Passare da dipendente ad imprenditore. Mollare il posto fisso per mettersi in proprio.

luglio 24, 2012 | Fare impresa

Nella prima parte, abbiamo preso atto di quanto sia importante gestire la fase di transizione da lavoratore dipendente, con tutta una serie di prerogative e vantaggi, a quella di lavoratore autonomo ed imprenditore, dove ci si trova in un ‘mare aperto’ a dover affrontare solo con le proprie forze un insieme di situazioni in cui spesso vengono mancare le ‘vecchie certezze’.

Abbiamo visto che uno dei primi problemi a cui far fronte, è quello del sostentamento personale e di quello della propria famiglia che durante la fase di ‘passaggio’ (che ci si augura sia breve), devono poter continuare a ricevere le risorse necessarie per le esigenze quotidiane.

In questo post, ascolteremo la testimonianza di un piccolo imprenditore che parecchi anni fa abbandonò la sicurezza di un posto fisso per avviare un’attività in proprio e ci illustrerà come lui ha affrontato questo aspetto.

‘Sono ormai quasi venticinque anni che ho avviato la mia ditta di impianti elettrici.

Prima, per quasi otto anni, ho lavorato come dipendente in qualità di operaio specializzato in un’impresa di impiantistica.

Da anni, sognavo di mettermi in proprio e durante il periodo che ho trascorso da dipendente, ho imparato molto, sia dal punto di vista tecnico ma anche di come si organizza il lavoro.

Ero molto attento ed osservavo come anche le altre ditte del settore gestivano i vari lavori ed io, cercavo sempre di raccogliere tutte le informazioni, in particolare, negli ultimi mesi prima di andarmene via e mettermi in proprio.

 

Mi ero appena sposato e non avevo ancora figli. Mia moglie lavorava all’epoca come dipendente e non poteva da sola reggere i costi complessivi della nuova coppia.

I soldi per partire me li diede mio padre e così, comprai un furgone ed una parte degli attrezzi necessari.

Gli altri strumenti di lavoro, li avevo acquistati nei mesi precedenti, avendo già cominciato a fare qualche lavoro extra dopo l’orario previsto.

Questo, mi permise di farmi conoscere e di non dover cominciare proprio da zero.

All’inizio, durante i primi mesi, grazie ad una serie di collaborazioni (all’epoca il lavoro era maggiore di oggi!) riuscii a garantirmi sufficiente lavori da poter pagare i costi e portare a casa un piccolo stipendio ed una parte degli incassi, li accantonai.

Con questa somma risparmiata, cominciai ad allestire un piccolo laboratorio/magazzino per la mia nuova impresa.

Per quanto riguarda il problema del sostentamento iniziale, io ho affrontato questa particolare fase grazie a tre vantaggi:

  • in quel periodo non avevo ancora figli e mia moglie, era molto giovane e lavorava in un ristorante e portava a casa uno stipendio, anche se non elevato;

  • non ho dovuto indebitarmi per partire;

  • quasi un anno prima, avevo già cominciato ad organizzarmi tramite il passa parola ed un certosino lavoro di pubbliche relazioni per garantirmi una serie di lavori non appena fossi stato operativo con la mia ditta.

Ho pianificato questa fase di transizione abbastanza bene e non ho risentito della mancanza dello stipendio a fine mese.

Devo dire che a mio favore c’è il fatto di operare in un settore dove il lavoro non mancava e cominciando con piccoli compiti, riuscivo a farmi pagare in tempi rapidi, disponendo così della liquidità necessaria per pagare le spese e garantirmi un piccolo salario iniziale.

Ringraziamo il nostro ospite per l’apporto offerto.

Ritorneremo in futuro su questa tematica importante

Articoli correlati:

Altri articoli :