Diventare geologo. Quarta parte.

luglio 23, 2012 | Libera professione

Dopo aver parlato dell’iter formativo per diventare geologo, passiamo a trattare di come poter svolgere l’attività libero professionale avviando uno studio in proprio. Come già detto nelle scorse puntate, il geologo può lavorare come dipendente e come libero professionista. La professione dipendente si può svolgere sia per aziende private che per enti pubblici. Sul fronte pubblico, però, considerata anche la grave situazione di crisi e il blocco dei concorsi, non si può facilmente sperare un facile ingresso nella Pubblica Amministrazione, mentre delle opportunità sono sempre possibili con la libera professione, che consente di svolgere delle consulenze sia per gli enti pubblici che per le aziende private.

APRIRE UNO STUDIO DI GEOLOGO.

Anche queste ultime, infatti, scontano la difficoltà ad assumere personale dipendente per via della crisi economica in atto e del pesante carico fiscale che grava sulle attività di impresa. In questo quadro ci sembra utile analizzare le opportunità di lavoro che possono aprirsi grazie alla gestione di uno studio libero professionale di geologia. L’apertura dello studio non differisce molto da quella di altri studi libero professionali, sia per i requisiti degli immobili, che per le dimensioni e per gli arredi e i componenti hardware e software da usare per il lavoro. Quando si tratta di aprire uno studio dove poter svolgere la libera professione non esistono limiti dimensionali e nemmeno location obbligate, certo uno studio professionale deve godere di ampia visibilità e quindi aprirlo in prossimità del centro cittadino non è mai una cattiva idea, anche se la posizione centrale fa lievitare i costi dell’affitto o dell’acquisto del locale. Lo studio del geologo è composto da sala d’aspetto, servizi igienici e ufficio direzionale con scrivania, telefax Pc, collegamento a Internet e tavolo dove poter realizzare mappe e grafici. Il tavolo destinato a ospitare lavori di mappatura sarà corredato dagli accessori tipici degli studi ingegneristici, con luce direzionale per visionare i punti strategici delle mappe, righelli, matite, ecc. Le mappe vengono ormai realizzate tramite software specifici e ciò vale anche per quelle geologiche, che usano dati sulla composizione rocciosa della Terra , altimetria, idrografia e indici di riferimento dei vari elementi che compongono la crosta terrestre. Tutti questi elementi danno vita alle unità cartografiche che comporranno le mappe geologiche. Anche se esistono i software, un buon geologo non deve disdegnare di usare, nella sua attività di analisi e di valutazione, anche i vecchi metodi e deve anche conoscere importanti programmi di grafica, come Autocad. I sistemi ed i software che permettono di realizzare mappe geologiche sono diversi. I software per la creazione delle mappe e delle cartografie geologiche, più citati in Rete, sono: ERMA Data Manager e ERMA Site Geologist, Gisoftware, TNT mips. I software geologici non servono solo a creare mappe, ma anche a realizzare grafici analitici sulla stabilità dei pendii, sulla sicurezza sismica di un determinato territorio, sul rischio idrogeologico o per prove di carico o per archiviare la stratigrafia di uno scavo. Alcuni di questi software vengono anche chiamati “geotecnici” e attengono alle analisi dei materiali usati nell’ambito delle costruzioni.

I costi dei software per analisi geologiche possono superare anche i 1000 euro, mentre i software geotecnici costano tra i 150 ed i 300 euro. Sul sito geologi.it, portale di riferimento dei geologi italiani, sono elencati i principali software da utilizzare per lo svolgimento dell’attività e per la creazione di mappe in 3D.La lista è ricca sia di software a pagamento che di programmi gratuiti, ed è accessibile a questo link: www.geologi.it/software/index.html. All’inizio dell’attività, se si dispone di un immobile di proprietà abbastanza grande, si può adibire a studio professionale un’ala dello stesso, avendo cura di dichiarare al catasto la destinazione d’uso dell’immobile, che deve essere classificato come A10, cioè studio professionale, e non come A3, che identifica una civile abitazione. La procedura di modifica di destinazione d’uso di una parte dell’immobile è sempre meno costosa dell’affitto mensile, anche se comporta un frazionamento delle unità immobiliari per individuare e separare quelle ad uso abitativo da quelle ad uso professionale. La modifica di destinazione d’uso di un immobile di proprietà comporta anche un aumento delle aliquote per l’imposta sulla casa (IMU), questo è il motivo per cui alcuni aspiranti liberi professionisti e non solo geologi, preferiscono avviare l’attività da casa mantenendo la destinazione d’uso A3. Nulla vieta tutto questo, tranne i possibili controlli dell’Ufficio Tecnico del Comune, il quale potrebbe richiedere la modifica della destinazione d’uso dell’immobile. Casi simili sono accaduti ed hanno portato a dei contenziosi e ai successivi pronunciamenti del TAR. Una sentenza del TAR Veneto, la n 1110 del primo luglio 2011, ha dato ragione al Comune, ammettendo la legittimità del cambio di destinazione d’uso quando si esercita un’attività libero professionale presso la propria abitazione.

Fonti di alcuni dati:

ftp://ftp.microimages.com/pub/outgoing/fordealers/_it_italian/ita_geolmap.pdf

http://www.geologi.it/software/index.html

http://www.ediliziaurbanistica.it/pf/testo-news/17278/c-egrave-cambio-di-destinazione-d-uso-se-il-professionista-esercita-in-casa

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Milano.olx.it

Casaledelsimeto.com

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