Il futuro dell’Italia. Previsioni per il 2013.

luglio 22, 2012 | Redazionale

Buon lunedì,

la notizia della chiusura di Cinecittà; i mancati investimenti della Fiat in Italia che tra l’altro, si appresta sempre di più a ‘mollare il nostro Paese’; la fuga di tante piccole e medie imprese al ritmo di centinaia alla volta verso altri lidi o semplicemente, con la chiusura diretta e lo smantellamento dei loro impianti, non è altro che la conseguenza di un percorso di trasformazione (o di crisi se preferiamo) che trae origine da alcune conseguenze :

  • il mondo è cambiato e noi continuiamo a produrre, distribuire e ragionare come se fossimo ancora agli inizi degli anni settanta. Non ha più senso concentrarci su alcune produzioni che fanno parte ormai solo della storia. Non si vive di Amarcord.

    Il mondo corre e noi stiamo vivendo solo di una vecchia rendita di posizione che anno dopo anno sta sfumando.

    Per tornare protagonisti della scena internazionale, bisogna guardare avanti e non ai ‘bei ricordi di una volta.’

    Non ci troviamo all’interno di un ospizio dove gli ospiti passano solo il tempo a ricordare i bei tempi andati.

    Bisogna guardare al futuro convinti e consapevoli che sia necessario ritagliarsi uno spazio nuovo che è molto diverso dal passato, considerare nuovi settori, nuovi orizzonti produttivi, riscoprire le nostre capacità ed eccellenze.

    Occorre rivedere gli obiettivi della nostra economia in prospettiva futura.

    Si deve ripensare al ‘modello Italia’ alla luce dell’attuale contesto internazionale.

    E’ necessario porsi la domanda : che cosa l’Italia può produrre oggi? In che cosa concentrare le risorse del Paese? Cosa serve per facilitare queste azioni?

    Questo, è il principale problema ma nessuno, pare voglia prenderne atto!

  • I pesanti costi del Sistema Italia. Un atleta che deve correre e vincere, non può farlo con una palla al piede rappresentata da quasi 800 miliardi di costi annuali che assorbono quasi il 60% delle risorse sotto forma di tasse che le persone pagano. Bisogna ristudiare tutta la macchina pubblica rimettendo in discussione tutto, garantendo i servizi essenziali e l’assistenza a chi ne ha bisogno, poi, per il resto, tutto può essere rimesso in discussione.

  • Un ‘invecchiamento’ generalizzato che impedisce un ricambio generazionale ad OGNI LIVELLO!

    Sarebbe limitativo dire che la politica è fatta di anziani , NO! Provate a pensare al mondo dell’imprenditoria oppure, anche ai settori chiave dell’economia o se preferiamo al mondo dello spettacolo : provate a fare un elenco di persone con meno di 45 anni ai vertici di un settore e così, capirete il perché questo paese stenta a cambiare.

    Non è solo la visione rivolta al passato oppure ‘la nostalgia’ che una persona non più giovane tende ad avere ma è anche sicuramente il tentativo di difendere certe rendite di posizione che si sono accumulate negli anni e che quindi, non si desidera ‘rimettere in discussione’ con : privilegi e vantaggi’ personali che si sono accumulati nel corso di molti anni.

    Per fare questo, ‘i privilegiati’ sabotano ogni tentativo di miglioramento del sistema e fanno affondare questo Paese sempre di più.

    Serve gente nuove in ogni ambito : nell’impresa, nel mondo dello spettacolo, nella cultura, delle professioni, della politica, ecc. e non si intende con il termine ‘gente nuova’ dei generici GIOVANI dal punto di vista solo anagrafico ma si vuole far riferimento a persone non ancora ‘contaminate’ da questo modo di percepire le cose ed abituate a ‘sopravvivere’ come in un’immagine da Tardo Impero, in cui tutto crolla intorno e quei pochi ‘privilegiati’, cercano di garantirsi sino alla fine gli ultimi vantaggi a scapito dell’interesse generale.

E’ bene guardare in faccia alla realtà : se ci si limita a fare soltanto alcuni piccoli ritocchi, non si va da nessuna parte. Siamo arrivati purtroppo ad un punto di alto rischio!

Dobbiamo prepararci ed allenarci per vincere e non : a tirare a campare per sopravvivere sino a domani.

La Spagna ed il suo ‘crollo’ sono qua a testimoniarcelo ancora una volta.

Buon lavoro.

Andrea Figoli.

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