Da che parte cominciare per avviare un’impresa.

luglio 15, 2012 | Redazionale

Buon lunedì,

sarà il caldo estivo che spinge tutti a rallentare il proprio ritmo oppure, è forse solo la voglia di fermarsi un attimo di più per riflettere su alcuni argomenti ‘scottanti’ ma penso sia comunque doveroso visto i tempi di crisi e di incertezza, fare qualche considerazione su alcuni temi.

La cultura d’impresa in questo Paese (e non solo), è ancora prevalentemente legata al fai da te, alla libera ed autonoma formazione che i neo imprenditori, a proprie spese (in tutti i sensi), effettuano per riuscire ad acquisire quelle competenze ed esperienze che nel tempo li rendono autonomi ed esperti.

Viviamo il mondo dell’impresa secondo un concetto che è ancora simile a quello dell’immediato dopoguerra.

La moria di imprese ed imprenditori in questo periodo di crisi, è fortemente aumentata a causa dell’inasprirsi di un insieme di criticità che sono a tutti noi note : la mancanza di credito, i minori consumi, l’innalzamento del carico fiscale, la crisi e l’incertezza generale che stanno crescendo, la concorrenza al ribasso in ogni settore, la ormai ‘antica’ sottocapitalizzazione delle imprese che proprio di questi tempi tende a farsi sentire di più, i mancati pagamenti da parte dei clienti e l’allungamento dei tempi di riscossione dei crediti da parte delle imprese, ecc..

 

La formazione imprenditoriale e l’informazione necessaria.

Se pensiamo ai contenuti in generale, esiste una grande quantità di informazione che riguarda il mondo dell’impresa e del business in termini assoluti e dobbiamo anche riscontrare un’elevata presenza di corsi di formazione, oltre a numerosi manuali e dispense, destinati al mondo dell’impresa.

Quindi, sulla ‘carta, almeno apparentemente, sembra che oggi il mondo dell’impresa disponga di tutto il supporto formativo ed informativo necessario.

Ma è proprio così?

Ogni giorno, assistiamo all’avvio di numerose attività di qualunque genere e ci accorgiamo che già dopo una semplice osservazione, una buona parte di queste imprese, sono destinate ad un futuro di breve durata.

Perché? E sopratutto, perché si continua ad avviare attività senza un’adeguata preparazione, basandosi prevalentemente su elementi emotivi e solo in parte, a seguito di attente analisi e considerazioni.

Perché oggi, per poter affermare di saper utilizzare un personal computer ti obbligano a dover disporre di una patente (ci siamo ormai ridotti a questo punto!) e poi, ci troviamo di fronte ad imprenditori che investono ingenti capitali su progetti che già a guardarli, sono senza prospettive?

Ma è colpa solo della crisi o forse, sarebbe necessario anche ripensare ad altri aspetti?

Affaripropri.com, da oltre tre anni, monitora numerose attività e settori commerciali e nel suo piccolo, ascolta centinaia di imprenditori periodicamente.

Ci siamo resi conto che nonostante sia cresciuto nel tempo il livello di preparazione dei neo imprenditori ed anche di coloro che da tempo gestiscono attività do ogno genere, esistono ancora molte criticità che riguardano :

  • la formazione dei neo imprenditori e degli imprenditori che da anni sono operativi;

  • l’informazione legata al mondo del business che troppo volte, è solo superficiale e non guarda ai problemi concreti;

  • una scarsa attenzione ai problemi delle piccole e medie realtà che ancor oggi, sono lasciate al destino ed alla capacità dei loro imprenditori a ‘destreggiarsi’ in tempi di crisi;

  • la poca vera libera concorrenza. Tutti la vogliono ma in pochi, spingono veramente per ottenerla;

  • un senso di individualismo diffuso che si trasforma talvolta in chiusura ed autolimitazione e che porta le piccole imprese (e gli imprenditori stessi) a chiudersi ed a dover rinunciare alle enormi potenzialità che alcuni mercati potrebbero offrire se ci si presentasse uniti a questi obiettivi;

  • la sottocapitalizzazione legata ai problemi citati sopra (mancanza di iniezione di capitali esterni, incapacità a creare sinergie con altri operatori, ecc.);

  • altro.

Il mondo sta cambiando velocemente e se anche il ‘mondo dell’impresa’ a tutti i livelli non si adegua, difficilmente, crisi o non crisi, si può pensare di tornare, anche solo lontanamente ai livelli del passato.

Buon lavoro.

Andrea Figoli.

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