Errori imprenditoriali : indebitarsi troppo.

agosto 17, 2012 | Fare impresa

Nelle prime due puntate, abbiamo evidenziato quanto sia deleterio accedere in maniera sconsiderata al credito bancario in alcune fasi della gestione dell’impresa, in particolare, per coprire con finanziamenti di varia natura (banche, finanziarie, ecc.) tutte quelle riduzioni di incassi che sono derivanti dal calo del fatturato a seguito delle continue perdite di quote di marcato o della riduzione dei margini sui prodotti e servizi venduti.

Il primo errore, è sempre quello di sbagliare la cura.

Anziché intervenire sulla gestione e l’organizzazione aziendale, ci si limita in molti casi ad aumentare l’esposizione nei confronti di banche e creditori, ipotecando così il futuro del proprio business.

Per approfondire maggiormente questo argomento, ascoltiamo oggi un imprenditore artigiano che ha commesso l’errore di indebitarsi troppo di fronte alla diminuzione del fatturato ed a seguito dei mancati pagamenti da parte di molti clienti, giungendo conseguentemente al fallimento della propria attività in poco più di due anni.

 

Salve a tutti. Sono un imprenditore artigiano veneto (o meglio, ero!) ed in 27 anni di attività ho lavorato con serietà ed anche con giusto profitto nel campo dell’edilizia.

Sino al 2007, le cose andavano bene.

Due anni dopo, la situazione diventò di profonda crisi.

Crollo degli ordini, abbassamento dei margini sui vari lavori ed anche i pagamenti dei clienti che diventavano sempre più dilungati nel tempo e difficili da recuperare.

Ho gestito i primi tempi riducendo qualche piccolo costo e rimandando diversi pagamenti con enti previdenziali e purtroppo, anche parecchie voci di costo di natura fiscale.

Poi, ho rinunciato ad attribuirmi uno stipendio ed alla fine, ho accresciuto l’esposizione bancaria tramite lo scoperto di conto ed utilizzando al massimo l’anticipo fatture.

Per fare fronte al pagamento di una parte delle tasse, ho chiesto un prestito, parzialmente accordatomi.

Purtroppo, la situazione non è migliorata e così, ho continuato ad accumulare debiti.

Ho vissuto in quel periodo con la speranza e l’illusione di vivere un momento di passaggio, temporaneo e così, ho tenuto duro.

Ho commesso un errore.

Ho tenuto in piedi tutta la mia organizzazione (i dipendenti, il capannone, i macchinari, ecc.), pensando che il mio capitale umane fosse la cosa più importante da preservare in tempi di crisi.

Qui ho sbagliato!

Se avessi ridotto il personale ed evitato di farmi carico di alcuni lavori mal pagati, avrei sicuramente salvato l’impresa ed anche la maggioranza degli operai.

Invece, ho voluto tenere duro, facendomi carico di tutti i costi e così, non ho retto.

Da buon artigiano, avrei dovuto capire che il termine ‘flessibilità’, avrei dovuto applicarlo anche alla gestione della mia attività ed invece, non ho avuto la forza, il coraggio o la lucidità di capire che mi trovavo in una situazione in cui era necessario assumere iniziative straordinarie.

Ho capito troppo tardi che cosa avrei dovuto fare ma avendo lavorato per tanti anni seguendo un certo ritmo di lavoro, mai avrei creduto di trovarmi di fronte ad una crisi così pesante.

Vorrei dire una cosa, non tanto a mia giustificazione, quanto piuttosto per sottolineare che il mio stesso errore è stato commesso anche da moltissimi miei colleghi e concorrenti.

Quando ci si trova nel bel mezzo di queste difficili situazioni, non è semplice mantenere la calma. Si pensa solo a trovare soldi, si corre avanti ed indietro a raccogliere tutto quello che si trova.

Si perde la lucidità e non si è più in grado di avere un quadro completo delle cose.

Alla fine, ci si ritrova con un’azienda indebitata all’inverosimile e non più competitiva.

Ma ormai, è troppo tardi’

Abbiamo voluto darvi questa breve ma significativa testimonianza per comprendere il senso dei nostri precedenti post.

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