Aprire un compro oro. Quarta parte.

giugno 25, 2012 | Fare impresa

Nella scorsa puntata abbiamo esaminato l’iter burocratico da seguire per avviare correttamente un’attività di “compro oro”. Ci siamo soffermati anche sugli aspetti fiscali della rivendita di oro usato a grossisti, privati e società di fusione, ma non abbiamo parlato di come il centro “compro oro” acquista i gioielli usati. Lo faremo in questo nuovo articolo, per completare meglio il quadro relativo a tutti gli aspetti di questo lavoro.

APRIRE UN COMPRO ORO: LE TIPOLOGIE DI ORO.

L’oro portato dai clienti, nei negozi che lo comprano, è solitamente a 18 carati. Riconoscerlo non è difficile, anche se è utile sapere come si fa a leggere le sigle impresse nei gioielli in oro. Il carato, l’unità che misura il grado di purezza dell’oro, corrisponde a 41,6 millesimi di grammi di oro. All’interno di ogni singolo gioiello in oro è riportato un piccolo rombo contenente un numero espresso in millesimi. Se nel gioiello è impresso il numero 750, avremo 18 carati, se troviamo scritto 500, avremo 12 carati, se troviamo 585, avremo 14 carati, se leggiamo 333, avremo otto carati. Esiste anche l’oro da 916 millesimi, cioè da 22 carati e da 999 millesimi, cioè da 24 carati. Nella maggior parte dei casi è impossibile trovare oggetti in oro a 999 millesimi, cioè a 24 carati, vale a dire oro puro, mentre è frequente trovarli a 18 carati, cioè contenenti 750 millesimi di grammi in oro. Non è necessario formarsi per riconoscere questa caratteristica dei gioielli d’oro, anche se nel franchising dei “compro oro” è la stessa casa madre ad occuparsi della formazione del titolare del negozio affiliato ed a spiegare le tecniche di riconoscimento dei gioielli usati. Il titolare del negozio deve anche accertarsi che l’oro acquistato non sia oggetto di furto o ricettazione. Quando si compra oro da una persona conosciuta e affidabile è facile accertarsi della provenienza dell’oro usato, mentre quando si compra da sconosciuti, c’è sempre un certo margine di rischio. Per arginare questo “margine” di rischio, i centri compro oro sono tenuti ad annotare l’acquisto dei gioielli usati nel Registro di Pubblica Sicurezza, un documento che consente la tracciabilità di tutti i preziosi acquistati e che si compila annotando le generalità del proprietario che porta l’oro al negozio, la data dell’operazione, la descrizione del materiale acquistato, sia in termini qualitativi che quantitativi, e il prezzo pattuito. L’obbligo dell’annotazione nel registro mira ad evitare il commercio illegale e il riciclaggio dei gioielli. Senza questa procedura il titolare del “compro oro” rischierebbe di ritrovarsi con della merce rubata, commettendo inconsapevolmente il reato di ricettazione.

Questo reato consiste proprio nell’acquistare merce rubata. Esistono due tipologie di pena per questo reato: se non si sa di aver acquistato oggetti rubati, si viene puniti con la reclusione fino a sei mesi o con una ammenda di dieci euro, se si conosce la provenienza degli oggetti rubati, la pena è più elevata perché si diventa in un certo senso complici dei ladri. In tal caso si rischia una reclusione da due a otto anni e una multa fino a ventimila euro. Comunque, gestire l’acquisto di oro seguendo tutte le procedure richieste dalla legge, registrare gli acquisti nel Registro di Pubblica Sicurezza, comportarsi con la diligenza del padre di famiglia, ovvero usare tutta l’attenzione possibile per accertarsi dell’esatta provenienza dell’oro ricevuto, mette al riparo da eventuali criticità o problemi legali che potrebbero presentarsi durante lo svolgimento dell’attività. L’oro acquistato si paga in contanti, fino a un massimo di 5 mila euro, superato questo importo si è obbligati a pagare tramite assegno. Gli attrezzi per lavorare in un “compro oro “ sono gli stessi usati dagli orafi e dai gioiellieri, ovvero una bilancia, una lente di ingrandimento per leggere i carati dei gioielli, un kit per riconoscere l’oro vero da quello falso e uno strumento per riconoscere i diamanti. Ricordiamo, infatti, che un “compro oro” può trattare anche altri oggetti preziosi usati. I kit per riconoscere l’oro vengono forniti anche dalle case madri a cui si affilia in franchising. Si tratta di kit test contenenti delle fiale con acido nitrico e pietra di paragone, materiali che i gioiellieri usano per sfregare l’oro e verificare che appaia la macchia scura tipica dell’oro vero. Se la macchia non appare, si tratta di oro falso. Altra sostanza in grado di far riconoscere l’oro vero da un’imitazione, è l’acqua regia, miscela di acido nitrico e cloridico, che corrode solo l’oro finto. Continua…

Fonti di alcuni dati:

http://www.legaleconsulenza.it/diritto-penale/141–reato-di-ricettazione-e-di-incauto-acquisto–consulenza-legale-on-line.html

http://www.deshgold.com/sicurezza-compro-oro/

http://recensioni.ebay.it/Come-riconoscere-l-oro-vero-da-quello-falso?ugid=10000000021004490

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Varbak.com

Fotolibereazero.it

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