Investire in Vietnam. Aprire un’attività in Vietnam.

settembre 7, 2012 | Fare business all'estero

Si continua dalla prima parte con cui abbiamo presentato questo Paese attraverso l’intervista all’ing. Sergio Balacco, un esperto conoscitore del Vietnam.

Quanto è il costo di un operaio od un impiegato in Vietnam?

Questo, è un argomento delicato che va affrontato con le dovute precauzioni in quanto si presta a diverse interpretazioni. Innanzitutto il Codice del Lavoro viene applicato ad ogni lavoratore, sia locale o straniero. Il nuovo Codice del lavoro entrerà in vigore da Maggio del 2013, esso prevede degli adeguamenti importanti che devono essere conosciuti dalle imprese o potenziali imprese al fine di una più precisa programmazione. Riassumendo alcune delle principali novità sono:

1. Il diritto al congedo di maternità è stato portato da quattro a sei mesi. Inoltre, se una lavoratrice dà alla luce più di un bambino in una sola volta, si avrà diritto ad un ulteriore mese per ogni figlio in più dopo il primo.

2. I lavoratori non possono più lavorare oltre il 50% per cento delle ore di lavoro ufficiali in un giorno.

3. L’outsourcing è stato ufficialmente inserito nel nuovo Codice del Lavoro per la prima volta, con i requisiti sostanziali e le restrizioni messe in atto (non sono ancora al corrente delle forme e regolamenti scelti).

4. La durata massima di un permesso di lavoro per i cittadini stranieri che lavorano in Vietnam verrà ridotta da tre a due anni (rinnovabile).

5. La regola precedente che permetteva di lavorare senza richiedere permessi di lavoro in Vietnam per periodi inferiori a 3 mesi è stata rimossa. Da Maggio 2013 si applicherà solo nel caso in cui il lavoratore straniero arriva in Vietnam per risolvere problemi tecnici che non possono essere risolti da esperti vietnamiti o esperti stranieri già presenti nel paese.

6. In aggiunta alle normali giornate di festività governative e nazionali, i cittadini stranieri che lavorano in Vietnam hanno diritto ad un giorno di ferie retribuite, sia per la loro tradizionale festività del nuovo anno così come la loro festa nazionale.

Inoltre il Vietnam effettua un controllo dei salari e definisce le retribuzioni minime su base annua. Attualmente, il salario minimo varia da VND1,400, 000 a VND2,000,000 (da 54€ a 77€), a seconda della posizione del dipendente. La variazione nel 2012 rispetto all’anno precedente e’ stata del 27%. Può sembrare alta ma tiene conto dell’inflazione che è tuttora elevata, intorno al’11% nel 2012 anche se il tasso è in tendenziale diminuzione.

Nonostante aumenti significativi del costo della vita, la soglia di reddito imponibile è stato lasciato invariato a VND4 milioni (154€) al mese. Va notato però che la piccola industria ma anche quella a conduzione famigliare e/o artigianale, stiamo parlando del 90% delle attività del paese con capitali vietnamiti, non applica tali regole, si affida sostanzialmente alla tassazione individuale, non vengono pagati ne i contributi sociali e neppure l’assistenza medica. I salari sono così relativamente più alti ma la possibilità di trattenere il lavoratore oltre il Tet diventano scarsissime. Il turnover in prossimità delle principali festività vietnamiti, in particolare per quanto riguarda il Tet (capodanno), è altissimo e gioca un ruolo di regolatore nelle attività di una impresa. Non va assolutamente sottovalutato. I valori indicate sono medi per il Vietnam, in regione 1 relativa a Hanoi e Saigon il minimo salariale parte da VND2,000,000, in regione 2 diventano minimo VND1,780,000 che comprendono le importanti aree economiche di Binh Duong, Dong Nai and Ba Ria-Vung Tau. I numeri cambiano per le regioni 3, VND1,550,000 e VND1,400,000 per la regione 4.

