Aprire un negozio compro oro. Terza parte.

giugno 19, 2012 | Fare impresa

 Prosegue il nostro reportage dedicato all’apertura di un centro compro oro. Nelle scorse puntate abbiamo inquadrato le caratteristiche generali dell’attività, il livello della concorrenza e l’investimento necessario per avviarla. L’iter burocratico per aprire un negozio compro oro si presenta, come già detto nella prima parte, più semplice rispetto ad altre attività commerciali, anche se una certa procedura, per poter materialmente esercitare l’attività, bisogna pur seguirla. Per vendere l’oro usato a grossisti e privati basta solo aprire la partita Iva, presentare la dichiarazione di inizio attività al Comune e richiedere l’autorizzazione di pubblica sicurezza alla questura.

APRIRE UN NEGOZIO COMRPO ORO : ALCUNE NORMATIVE

Se l’oro usato, oltre che a grossisti e privati, viene ceduto anche alle società di fusione, allora bisogna seguire un’ulteriore procedura burocratica per poter essere autorizzati a questo tipo di vendita che viene disciplinata dalla Legge 7/2000. Secondo questa norma, la vendita di oro usato alle società di fusione rientra nell’attività del “commercio professionale di oro”, mentre la compravendita di oro usato ai privati viene considerata” commercio di prodotti finiti” non assimilabile alla disciplina normativa sul commercio di oro. Secondo l’articolo 1, comma 3, della citata legge 7/2000, il “commercio professionale di oro” può essere esercitato dalle banche e, previa comunicazione all’Ufficio Italiano Cambi, da imprese sotto forma di società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata o società cooperativa, aventi capitale sociale interamente versato non inferiore a quello minimo previsto per le società per azioni, cioè 120 mila euro. L’Ufficio Italiano Cambi è stato assorbito dalla Banca d’Italia ed i centri compro oro che rivendono l’usato alle società di fusione, devono inviare la comunicazione di vendita alla Banca d’Italia. Per quanto riguarda la procedura di vendita dell’usato a grossisti, privati o a società di fusione, la legge prevede anche un diverso trattamento fiscale per le transazioni tra il negozio compro oro ed i suoi clienti. Se l’oro usato viene ceduto a privati, la cessione va assimilata alla vendita di prodotti finiti ed è, quindi, soggetta all’applicazione dell’Iva sul prezzo di vendita, mentre se la cessione avviene alle società di fusione, viene considerata commercio professionale di oro, con obbligo di comunicazione all’Ufficio Italiano Cambi, ma senza obbligo di applicazione dell’Iva. Molti centri compro oro, per evitare l’applicazione dell’imposta, acquistano oro usato proprio per rivenderlo alle società di fusione, indicando nel documento di trasporto e nella fattura, non la dicitura di “oro usato”, ma di “rottami”.

Se l’oro, in fattura, venisse qualificato come “ usato”, andrebbe applicata l’Iva, mentre i “rottami” di oro destinati alla fusione vengono assimilati alla disciplina del commercio professionale di oro e vengono pertanto esentati dall’applicazione dell’Iva. Chi agisce in questo modo lo fa, il più delle volte, in mala fede, avviando l’attività senza i requisiti richiesti dalla legge ( comunicazione alla Banca d’Italia, forma giuridica, capitale sociale) e commettendo il reato di commercio abusivo di oro, punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con il pagamento di sanzioni amministrative. Nell’apertura del centro compro oro bisogna quindi stabilire a priori l’oggetto dell’attività in modo da operare secondo la legge: se si vorrà vendere direttamente alle società di fusione bisognerà disporre di un capitale sociale minimo di 120 mila euro e trattare solo veri e propri rottami di oro, dunque oggetti lesionati o come dice la legge “avariati” o danneggiati. Se gli oggetti usati sono, invece, in buone condizioni, devono essere qualificati come “oggetti preziosi usati”, cioè prodotti finiti a cui applicare l’Iva nella cessione ai privati. Nella vendita dell’oro usato a grossisti e dettaglianti, cioè a imprese, esiste un meccanismo che consente di non applicare l’Iva e che si chiama “reverse charge”, cioè inversione contabile. In questo caso, il grossista che avrà acquistato l’oro usato emetterà un’autofattura con indicazione dell’aliquota Iva. Il documento sarà inserito nel registro degli acquisti dello stesso grossista, in modo da poter fruire della detrazione fiscale. Anche il meccanismo del reverse charge, cioè l’emissione di fattura da parte dell’acquirente, viene usato per commettere delle frodi fiscali. Nell’esercizio dell’attività, il titolare del “compro oro” dovrà sempre agire nel più rigoroso rispetto delle leggi ed accertarsi della natura delle vendite, del tipo di oro trattato e della natura degli acquirenti ( privati o grossisti). Molto importante è anche accertarsi dell’identità dei clienti da cui acquistare l’oro usato, questi devono essere maggiorenni e muniti di documento di identità. Quando l’attività scelta andrà a regime si potrà lavorare con normali orari di negozio, dal lunedì al sabato, per sei, massimo otto ore al giorno.

Fonti dei dati:

http://www.montegeneroso.com/normativa_sull_oro.htm

http://www.camera.it/parlam/leggi/00007l.htm

http://www.dieffegioielli.it/index.php?id=24&lang=it

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Oroelite.it

Lindipendenza.com

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