La grande fuga. La fuga delle delle imprese dall’Italia.

settembre 24, 2012 | Redazionale

Buon lunedì,

le dichiarazioni di Marchionne di metà settembre 2012 sul futuro della Fiat in Italia, confermano quello che da mesi già avevamo anticipato in maniera indiretta e che tra l’altro, fanno il paio con le altre tristi vicende del nostro sistema industriale che continua a perdere pezzi, come un esercito in fuga ed allo sbando che si sparge lungo una strada impervia.

Il nostro apparato produttivo è vecchio! Viene dagli anni sessanta e settanta.

Una vita fa, quando l’Italia non era quella attuale ed il mondo economico era piccolo e limitato a pochi paesi che si poteva al massimo contarli sulle punta delle dita di 4 mani.

Era facile all’epoca essere la sesta o la settima potenza industriale del mondo di fronte ad una manciata di paesi sviluppati.

Eppure, dopo 30 anni, siamo ancora qui, con l’economia di un paese antico che cerca di vivere in un mondo nuovo in cui non riesce più a riconoscersi.

Ci raccontiamo che siamo l’ottava o la nona potenza mondiale, ci piace ricordarci giovani e belli e pieni di energia. L’importante, è non pensare e non renderci conto di quello che sta accadendo.

Sembriamo un ultracinquantenne che continua a vestirsi e pettinarsi come quando aveva solo 18 anni e vuole illudersi che il mondo sia sempre quello della sua giovinezza.

Per farlo, si circonda di foto, di musica ed immagini di un’epoca che non c’è più.

Non riesce a vivere nel presente, tende a rifiutarlo. Teme di doverlo affrontare ed allora, si rifugia nel suo passato.

Una foto a volte triste ed talvolta, densa di amarcord.

 

Questa, è in PARTE l’Italia. Non tutta, fortunatamente.

Parliamo di siderurgico, di miniere di carbone, di aiuti a fondo perduto senza controllo in tante zone del nostro Paese, di edilizia che ancora guarda al modello degli anni settanta e di tutti quelle modalità antiche e superate di fare economia ed impresa che sono agli antipodi di un paese moderno e lanciato verso il futuro.

Continuiamo a parlare con un linguaggio arcaico mentre in altre parti del mondo alcuni giovani ‘spiantati’ in scarpe da tennis, avviano imprese che dopo pochi anni hanno un valore superiore alla ricchezza globale prodotta da paesi come il Belgio o l’Austria e ci dimentichiamo che se questi giovani avessero vissuto in Italia a quest’ora, anziché essere ricchissimi e creatori di imperi economici, sarebbero dei bamboccioni che continuano a vivere nella stanzetta della casa dei genitori ed all’età di 35 anni ancora costretti ad incontrarsi con l’eterna fidanzata al parco dopo la pizza e la birra di rito.

L’Italia è anche altro, fortunatamente.

Di fronte alla tragedia di interi apparati produttivi che stanno scomparendo, ci sono moltissimi giovani e meno giovani imprenditori che sono pronti con le loro idee a ricominciare da capo, a darsi da fare per lanciare delle idee nuove che guardano al futuro, mentre dal passato, prendono solo i valori, la creatività e l’ingegno italico.

Tutti i giorni, grazie al nostro lavoro, siamo a contatto con queste persone, le quali, nonostante le difficoltà, si danno da fare per guardare avanti e progettare un futuro nuovo e non si limitano solo per ricordare a se stessi di ‘quanto si stava bene una volta’.

E’ questa la parte del Paese che deve prevalere in questo confronto/scontro che sta delineando un passaggio storico ed economico per nulla semplice che vedrà tante vittime ma anche nuovi vincitori e protagonisti.

Buon lavoro.

Andrea Figoli

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