Va anche considerato il problema della PIT (personal Income Tax) e della sua poca se non inesistente adattabilità all’inflazione e aumenti del costo della vita. Se è vero che le tasse sono maggiori se maggiore è il reddito sia dell’individuo che dei componenti di un’impresa famigliare, va fatto notare che tale aumento è quasi sempre determinato dall’inflazione e non da un aumento della qualità dei prodotti tale da giustificarne un aumento (per certi versi direi invece che è vero il contrario). Di recente, gli economisti Vietnamiti hanno chiesto al governo di modificare la legge relativa all’imposta sul reddito personale nel più breve tempo possibile. Essi ritengono infatti che una nuova soglia di reddito imponibile deve essere calcolata nei riguardi del salario minimo in modo che i livelli di tassazione rimangano un riflesso più corretto e preciso riguardo la media dei guadagni nazionali. Tuttavia, nella situazione attuale, un’idea di esenzione fiscale viene ulteriormente proposta al governo. I percettori di reddito si trovano infatti ad affrontare difficoltà finanziarie, perché i prezzi sono saliti considerevolmente e quindi sarebbe utile contribuire ad alleviare i loro fardelli. Eminenti rappresentanti dell’area economica e finanziaria del Vietnam nonché esperti fiscali hanno indicato al governo come percorribile una riduzione delle imposte fino al 50%.

 

Per poter aprire un’attività in Vietnam, a chi ci si rivolge e chi può gestire tutte le pratiche amministrative in loco?

Come già detto precedentemente sarebbe buona norma associarsi con una impresa locale ed assegnare a quest’ultima i gravosi compiti amministrativi locali, I rapporti con l’asfissiante burocrazia a tutti gli adempimenti fiscali e di polizia (controllo). In mancanza o per diversa scelta, nulla vieta di rivolgersi a apposite agenzie che sono fiorite dopo l’approvazione della WTO ad accettare il Vietnam come membro effettivo.

Parlarne qui sarebbe un discorso lungo e complesso, sono molti gli italiani che si rivolgono ad organizzazioni terze anche per superare le difficoltà linguistiche, negli uffici governativi infatti è difficilissimo trovare qualcuno che parla inglese.

Quali sono i principali vantaggi di aprire un’attività in Vietnam e quali sono invece le criticità a cui bisogna far fronte?

Chi investe i propri denari conosce le regole del rischio, quindi investire in Vietnam è pur sempre un azzardo perché il Paese non ha ancora raggiunto quella stabilità e sicurezza finanziaria che spesso è causa di cadute vertiginose del credito e dei cambi in particolari nei confronti del US$. Durante una mia recente visita a Singapore, ho incontrato un manager che mi è sembrato molto intelligente, esperto, orientato al dettaglio, e onesto. Potrei anche sbagliarmi nella mia valutazione di lui, ma dopo anni che frequento un certo mondo imprenditoriale, ho sviluppato capacità eccezionali per saper valutare correttamente le persone. Lui ha avuto un interessante pensiero: l’Indonesia, che è stata pensata come un luogo ideale per investire nell’ultimo biennio o giù di lì, è fuori moda e la migliore opportunità nella regione per il 2012 e 2013 è quello di investire in Vietnam. Negli ultimi 37 anni, il Vietnam ha recuperato bene dall’invasione americana e il manager mi ha detto che il Vietnam ha accumulato abbastanza scorte da poter fronteggiare qualsiasi crisi finanziaria propria o della regione. L’idea di investire i propri denari in Vietnam dipende dalla capacità degli investitori di trovare opportunità i cui prezzi relativi ai loro guadagni sono inferiori rispetto alla loro crescita prevista degli utili. Questa si chiama crescita a un prezzo ragionevole detta anche GARP in Inglese. Ma qui non stiamo parlando di azioni ma di investimenti con rischi ancora maggiori perché le varianti sono tante e le possibilità di toppare più frequenti anche a causa della asfissiante burocrazia. Se però consideriamo l’unicità di questo mercato e la quasi totale mancanza di significativa concorrenza, anche perché tutti sono impegnati a ricavarsi uno spazio nel vastissimo panorama imprenditoriale / commerciale del Paese, allora possiamo valutare significativamente le potenzialità del Vietnam e rischiare ad investire ben sapendo che oltre la normale dose di rischio non ci sono sorprese. Il Vietnam cresce, e cresce anche meglio della Cina, cresce di più della Thailandia che è diventata meno interessante anche a causa delle recenti decisioni governative per concedere meno spazio agli investitori internazionali, per cui per loro lo sbocco più ovvio è rappresentato dal Vietnam.

