che quella ideale debba necessariamente trovarsi nel centro storico o nelle sue immediate vicinanze. Trovato il luogo ideale per aprire il laboratorio di restauro, quanto bisognerà spendere per renderlo operativo? Come qualsiasi investimento di impresa, anche l’apertura di un laboratorio di questo tipo comporta un certo investimento economico che si aggira nell’ordine delle diverse migliaia di euro. Una parte consistente dell’investimento riguarderà i locali del laboratorio i cui costi per l’affitto o per l’acquisto saranno rapportati ai valori immobiliari delle aree storiche. Gli immobili dei centri storici, infatti, hanno dei prezzi di mercato più alti. Un certo risparmio può arrivare dal fatto che questi edifici sono spesso da ristrutturare e se il restauratore ha anche competenze edili può provvedere da solo a sistemare il locale del laboratorio ottenendo un considerevole risparmio sui costi della ristrutturazione.   Per avere un’idea del costo da affrontare per i locali, basta sapere che un negozio di 70 metri quadri, nel centro storico di Roma, si affitta a 22 euro al metro quadro, cioè a 1540 euro mensili. I prezzi immobiliari che emergono dagli annunci pubblicati recentemente dai siti specializzati, mostrano un lieve ribasso dei prezzi e ciò, anche se provocato dalla stagnazione del mercato immobiliare, è sempre un dato positivo per chi intende avviare un’impresa. Un laboratorio di restauro richiede dimensioni molto ampie, ecco perché e difficile stabilire delle superfici minime o massime dei locali. Le dimensioni minime possono andare bene quando si restaurano oggetti di piccole dimensioni, ma quando i “beni” su cui lavorare diventano importanti, come tele, mobili d’epoca piuttosto ingombranti, quadri o statue, allora le dimensioni del laboratorio devono essere proporzionalmente adeguate. Nei locali bisogna prevedere, infatti, un magazzino dove accogliere le opere da sistemare e quelle rifinite e diversi spazi dedicati ai vari segmenti del restauro. Per quanto riguarda i mobili, ad esempio, la stanza della falegnameria deve essere separata da quella per le finiture. Di solito, quando si inizia a restaurare, ci si accorge che lo spazio non è mai abbastanza, per cui bisogna scegliere sempre locali molto spaziosi fin dall’inizio dell’attività. Se ci si specializza solo nel restauro di edifici o affreschi murati, il problema delle dimensioni dei locali non si pone nemmeno, ma un restauratore generalmente lavora offrendo più servizi di restauro e operando su più campi, anche perché, per realizzare un certo fatturato, fermarsi solo a poche tipologie di lavori non sarebbe conveniente.A pensarci bene, però, specializzarsi solo su determinate tipologie di restauro potrebbe costituire una valida strategia di business. Pensate al restauratore che si occupa solo di affreschi per chiese e cattedrali. La specializzazione, in questo, come in altri casi, può produrre una maggiore fidelizzazione del cliente portandolo a scegliere sempre quel determinato restauratore. Per lavorare solo su singoli campi, il laboratorio di restauro deve sorgere nel centro storico di città molto grandi e con un certo bacino di utenti o nelle vicinanze di aree a forte attrattiva turistica e molto ricche di patrimonio architettonico di pregio. Un’altra “nicchia” di lavoro per il restauratore, può essere quella della sistemazione di costumi e tessuti antichi. In questo tipo di restauro si lavora non solo con abiti d’epoca, ma anche con tappeti, arazzi, bandiere e merletti.   Fonte alcuni dati: http://case.trovit.it/index.php/cod.search_homes/type.12/what_d.centro%20storico%20roma/

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

castellarquato.com

teladipenelope.com

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