Aprire un’impresa di vendita. Avviare un’agenzia di vendita. Terza parte.

giugno 28, 2012 | Fare impresa

Riprendiamo dalla seconda parte, dove abbiamo elencato un insieme di punti che hanno spinto in passato molti venditori/rappresentanti a mollare il loro contratto in corso ed avviare da soli una propria attività nel settore delle vendite.

Le motivazioni sono sempre soggettive ma molte di quelle indicate, si adattano a tante persone che giunte ad un certo punto della propria vita e del proprio percorso professionale, scelgono di ‘fare il grande passo’.

Occorre dire che talvolta, le situazioni di disagio e di crisi, stimolano le persone a fare determinate scelte che in tempi normali, probabilmente di fronte ad una retribuzione buona e garantita e ad un lavoro appagante, non avrebbero certo fatto.

Quindi, le decisioni di ‘mettersi in proprio’, sono legate talvolta a percorsi, esperienze e motivazioni personali .

Oggi, grazie alla testimonianza di un paio di imprenditori commerciali, cercheremo di capire le difficoltà incontrate nella fase di avvio e di gestione di queste iniziative.

 

Il signor Giuseppe, è un giovane sessantenne che circa 40 anni fa, decise di lasciare l’incarico di venditore in un’impresa di prodotti (sia di consumo che attrezzature) destinate ad imprese artigiane, stanco di vedersi sorpassato da altri colleghi e poco remunerato per il proprio lavoro e decise così di aprire (con successo) una sua piccola ‘creatura’ che nel giro di pochi anni diventò una delle principali aziende commerciali del suo settore.

Evitiamo di citare il nome della sua impresa che tra l’altro sta cedendo in questa fase per raggiunti limiti di età.

Ascoltiamo la sua testimonianza.

‘Da circa 7 anni facevo il rappresentante ed ero, senza falsa modestia, un ottimo venditore.

Avevo cominciato con gli alimentari per due anni ed ero poi passato ai prodotti e consumabili che vendevo in piccole e medie imprese artigiane.

Ovviamente, all’epoca la parola crisi non esisteva ed il mercato, era in crescita in ogni settore.

L’impresa per cui lavoravo, mi garantiva buone provvigioni e premi ma presentava molte lacune su vari fronti.

Tra queste :

  • non adeguava il proprio catalogo nei tempi ed in base alle richieste e così, i concorrenti ne approfittavano, sottraendoci continuamente spazio e clienti;

  • alcuni capi area, erano francamente poco competenti e vivevano di una rendita del passato più che delle loro reali ed attuali capacità;

  • l’impresa per cui lavoravo era troppo rigida in alcuni aspetti della distribuzione e nei pagamenti e questo, permetteva ad alcuni concorrenti di farsi avanti, in particolare, verso i nuovi clienti e tutti i venditori, sanno bene che il momento migliore per acquisire un cliente è proprio la fase iniziale di avvio di un ‘attività.

  • A questo, aggiungo che non mi sentivo abbastanza valorizzato e nella ‘foga’ dei miei 26 anni, volevo ‘bruciare’ le tappe e non volevo diventare vecchio , come alcuni miei colleghi, passando il tempo a lamentarmi.

Queste ed altre motivazioni, mi portarono per mesi a pensare e riflettere su cosa avrei potuto fare.

Cambiare impresa? Forse, ma poi come tanti colleghi più anziani, dopo poco mi sarei trovato dalla padella alla brace.

No! Volevo qualcosa di più. Volevo potermi esprimere.

Non era solo la voglia di guadagnare di più che certamente rappresentava un buon stimolo ma quella di ‘sentirmi realizzato’.

Quando arriva il momento di far il grande passo

Un episodio tragico, mi fece prendere quella decisione che da tempo sognavo ma non avevo la forza sufficiente di cogliere e questo evento, fu la morte improvvisa di un mio collega a cui, a cui in un certo senso ero affezionato.

Un infarto, fulminò il rappresentante mio collega che mi fece 5 anni prima da ‘formatore’ quando entrai a lavorare nell’impresa.

A 51 anni, dopo anni in cui in privato, mi aveva confessato le proprie delusioni ed insoddisfazioni, un giorno, all’improvviso venne a mancare.

Solo allora capii l’importanza della vita e di come certe decisioni non posso essere rinviate.

Non desideravo più trovarmi fra 20 anni come il mio amico : solo (con sua moglie aveva divorziato e conduceva un’esistenza abbastanza infelice, sovrappeso e senza grandi prospettive e tra l’altro, considerato dall’azienda uno dei tanti venditori e niente più).

Compresi che era giunto il mio momento e che se avessi aspettato ancora, mi sarei ridotto a guardare la vita passarmi davanti come il mio amico Franco che ci aveva lasciato.

Si prosegue nella seconda parte in cui terminiamo l’ascolto di questa testimonianza e passiamo anche ad un altro esempio, con l’esperienza diretta di un altro imprenditore che ci ha fornito altri contenuti interessanti su cui riflettere.

Continua.

Articoli correlati:

Altri articoli :