 

Quali sono i problemi e le criticità di avviare un’attività in Vietnam ?

Mi sembra la ripetizione della domanda precedente, comunque la risposta a questa è inclusa sopra. Aggiungerei che i trasporti su rotaia sono inesistenti, le ferrovie servono principalmente l’industria estrattiva mineraria ma con tempistica africana, il trasporto su gomma soffre, se si parla da Nord a Sud e viceversa, della mancanza di adeguate vie di comunicazione. Al momento esiste una sola strada, a tratti autostrada, che attraversa nella sua lunghezza il Paese, percorsa giornalmente da migliaia di mezzi pesanti e autobus di tutte le capacità. Se consideriamo che il paese ha un elevato numero di fiumi e canali possiamo anche considerare quanti siano i ponti che vanno costruiti, tenuti in condizioni ottimali, gestiti. Il sistema dei trasporti aerei è ancora quello che fa la differenza, nonostante la cronicità dei ritardi di Vietnam Airlines per i servizi passeggeri. In VN operano anche altre compagnie low cost per trasporto passeggeri mentre per cargo oltre a Vietnam Airlines operano UPS e TNT Express, solo a Hanoi, Da Nang e HCMC.

Qual è invece il vantaggio di arrivare in questo Paese ed aprire un’attività?

Poca o inesistente concorrenza, in particolare per investimenti volti a valorizzare le nicchie. In Vietnam manca molto, non tutto perché qualcuno è già arrivato sul mercato da alcuni anni. Conosco imprese tedesche e svedesi che son qui da oltre dieci anni, addirittura prima che venisse approvata l’appartenenza al WTO. Da un lato bisogna riconoscere che il Vietnam ha ancora una burocrazia di tipo statalista. Uno Stato curioso che vuole entrare nella vita di ognuno e conoscere ogni dettaglio, dall’altra ci si accorge che dopo la prima superficiale occhiata si disinteressa a quello che succede all’interno dell’impresa. Purtroppo in Vietnam non esiste un sistema impositivo come in Europa, qui si paga una percentuale secca sul fatturato, fatturato che è difficile nascondere se si tratta di imprese medio/grandi ma facilissimo da eludere quando l’impresa è piccola. Nessuno poi verrà mai a chiedere lo scontrino fiscale e i controlli si limitano a poche ed ufficiali occasioni. Il vantaggio principale lo vedo nella possibilità di condurre il proprio business con serenità senza avere il fiato sul collo delle istituzioni governative come invece succede in Italia. Qui i tassi sono fissi nella loro variabilità, capisco che può sembrare un controsenso ma è proprio così, I tassi cambiano mediamente una volta all’anno, negli ultimi due e in particolare per le imprese si sono ridotti, dal 28% sono arrivati al 25% sul fatturato dichiarato, quindi tutto sommato può essere considerate positivo. Le imprese arrivano, si installano, producono, assumono e si muovono relativamente bene nel mercato.

Ringraziamo il nostro ospite, l’ing. Sergio Balacco per il supporto fornitoci.

Fonte contenuti ed immagini :

ing Sergio Balacco.

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