Le cause della crisi. La mancanza di programmazione.

settembre 10, 2012 | Redazionale

Buon lunedì,

si discute sempre per compendere quali siano le cause della crisi e chi siano i veri colpevoli da mettere sul banco degli imputati.

Ascoltando i vari soggetti coinvolti nel processo economico produttivo, vediamo che le risposte non sono poi così campate in aria.

Il piccolo imprenditore ad esempio, mette tra i principali responsabili di questa situazione : le banche , la politica, la concorrenza sleale, ecc..

Se ascoltiamo i sindacati, i colpevoli saranno : gli evasori, le imprese che non investono in formazione, i bassi redditi dei lavoratori, ecc..

Un economista liberale, potrebbe segnalare tra le cause della crisi : la bassa capitalizzazione delle imprese, l’elevata tassazione, la scarsa produttività della pubblica amministrazione, la mancanza di infrastrutture, ecc..

Come vedete, dando la parola a 3 soggetti differenti, riscontriamo una pluralità di cause e di responsabili di questo stato di cose e la cosa interessante, è che alla fine, hanno tutti e tre hanno segnalato delle problematiche reali.

 

Come uscire dalla crisi. Da dove cominciare.

Le cause attribuite a questo impasse o meglio, a questo declino che sta interessando l’Italia ed altri paesi, sono apparentemente ben visibili, eppure, al lato pratico, nessuna azione concreta viene attuata per ‘rimuovere’ le cause e far ripartire il Paese.

Che cosa accade?

La cosa invece più evidente e che interessa il nostro Paese e non solo, è la mancanza assoluta di un piano, cioè, la presenza di un obiettivo, una visione che preveda delle priorità ed abbia una visione di ciò che il Paese dovrebbe essere o diventare.

Per decenni, tutto è stato abbandonato alla libera volontà/azione dei singoli, senza che le autorità politiche abbiano mai pensato e delineato un vero e proprio piano industriale per il Paese.

In pratica, bisognerebbe cominciare a rispondere a delle domande semplici ma neanche tanto, se nessuno poi a quanto pare lo ha fatto sino ad oggi.

C’è un futuro per l’industria automobilistica in Italia? Si o no.

Basterebbe essere chiari e se la risposta fosse negativa, si dovrebbe prendere atto di come e dove direzionare le risorse del Paese.

Qual è il piano energetico del Paese per il futuro? Dove prenderemo l’energia nei prossimi 20 o 30 anni?

Andremo avanti con il carbone e con le conseguenze ad esso collegate o è meglio investire in altro?

L’agricoltura è un settore chiave e strategico? Se si, perché allora non si fa un piano di difesa e salvaguardia dei terreni agricoli?

Si potrebbe continuare per molto ma ciò che è maggiormente evidente è che se ci si ponessero le giuste domande, bisognerebbe dare anche delle precise risposte ma il dover dare delle risposte, significherebbe poi rimettere in discussione quell’insieme di equilibri all’interno di gruppi di potere, rendite di posizione e sopratutto, dover dare spazio alle idee migliori ed alla meritocrazia che purtroppo, è merce rara.

Buon lavoro.

Andrea Figoli

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