Diventare naturopata, diventare operatore del benessere. Terza parte.

giugno 12, 2012 | Libera professione

Nella scorsa puntata abbiamo ampiamente parlato della formazione del naturopata, indicando, in maniera implicita, anche la prima tipologia di spesa da sostenere per intraprendere questa professione, ovvero i costi del percorso formativo, che si aggirano attorno a diverse migliaia di euro all’anno. In genere, iniziando a lavorare appena si terminano gli studi, si riesce facilmente a rientrare dalle spese sostenute per conseguire un’adeguata preparazione professionale, specie se si viene assunti come dipendenti presso case di cura, studi medici e centri benessere.

DIVENTARE NATUROPATA : APRIRE UNO STUDIO.

In un’epoca come la nostra, però, dove il lavoro dipendente scarseggia, è sempre più frequente ritrovarsi a decidere di aprire uno studio di naturopatia in proprio, scelta sicuramente soddisfacente nel medio e lungo termine, ma che comporta un ulteriore impegno di spesa. Comunque, a parte le opportunità di lavoro dipendente nel settore del benessere, noi siamo qui a parlare di idee e suggerimenti per fare impresa, per cui vogliamo concentrarci proprio sulle modalità di avvio di uno studio di naturopatia. Per le sue peculiarità, il naturopata può essere confuso con una figura medica, questa confusione va assolutamente evitata, specie in sede di apertura dello studio. La legge e la Costituzione italiana non vietano al naturopata di avviare un’attività autonoma, ma vietano semplicemente l’esercizio abusivo della professione medica. Nell’avvio dello studio, dunque, il naturopata dovrà dotarsi di tutte le attrezzature idonee a svolgere la sua attività, escludendo specifici attrezzi medici o farmaci da somministrare al paziente. Nello svolgimento dell’attività bisogna ricordare che non si possono somministrare farmaci, ma si possono solo offrire delle consulenze abbinate a tecniche terapeutiche o a rimedi assolutamente olistici e naturali, che attengono alle discipline studiate durante il periodo formativo. La base per avviare lo studio è l’apertura della partita Iva, in cui viene classificata l’attività che si svolge. Lo studio può essere iscritto come “Attività sanitaria non meglio specificata” o “Consulente scientifico in iridologia, riflessologia , naturopatia”, e simili.

Nel primo caso si dovrà avviare lo studio assieme a un medico, il quale assumerà il ruolo di direttore sanitario, così come disposto dalle leggi sanitarie vigenti, nel secondo caso si potrà operare in piena autonomia e senza la presenza obbligata di un medico. Pertanto, la dicitura da attribuire allo studio, in sede di apertura per la posizione Iva, dipenderà dalla scelta di avviare l’attività assieme a un medico o da soli. In alcuni casi, specie se previsto dalle leggi regionali, può essere necessario inviare una richiesta all’Ausl, la quale dovrà verificare che nello studio non si svolga attività medica o paramedica. Per motivi di business, molti studi di naturopatia sorgono abbinati a centri medici multifunzionali, in tal caso l’attività dei suddetti centri sarà munita di tutte le attestazioni e figure sanitarie previste dall’attuale normativa ( autorizzazione Ausl, presenza del direttore sanitario, ecc.). Tra uno studio naturopatico integrato a un centro medico e un altro avviato in piena autonomia, risulta chiaramente più remunerativa la prima soluzione. In caso di un’attività totalmente in proprio, non si potrà prescindere dalle collaborazioni e dai collegamenti con operatori medici, centri sanitari o centri benessere. In tal caso sarebbe meglio scegliere una location altamente strategica e situata in aree con forte presenza di studi medici, case di cura e centri benessere. In molti casi può andare bene anche avviare l’attività nei pressi dello studio di uno psicologo o di un centro pubblico di igiene mentale. La naturopatia, infatti, trova ampia applicazione in molti disturbi psicosomatici, cioè problemi fisici causati da disagi della mente. Le dimensioni dello studio naturopatico devono essere sufficientemente ampie e prevedere una sala studio, una stanza per l’attesa dei pazienti e una toilette. Sulle caratteristiche e sulle metrature dei locali è sempre meglio consultare i regolamenti Ausl della propria regione di residenza o le norme comunali. L’investimento per l’affitto dei locali da adibire a studio di naturopatia si aggira intorno ai 700, 1000 euro mensili, per 70 metri quadri e in base all’area scelta. Studi di dimensioni maggiori e da adibire a centri multi specialistici richiedono cifre mensili molto più elevate. Nella prossima puntata capiremo come conquistare autorevolezza nel corso dell’attività, quali attrezzature usare e molto altro. Vi inviamo a seguirci…

Fonti di alcuni dati:

www.aicto.it/res/site14749/res65777_IL%20NATUROPATA.pdf

http://case.trovit.it

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

hotfrog.it

benesserepiu.it

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