Diventare restauratore. Aprire una ditta di restauro. Quinta parte.

maggio 14, 2012 | Fare impresa

Continua il nostro reportage dedicato a sviscerare tutti gli aspetti della professione di restauratore. Nella scorsa puntata abbiamo iniziato a dare un’occhiata all’investimento da sostenere per aprire il laboratorio di restauro, indicando i prezzi degli immobili adatti a contenere la sede dell’attività. Non solo, sempre nel corso della stessa puntata, abbiamo indicato il tipo di stanze che non debbono mancare mai in un laboratorio di restauro, concludendo con alcune strategie per incrementare il business; strategie che possono rivolgersi anche a settori di nicchia, come i tessuti e gli abiti d’epoca. DIVENTARE RESTAURATORE : GLI STRUMENTI   Nella puntata in questione non siamo però scesi nel dettaglio degli attrezzi specifici da utilizzare durante lo svolgimento dell’attività. Lo faremo in questo nuovo articolo descrivendo la strumentazione tipica per il lavoro del restauratore. Nel laboratorio di restauro si usano degli attrezzi indispensabili al lavoro e altri meno necessari. La strumentazione che non deve mai mancare in un laboratorio di restauro è composta da: pialla, martello, scalpello e sega. La pialla serve a lavorare il legno. Esistono diversi tipi di pialle, nel laboratorio di restauro si trovano, di solito, le sponderuole, che servono per eseguire degli incastri sul legno; la pialla a bastone, che serve per creare cornici; lo sgrossino, che serve per levigare le superfici ruvide del legno; la pialla a lama dentata per tagliare il legno con venature molto grosse; il pialletto a finire, che serve per eliminare le righe delle superfici in legno e il piallone, che si usa con la stessa funzione del pialletto ma su grandi superfici. Molte pialle non si trovano ormai quasi più in commercio, ma attraverso i corsi di restauro si può imparare anche a costruirle da soli. Lo scalpello è un attrezzo usato in molti campi, sia in edilizia che nella falegnameria o nella meccanica. Serve per asportare parti del materiale trattato. Il restauratore lo utilizzerà per togliere le schegge di legno. In base alla superficie da trattare si potranno usare diversi tipi di scalpello, tra cui ricordiamo lo scalpello inginocchiato, formato da un’asse ad angolo e il bedano, con lama più spessa, che serve per fare i fori degli incastri. Esiste anche lo scalpello classico, con asse e lama dritta. La lunghezza ideale di questo utensile deve essere compresa tra 15 e 30 centimetri. Sulla sega e sul martello crediamo non ci sia bisogno di alcuna descrizione. In un laboratorio di restauro del legno si usano anche le sgorbie, oggetti sempre a lama che servono a intagliare e intarsiare il legno. Altri utensili da non trascurare in un laboratorio di restauro sono: il seghetto e la martellina per impiallacciatura, il seghetto per traforo, il traccialinee e un coltello per fare i segni nel legno, da usare in alternativa alla matita. Il seghetto serve a ritagliare la pellicola di legno da mettere sulla superficie danneggiata di vecchi mobili , l’applicazione di questa pellicola viene detta proprio impiallacciatura. Il martelletto servirà proprio a fissare la pellicola sulla superficie da restaurare. Il seghetto per traforo è composto da lame che consentono di forare con precisione il legno. Il traccialinee può essere anche un accessorio a vernice che consente di definire le linee e i confini su cui tagliare o levigare. Questi, gli accessori base per un laboratorio di restauro del legno. La strumentazione cambierà anche in base al tipo di oggetti da restaurare. Pensiamo ad esempio al laboratorio di restauro di beni architettonici, in tal caso saranno necessari, oltre ad alcuni attrezzi comuni al restauro del legno, anche stucchi, spatole per stuccare, pennelli, vernici, ma anche attrezzi presenti nelle imprese edili, come i ponteggi. Nel restauro dei tessuti si dovranno usare anche utensili presenti nelle sartorie, come aghi, fili, ma anche colori per tessuti. In un laboratorio di restauro non possono mancare nemmeno attrezzi digitali, come pc e stampanti per elaborare e visualizzare graficamente le parti danneggiate da sottoporre a restauro. Non bisogna nemmeno dimenticare gli attrezzi per lo smontaggio dei mobili da restaurare, tra cui ricordiamo martello, in legno o gomma, cacciavite, piede di porco, estrattori per viti, siringhe per iniettare solventi nelle parti da staccare, cric per auto per togliere gli incastri più complicati senza necessità di colpi di martello. L’argomento non finisce qui e vi dà appuntamento alla prossima puntata. Seguiteci…   Fonti di alcuni dati: http://www.antiquariatoerestauro.com/corso2/corso2.htm http://www.mobilicaputo.it/restauro_info.php Wikipedia.org

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

it.wikipedia.org

arredamenticazzaniga.it

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