Come aprire un’attività redditizia. Terza parte.

settembre 13, 2012 | Fare impresa

Nel corso delle precedenti puntate, abbiamo approfondito il tema inerente il significato ‘più ampio’ di attività redditizia.

Infatti, si è voluto evidenziare come talvolta si tenda esageratamente a semplificare e quindi a sbagliare, nel definire un’attività come redditizia a priori, oppure al contrario, poco interessante per l’aspetto remunerativo, senza tenere in considerazione altre componenti.

In questo post, vogliamo soffermarci su questi temi portando qualche esempio concreto ed ascoltando la testimonianza di un piccolo imprenditore in merito.

Da venti anni sono un piccolo imprenditore ed opero nel settore del commercio.

Ho maturato esperienze in vari campi di attività nel corso di questi anni e vorrei portare due esempi concreti che mi sono capitati.

Il primo, riguarda l’apertura di un punto vendita di un franchising di abbigliamento in un piccolo centro (capoluogo di provincia) circa 10 anni fa.

Il franchisor prometteva fatturati certi, in base ad una serie di dati ed elementi che diceva di aver raccolto negli anni.

Premetto che si tratta di una società seria e che opera con numerosi centri in tutta Italia.

La cosa però mi lasciava interdetto.

In base alla mia esperienza personale (la mia famiglia aveva gestito per 40 anni due negozi di abbigliamento), mi pareva improponibile quel tipo di negozio nella mia piccola città anche in base ad alcune considerazioni personali che erano frutto della mia esperienza.

I fatturati prospettati dalla casa madre, erano troppo alti e la richiesta di aprire l’attività in aree di forte passaggio, mi avrebbero obbligato ad avviare il negozio in un centro commerciale, facendomi lievitare conseguentemente i costi di gestione.

Rinunciai a quel progetto e mi dedicai ad un’altra attività.

Fra i motivi che mi fecero desistere cito tre aspetti :

  • il franchisor mi portava esempi di successo relativi ad alcuni grandi centri urbani del Centro Nord Italia, mentre io, opero in una cittadina di piccole dimensioni tutto sommato;

  • il settore dell’abbigliamento era (ed è tutt’ora) in caduta libera e non si prevedono miglioramenti a breve e conseguentemente, pensare di investire in un settore a rischio, non mi convinceva ed in più, la formula che mi era stata proposta dal franchisor, era secondo me ormai obsoleta, rispetto ai tempi attuali;

  • i costi non erano proporzionati ai risultati possibili.

 

Dopo circa un anno dalla mia decisione di rinunciare all’avvio di quell’attività, quel franchising ha aperto il proprio punto vendita, attraverso un commerciante che tra l’altro conoscevo di vista.

Il tutto, è durato meno di due anni e l’attività dopo quella data, ha chiuso i battenti.

Non credo che il negozio abbia cessato per incapacità del gestore, quanto piuttosto perché quella ‘formula di attività’ non si adattava al territorio, al mercato locale.

Aprire un’attività redditizia, significa sopratutto studiare il mercato in cui si va ad aprire e pertanto, bisogna conoscere tanti suoi aspetti :

  • le abitudini dei consumatori;

  • la presenza di forti competitor locali;

  • i costi da sostenere.

Nella sostanza, bisogna essere capaci di farsi un’idea indipendentemente dalle proposte/soluzioni che ci vengono offerte.

In questo, si evidenzia la capacità di un imprenditore. Altrimenti, di rischia di agire come un ‘commesso’ e non come un imprenditore commerciale.

E’ necessario saper valutare una proposta e non ‘prendere’ tutto per buono a priori.’

Si continua nel prossimo post con la seconda parte della testimonianza del nostro ospite.

Continua.

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