Diventare restauratore. Sesta parte.

maggio 21, 2012 | Fare impresa

Nella scorsa puntata sul tema dell’avvio di un laboratorio di restauro, abbiamo presentato una nutrita elencazione di attrezzature da usare per svolgere il lavoro. A termine della stessa puntata abbiamo anche accennato agli utensili da usare per lo smontaggio delle opere da restaurare. Per proseguire e completare la suddetta elencazione aggiungiamo anche che per un corretto svolgimento dell’attività è necessario disporre di mezzi per il trasporto degli oggetti da restaurare e per la consegna di quelli già restaurati.

DIVENTARE RESTAURATORE : GLI STRUMENTI ED I MEZZI DI LAVORO.

Il laboratorio dovrà, dunque, essere dotato di un piccolo furgone o fiorino dove riporre mobili, quadri e altri oggetti da sistemare. L’automezzo si può acquistare a prezzi accessibili nel mercato dell’usato, anche via web. Appetibili, anzi, addirittura stracciati, i prezzi di un fiorino Fiat nuovo, a metano, che, grazie agli incentivi per i mezzi ecologici, costa non più di 4 mila euro. Conteggiando il costo dei locali, dell’automezzo, degli attrezzi da lavoro, l’investimento per il primo anno di attività può aggirarsi benissimo a una cifra non superiore ai 30 mila euro. Naturalmente bisogna considerare la variabilità dei prezzi per area geografica di localizzazione del laboratorio. Inoltre, per quanto riguarda il costo dei singoli attrezzi, ci sono utensili di ultima generazione che possono costare anche più di 400 euro. E’ il caso delle pialle. Una pialla portatile a spessore, con sistema di interruzione elettromagnetica, costa anche 500 euro. I modelli tecnologicamente più avanzati possono costare anche 1200 euro, mentre le pialle manuali per le finiture del legno hanno prezzi che si aggirano intorno ai 130 euro. Nella scorsa puntata abbiamo anche detto che alcuni attrezzi da lavoro si possono costruire da soli, qualora non fosse possibile farlo, si possono anche acquistare presso utensilerie di paese. Martelli, seghe, chiodi e altre attrezzature citate nella scorsa puntata si possono comprare anche nelle comuni ferramenta e nei negozi di bricolage. Altri canali di acquisto, gli e-commerce, che offrono soluzioni economiche e veloci per ricevere in pochi giorni tutti gli attrezzi necessari al lavoro di restauro del legno.

Un e-commerce che vende utensili è visibile al seguente link: http://utensiliprofessionali.com. Altro aspetto da esaminare nel lavoro del restauratore , il personale necessario a tenere in piedi l’attività. Molti laboratori in proprio sono a gestione familiare e il personale è spesso composto dal restauratore e dai collaboratori, quali coniuge e figli, ma questa non è l’unica soluzione possibile per far funzionare l’attività. Due o più restauratori possono fondare una società e cooperare per gestire assieme i vari lavori di restauro. In tal caso la forma giuridica preferita è la società a responsabilità limitata che, grazie alle norme varate dall’attuale governo, e se composta da giovani under 35, può essere costituita con un solo euro di capitale sociale e senza spese notarili. Per lo smontaggio e la consegna dei mobili da restaurare potrebbe essere necessario personale adatto a queste operazioni, magari uno o due collaboratori da assumere con la qualifica di operai. Se il trasporto degli oggetti avviene tramite un furgone o un fiorino inferiore ai 35 quintali non è necessario assumere personale con patente speciale, perché basta solo la patente B. Durante i primi mesi di attività, non sarà possibile assumere personale dipendente ed è quindi consigliabile la forma giuridica dell’impresa familiare o la società a responsabilità limitata tra due o più soci. La società può essere la soluzione ideale quando ci si vuole muovere su più campi del restauro, come quello edile o tessile da abbinare a quello del legno. Un laboratorio di restauro lavora come un qualsiasi negozio, con orario full time e da lunedì a venerdì oppure anche il sabato, specie se si occupa pure di vendere mobili di antiquariato. Gli orari di lavoro, specie per consegne urgenti, possono anche protrarsi oltre quelli stabiliti, ma questo dipenderà dall’organizzazione che il restauratore deciderà di dare alla propria attività. Per essere remunerativa, l’attività deve prevedere lavori con tariffe adeguate. Il tariffario del restauro si chiama “prezzario”. Quello dei lavori di restauro e conservazione dei beni culturali viene fissato dalle Regioni. Sul web abbiamo trovato il prezzario della Regione Campania, risalente al 2006, con più di 130 pagine che descrivono nel dettaglio tutte le tariffe dei singoli lavori di restauro, conservazione e messa in sicurezza dei beni culturali. Alcuni lavori prevedono tariffe per prestazione singola, compresi tra 150 e 170 euro. Altre tipologie di lavori prevedono una tariffa a metro quadro con un sovrapprezzo da aggiungere per i metri quadri in più. Per conoscere nel dettaglio i singoli prezzi vi consigliamo di accedere al link del prezzario indicato poche righe sopra. Il prezzario regionale si usa anche per le opere edili e impiantistiche e serve a garantire una certa trasparenza nel mercato dei lavori pubblici. Esiste anche il prezzario del restauro dei beni artistici che rappresenta un utile documento di riferimento per i restauratori. Il prezzario, in formato cartaceo, si può comprare online a questo link: http://www.build.it/catalogo_dettaglio.asp?ID=284, ma si può reperire anche presso l’ ARI, Associazione Restauratori d’Italia, a cui chiedere ulteriori informazioni sulla professione di cui abbiamo parlato nel corso del nostro reportage in sei puntate.

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Abav.it

Pontedipiave.com

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